Borgo NewsLa Piazza QUEL 17 OTTOBRE DEL ‘43 NELLO STUDIO MICHELI di Giuliano Masola di BorgoAdmin 17 Aprile 2025 di BorgoAdmin 17 Aprile 2025 503 L’incontro sulla costituzione, nello studio del notaio Micheli, del Comitato Nazionale di Liberazione parmense ha fatto da apripista alla celebrazione dell’80° della Liberazione. Alcuni anni fa la famiglia Bocchi-Saccani aveva messo a disposizione l’archivio del primo “dimenticato” Sindaco di Parma, Mario Bocchi. Grazie a ciò, i documenti hanno permesso di precisare alcuni aspetti legati alla formazione della DC e del CLN di Parma. Nella sua Relazione, per altro mai resa pubblica, Bocchi scrive: “Alle ore 10 della domenica 17 ottobre 1943 venne indetta nell’ufficio di S. E. Micheli in borgo S. Vitale 6, la prima seduta per la costituzione del C.L.N. di Parma e ad essa intervennero: Bocchi Mario per la D.C, Gorreri Dante (Bianchi) e Longhi Bruno per P.C., Riguzzi Biagio per P.S., Pagani Umberto per P.R.I., Bianchi Bruno (Viti) per l’Italia Libera poi per il P. d’Azione, Scotti Avv. Arturo per il Partito Liberale”. Don Giuseppe Cavalli nei documenti presenti presso ISREC conferma quanto avvenuto, quasi parola per parola. Si tratta per un avvenimento che avrebbe contribuito alla Liberazione, anche se ci sarebbero voluti venti mesi di grandi sacrifici e di sangue. Naturalmente, la domanda che ci si pone è come si sia giunti a una decisione comune da parte di rappresentanti di partiti politici così diversi e persone provenienti da differenti esperienze; democristiani, comunisti, azionisti, repubblicani e liberali, uniti nella lotta contro un comune, il nazifascismo. Subito dopo il 25 luglio, i comunisti avevano deciso di passare all’azione armata, ma con l’armistizio di Cassibile, s’imponeva per tutti una decisiva scelta. Fra l’8 e il 9 settembre tentativi di reazione ai tedeschi che si erano già mossi in previsione di un possibile voltafaccia italiano, c’erano stati anche a Parma: i carristi a piazzale Barbieri e un tentativo di reazione alle Poste centrali si erano dimostrati insufficienti di fronte alle forze nemiche. La rivolta o meglio la reazione dei propugnatori avrebbe dovuto avvenire attraverso l’organizzazione di una sorta di guerriglia: “colpire e sparire”. Mentre PC, PS e PdA erano pressoché pronti all’azione, DC, PRI e, in particolare il PLI, erano in gestazione. Infatti, come ricorda Mario Bocchi: “Nella prima quindicina di ottobre, sono stati avvicinati gli amici che si ritenevano più sicuramente e più operosamente aderenti alla D.C. allo scopo di costituire il primo nucleo che ha subito poi vari rimpasti e modificazioni, ma che ha dato gli uomini i quali hanno saputo tenere alto il nome e il prestigio del movimento sino alla liberazione. Successivamente si presenteranno ed entreranno nel movimento pochi altri uomini mentre altri cesseranno da ogni attività per arresto, per fuga, od altro… Il centro di ogni attività è lo Studio Micheli ove vengono tenuti incontri giornalieri e donde partono ogni iniziativa ed ogni attività”. Giuseppe Micheli, però, non c’è, essendo dovuto fuggire il 21 settembre prima a Loreto, poi a Chieti e infine a Roma. Per lui è un periodo particolarmente difficile, poiché il figlio Michele, disperso in Russia, non si riesce a trovare. Micheli, però, ha una forza interna particolare, quella che gli permette di tener bene la rotta. Il suo segretario e braccio destro, Mario Bocchi, si sa ben destreggiare in una lotta senza esclusione di colpi. Lo studio notarile è la vera centrale operativa del CLN e della DC; sarà abbandonato solo negli ultimi cruciali mesi quando anche “Perez” salirà in montagna a combattere. Una domanda che ci si pone è: perché lo studio Micheli? Non c’è una risposta esaustiva, ma si può pensare alla centralità del luogo, all’importanza di una famiglia di notai che rogava da cinque secoli, alla grande riconosciuta abilità politica di Micheli, al suo “missionariato”: tutti sapevano quanto fosse importante in quei frangenti la solidarietà delle genti di montagna. Oltre a ciò, un’analisi dei componenti dei primi gruppi mostra la presenza significativa di avvocati come Primo Savani, Arturo Scotti e Giovanni Calzolari, cui si può aggiungere il notaio Vincenzo Bertogalli, che aveva avvisato Giuseppe Micheli del tentativo di arrestarlo: una particolare affinità elettiva di professione e impegno politico. Tanti in quei lunghi mesi hanno combattuto, sacrificando anche la vita. Così facendo, hanno tracciato una strada molto precisa; a tre generazioni di distanza c’è chi vuole capovolgere i valori fondanti della nostra Costituzione e riportare indietro le lancette della Storia; ciò comporta un quotidiano, incessante e deciso impegno di chi si sente parte ed erede della Resistenza e dei suoi valori. In questa luce, Giuseppe Micheli è un punto di riferimento; anche la sua scomparsa, esattamente cinque anni dopo quel fatidico 17 ottobre ’43, sempre di domenica, resta qualcosa di emblematico, per la Libertà e per la Democrazia. giuliano masola 0 FacebookWhatsappEmail post precedente UMBERTO CURI : “PADRE E RE -FILOSOFIA DELLA GUERRA” di Raffaella Pozzi post successivo L’industria europea nella transizione del Green Deal di Monica Cocconi Dalla stessa sezione BORGODAY: IL BORGO PREMIA SILVIA SANTURO E ANGELA... 25 Giugno 2026 “FAR CRESCERE LA TECNICA SENZA FAR REGREDIRE IL... 25 Giugno 2026 EURO DIGITALE, L’ACCORDO C’È. 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