Borgo NewsLa Piazza QUALE CRESCITA? di Danilo Amadei di BorgoAdmin 19 Giugno 2025 di BorgoAdmin 19 Giugno 2025 467 Nelle scorse settimane mi hanno molto colpito diverse ricerche, rapporti, indagini che hanno dimostrato, con scrupolosa abbondanza di dati, la crescita economica di alcuni settori che hanno incrementato il nostro Prodotto interno lordo nello scorso anno. Il gioco d’azzardo ha superato in Italia i 160 miliardi di euro (raddoppio in 10 anni). Solo dei vari “gratta e vinci” se ne consumano 4000 al minuto. Anche le conseguenze sanitarie (dalla dipendenza) e le conseguenze sociali (reati) comportano costi, anche economici, che vanno a incrementare il pil. Un sottosegretario all’economia ha detto che “questo settore rappresenta una risorsa fondamentale per le entrate del bilancio dello Stato”. L’incremento delle varie forme di dipendenze, oltre al gioco, da varie forme di sostanze e comportamenti collegati alle nuove tecnologie, ha avuto un incremento sia nella produzione di “beni” e sostanze sia per le spese mediche e i farmaci. Solo per i videogame il mercato ha superato, nel mondo, i 250 miliardi di dollari, più dell’insieme delle spese per musica, video e box office, e la fascia dove si è incrementato maggiormente il consumo (fino al 1000 % in 10 anni) è quella tra i 10 e i 18 anni. Più di recente ha fatto discutere l’inserimento nei codici Istat dei “servizi alla persona con prestazione sessuali”, cioè la prostituzione, che vale per il Pil italiano 4,7 miliardi di euro (calcolati per difetto e solo attraverso “transazioni economiche statisticamente accertate”). Molto “più trasparente” il mercato della pornografia che ha canali legali e un mercato che si sta concentrando sui/sulle pre-adolescenti. E altre ricerche come quella sulla spesa per gli animali domestici (oltre al cibo cure, compreso lo psicologo veterinario, vacanze e accessori per il loro “benessere”) che ha superato quella per il cibo per la prima infanzia. O l’aumento del cibo spazzatura che ha portato ad un costo di oltre 13 miliardi per la cura dell’obesità e non quantificato per le malattie connesse. Ricordo solo quanto già sappiamo, da anni, delle spese dovute alla mancata prevenzione, dalla salute agli infortuni, dalle catastrofi “naturali” all’inquinamento, fino agli incrementi per la “sicurezza personale” e il riarmo, con le guerre che aumentano il Pil, con la produzione delle industrie belliche e gli apparati militari, nelle distruzioni ed anche nelle ricostruzioni. E ancora la finanza speculativa, che comprende anche il riciclo di attività illegali. E i continui incrementi di rifiuti di una produzione “ad obsolescenza programmata” di una società dei consumi e degli sprechi che persevera nel non considerare i bisogni primari di una parte importante dell’umanità. Continuando ad ignorare il monito di Papa Giovanni XXIII, valido per i singoli come per gli Stati, che il superfluo si valuta sulla base di quanto manca agli altri, non sul nostro eccesso. Nel marzo 1968, Robert Kennedy contestò l’assolutizzazione del Pil e delle sua crescita come indicatore economico di uno Stato. Diceva già allora: “Il Pil comprende anche l’inquinamento dell’aria e le sigarette, le carneficine per le strade e le ambulanze per i soccorsi, le serrature per le nostre porte e le prigioni, l’espansione urbanistica incontrollata e ciò che inquina. Comprende le armi nucleari, il napalm, le armi e la polizia per affrontare la violenza che anche i programmi televisivi esaltano. Che senso ha misurare tutto eccetto quello che rende la vita degna di essere vissuta?” Robert Kennedy fu ucciso il 6 giugno dello stesso anno, ma chi lo sosteneva ha provato ad offrire criteri e strumenti diversi per valutare l’economia di uno Stato. In Italia, a partire dal libro “I limiti dello sviluppo”, nel 1972, si è pensato e indicato un futuro, con una visione “glocale”, che coniugasse la riconversione ecologica al benessere collettivo, assumendo “il principio responsabilità” (Hans