QUEL PRETACCIO CHE VENIVA DALLA VAL BAGANZA di Ennio Mora

Ricordando, a dieci anni dalla morte, Luciano Scaccaglia: un sacerdote a cui non mancava il coraggio

di BorgoAdmin

La sua vocazione nasce forse “misteriosamente”, ma perfettamente in linea con l’esemplare educazione ricevuta: dalla sua famiglia, non praticante a livello religioso, impara la laicità; dai suoi genitori, economicamente poveri, eredita la pregiudiziale scelta a favore degli ultimi; nella sanguigna e combattiva comunità civile in cui cresce respira l’ossigeno dei valori umani. Come uomo e prete, ha messo del suo: croce per i tradizionalisti, delizia per gli aperturisti. Da ultimo è arrivato papa Bergoglio e allora…. 

 Prima di conoscerlo direttamente lo seguivo in lontananza, ma con tanta simpatia. Ero spesso tentato dal consigliargli di non sentirsi in obbligo di giustificarsi di fronte ai reiterati attacchi clericali e non: il prete comunista, il sacerdote provocatore, il presbitero a ruota libera. Diventai suo amico alla fine del 2008. Era in odore di trasferimento, forse (?) dettato da intenti punitivi, in base ad una logica normalizzatrice: ci puzzava di svolta autoritaria contro il prete di frontiera… Gli volevano far prendere dell’aria, si parlava di un suo imminente allontanamento dalla parrocchia di S. Cristina. Lo difesi pubblicamente, non per gusto polemico contro la gerarchia locale, ma per convinzione. Non era lui sul banco degli imputati, ma tutti coloro che non hanno coraggio e preferiscono il compromesso, che non testimoniano con la vita ma si nascondono dietro facili e roboanti dichiarazioni di principio, che non operano concretamente, non si sporcano le mani e scelgono un cristianesimo all’acqua di rose. Luciano Scaccaglia amava ricordare un forte ed irrinunciabile insegnamento materno, di quelli che anche volendo non si possono dimenticare e tanto meno tradire: «Se nella vita non vuoi sbagliare, stai dalla parte dei poveri!». Era universalmente conosciuto come un sacerdote coraggioso, schietto e pronto a “sporcarsi” le mani L ’approdo finale della sua vita sacerdotale è stato quello di parroco in Parma nella comunità di S. Cristina e la sua attività pastorale si è avvalsa del fatto che il “pretaccio” era anche un teologo coi fiocchi, un biblista ferratissimo ed un liturgista pieno d’inventiva. Bisogna infatti sfatare l’idea di un sacerdote pragmaticamente abbarbicato al sociale, alla dimensione orizzontale, quasi timoroso di contaminarsi coi libri sacri. È molto opportuno chiarire come la dimensione pastorale nell’attività di Luciano Scaccaglia sia stata completa: dalla catechesi ai sacramenti, dalla scuola di teologia all’accoglienza degli immigrati. L’importante però è che nella sua parrocchia si sia respirata un’aria di comunità conciliare molto distante dallo stereotipo dell’invettiva meramente politicheggiante, messa in giro in modo strumentale dagli oltranzisti della tradizione. Qui usciva tutto lo spirito del parroco che cura il proprio gregge anche con la sofferenza di non essere sempre capito e seguito. Per lui, come era solito dire nelle sue omelie e nei suoi scritti, la fede aveva anche una dimensione socio-politica; amare Dio è amare “la città degli uomini”, ossia la società, la comunità nella quale testimoniare lo spirito evangelico. Le incomprensioni facevano parte della sua vita, anche a livello pastorale; l’importante è che non si sia mai lasciato scoraggiare e non abbia mai tradito la causa degli ultimi, partendo dal grande impegno profuso nell’accoglienza agli immigrati, tasto assai dolente nella nostra società incantata dalle sirene razzistiche. Luciano Scaccaglia su questo tema si è letteralmente e concretamente scatenato. Delle sue omelie la parte forse più interessante era la capacità di calare la Parola di Dio nell’attuale contesto socio-politico, con opportuni richiami alla vita delle Istituzioni democratiche, ai problemi sociali, agli scandali emergenti, alle incongruenze di una società egoisticamente chiusa.

Ed eccoci ad un punto molto delicato, il sesso. Luciano Scaccaglia aveva da sempre affrontato queste tematiche con apertura mentale, a cuore in mano. Era un prete che non sfugge ai problemi e non si nasconde dietro i moralismi di maniera. “Sparava” tutte le sue motivate provocazioni su divorzio, aborto, omosessualità, pedofilia, celibato sacerdotale, ruolo della donna nella società e nella Chiesa, controllo delle nascite, uso del profilattico. Partiva dal principio che uno Stato deve essere laico e democratico; di conseguenza le sue leggi anche quelle sul divorzio e sull’aborto, devono essere rispettate; come è ovvio che altrettanto rispetto si deve ai quei credenti che vogliano vivere i propri valori e ideali. Il problema del celibato sacerdotale e del ruolo della donna nella Chiesa rimangono problemi da tenere presenti senza aprioristiche chiusure. Egli affrontava con serenità queste problematiche ritenendo che il problema di fondo fosse sempre e comunque l’apertura responsabile e generosa alla vita.

Sulla Chiesa Cattolica a Parma, bisogna dargli atto di non avere mai espresso giudizi e apprezzamenti negativi sulle persone, soprattutto sui suoi confratelli e men che meno sul Vescovo e di avere affrontato i problemi con taglio oggettivo e costruttivo. Egli riteneva che amare Cristo fosse amare anche la comunità ecclesiale in cui si vive per ricevere forza e aiuto nell’annunciare Gesù ai fratelli, ricordando sempre però che la Chiesa è chiamata ad annunciare il Regno di Dio e non se stessa. Pensava inoltre che una Chiesa profeticamente comunitaria rappresentasse un dono per tutti e quindi potesse rendere ancora più credibile la dimensione istituzionale. Luciano Scaccaglia esprimeva giudizi critici, costruttivi e propositivi anche sulla vita della nostra “strana” città. Egli pensava che una città dovesse soprattutto impegnarsi sul fronte della ospitalità, dell’accoglienza, della tutela, anche economica, delle famiglie e dei meno abbienti. In conclusione la sua comunità, quella di S. Cristina, aveva una intensa vita al proprio interno, ma aveva un particolare fiore all’occhiello: sapeva aprirsi al mondo e sapeva ascoltare tutti quanti hanno qualcosa di serio e di importante da dire, figure carismatiche, controcorrente, profetiche, che, in perfetta coerenza con l’insegnamento materno assorbito da Luciano, hanno  il compito di ricordare come a stare con i poveri, non per consolarli ma per liberarli da questa schiavitù, non si sbaglia mai né come credenti, né come diversamente credenti.

(Chi volesse approfondire i contenuti dell’attività pastorale di Luciano Scaccaglia può fare riferimento ai numerosi suoi libri nonché a “Dal Pretaccio al Papaccio il passo è breve” e Luciano Scaccaglia: il coraggio di fondere il sacro con la vita”, libri redatti da Ennio Mora oltre ai ricordi elaborati sulla vita di questo sacerdote. Il tutto può essere liberamente consultabile nel sito: www.enniomora.it)

 

 

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