Jonas) come base dei comportamenti individuali, comunitari e degli Stati, che sono composti da persone. Nel corso degli anni sono stati individuati criteri alternativi alla misurazione economica in base al Pil e alla sua crescita, dall’Isu, indice di sviluppo umano, al Bes, benessere equo e sostenibile, per la misurazione dell’eguaglianza di opportunità della popolazione e della salute dell’ ambiente. Ma è sempre prevalso il divario tra potere e politica che pare vassalla del dominio economico-finanziario, in guerra permanente per il consenso di una società sempre più individualistica, dove anche la rappresentanza politica non è nemmeno per il proprio interesse, ma per la propria identità debole, che necessita di persone di successo in cui identificarsi. Zygmunt Bauman, nel suo ultimo preziosissimo libro sulla “Retrotopia”, sintetizza così la nostra storia fondata sul consumo di merci, natura, desideri, vite come “una storia che parla di noi: ci convincono a spendere soldi che non abbiamo per procuraci cose che non ci servono per fare impressione su gente di cui non c’importa nulla”. E ci richiama al dialogo diretto, all’incontro, alla ricerca del bene comune, alla fiducia reciproca e alla riconciliazione, con un appello alla responsabilità individuale e sociale per “il nostro destino comune che non è quello di scavarci la fossa comune, ma prenderci per mano”. Ritrovando in Papa Francesco la lucida guida per la speranza in un futuro degno di tutta l’umanità e della Terra che ci accoglie. Occorre che la politica, che deve comprendere anche il nostro impegno quotidiano, riparta dalla crescita negativa della povertà, delle diseguaglianze, del lavoro povero e precario, della violenza, delle discriminazioni, della solitudine, dell’inquinamento, delle guerre, delle enormi ingiustizie planetarie per una loro diminuzione che valorizzi e sostenga quanto fa stare bene una comunità. E’ paradossale che tanto lavoro individuale, familiare e sociale senza una retribuzione non sia sostenuto e valorizzato anche economicamente, sebbene doni tanto benessere personale, familiare, comunitario, sociale. Pensiamo al lavoro domestico, di cura, al volontariato, alla compassione amichevole, al mutuo aiuto, all’impegno sociale, per i diritti, per l’ambiente e per il paesaggio, per la cultura nelle sue varie forme, alla spiritualità. Non hanno valore per il Pil ma sono ciò che creano legami, che creano comunità, che ci fanno sentire come una unica famiglia di “tutti parenti, tutti differenti”. E prevengono spese che crescono la ricchezza solo secondo i criteri del Pil. Le nuove generazioni vivono la dimensione mondo come caratteristica del nostro tempo, occorre che si passi da una condizione cosmopolitica ad una consapevolezza globale che non può lasciare spazio al conflitto permanente, alla identificazione di un sempre nuovo nemico per giustificare il warfare che sostiene le diseguaglianze esistenti, la frammentazione sociale, l’autoritarismo e l’inimicizia tra popoli che nemmeno si conoscono e porta alle guerre. La politica deve progettare e sostenere un nuovo welfare, valorizzando anche la diffusa economia civile, che ci riporti ad un’economia che dia verità alla società di tutti, nessuno escluso, su cui si basa la nostra Costituzione che riconosce e garantisce diritti a tutti e richiede a tutti l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale. Anche riducendo davvero l’enorme evasione fiscale e imponendo a tutti di concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva (occorrerebbe un vero giubileo anche per la politica). 0 FacebookWhatsappEmail post precedente LI HO LETTI E MI SONO PIACIUTI post successivo COME GLI APPALTI PUBBLICI POSSONO TUTELARE L’AMBIENTE di Monica Cocconi Dalla stessa sezione BORGODAY: IL BORGO PREMIA SILVIA SANTURO E ANGELA... 25 Giugno 2026 “FAR CRESCERE LA TECNICA SENZA FAR REGREDIRE IL... 25 Giugno 2026 EURO DIGITALE, L’ACCORDO C’È. 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