Borgo NewsLa Piazza QUAL È IL BILANCIO ECONOMICO DEGLI ABITANTI? di Alessandro Bosi di BorgoAdmin 27 Novembre 2025 di BorgoAdmin 27 Novembre 2025 308 Proseguono le riflessioni di Alessandro Bosi sui mutamenti che] in questi ultimi anni hanno cambiato radicalmente il volto delle città (incluso di Parma). Nel 1800, quando eravamo un miliardo di persone, il 2% viveva in città. Ai nostri giorni, avendo superato quota 8.2 miliardi, la popolazione urbana è più numerosa di quella rurale. Il “sorpasso”, che ovviamente non era mai accaduto durante la vicenda umana, sarebbe avvenuto nel 2009 (3.4 contro 3.2 miliardi). In sé, questo evento non può sorprenderci per come, da tempo ormai, ci siamo riempiti gli occhi di metropoli intasate dal traffico e di grattacieli capaci d’inerpicarsi fino ai cieli mentre nei vicoli di borghi e villaggi risuonano le voci di case disabitate. Quel che non riesco a capire è come si sia potuto determinare con tanta precisione un sorpasso così di corto muso, di un’incollatura, si sarebbe detto in passato, sempre usando il gergo sportivo. Disponiamo di un criterio che valga per tutto il mondo su cosa s’intende per città? Sarebbe difficile crederlo per il nostro Paese, dove cresce l’aspirazione dei piccoli comuni a diventare città e dove, soprattutto, è diffuso il processo di antropizzazione, un termine entrato nell’uso per dire come la vita di città stia insinuandosi nei borghi più piccoli con i suoi stili di vita e abusi nei confronti della natura e delle usanze contadine. E altrove nel mondo, nelle aree più sperdute e desertificate, possiamo credere che la vecchia distinzione tra aree urbane e rurali sia ovunque perspicua? Tuttavia non sottilizziamo: diamo per certo che il sorpasso ci sarà stato in ogni caso. Ma c’è un modo per farci sapere quali sono i luoghi che sono considerati città e quali no? In Italia e in Europa, quantomeno. E come si chiamano quelli no, quelli che non sono città? Campagna, forse? O mondo agreste? Il nome che gli si conferisce deriva dall’ambiente, dall’attività delle persone che prevalentemente lo abitano o da una tradizione mai dismessa di chiamarli come li si è sempre chiamati anche se quei luoghi, nel frattempo, sono stati antropizzati? E se in quei luoghi l’attività di alcuni abitanti rimane quella di lavorare la terra li chiameremo ancora contadini o invece operai che, nella pratica lavorativa, è il nuovo modo di inquadrare i lavoratori della terra e del bestiame? Questioni, credo di non poco conto per riflettere su cosa si debba intendere per città ai nostri giorni. Ma il dinamismo delle popolazioni provoca un garbuglio anche più intricato. Se gli abitanti di un borgo che lì abbiano preso la residenza, poniamo, venti anni fa, la mattina vanno in città per lavoro e lì si fermano fino al tardo pomeriggio per rientrare a casa la sera; se, nelle previsioni, questa pratica durerà per i prossimi quindici o venti anni; se, per un congruo numero di questi anni, la stessa auto trasporterà anche i figli, prima alla scuola per l’infanzia, poi alla primaria, poi alla secondaria inferiore e superiore, questa operosa comunità di famiglie, sarà opportunamente registrata come residente nel borgo e abitante in città? Se poi, terminati gli studi superiori, i figli, si recheranno in una città per gli studi universitari, all’estero per proseguirli e perfezionarsi con dottorati e master, se tra uno stage e l’altro resteranno lontani dal borgo vivendo in città e Paesi lontani, venti o più anni, continueranno a essere registrati come residenti nel borgo nativo? Vi è un modo codificato di distinguere il residente dall’abitante, di valutarne il costo e il guadagno da un punto di vista pubblico? Ogni giorno nelle città si riversa una popolazione che, con l’andare del tempo diventa sempre più numerosa e variegata: in un elenco senz’altro impreciso ricorderei: turisti, operatori economici, city users, tifosi da stadio, cultori di musica, teatro, festival letterari, gastronomici, artisti di strada, nomadi. A queste andrebbero aggiunte altre popolazioni che in un recente passato trascorrevano la loro quotidianità nei luoghi di residenza dove avevano riconoscimenti e una qualche notorietà: i senza fissa dimora, i mendicanti, persone abituate (o costrette) a vivere di espedienti e piccole truffe, prostitute e i prostituti. Anche in questo caso l’elenco potrebbe certamente essere più puntuale. Trascuro, intenzionalmente le popolazioni che vengono in città da altri Paesi per le quali disponiamo da sempre di dati puntuali. Certo i vecchi censimenti consentono di registrare i residenti, anche quelli che non ci sono se non per venirvi a dormire anche quelli che non ci saranno per molti anni, ma non riguardano gli abitanti per i quali le città organizzano servizi, eventi forme di ospitalità, cura e pronto intervento. Né i censimenti possono mettere mano a un sistema analitico di previsione sui movimenti giornalieri di queste popolazioni. Le città possono essere amministrate per gli abitanti chiedendo il voto ai residenti che sono altrove? È finita l’epoca della città dei cittadini? Sarà anche per questo che molti non ci pensano proprio di andare a votare? Questa ragione, fra quelle che si adducono per spiegare la diserzione delle urne, è considerata con la dovuta attenzione? E, d’altra parte, l’amministrazione e il governo della città, che certo deve contemplare residenti e abitanti, può essere esercitato senza dati certi e trasparenti sul diverso peso delle popolazioni che in essa trascorrono la quotidianità? Un esempio, certo irriverente e senz’altro improprio per come evoca cose di un lontano passato: quello di un marito che, assai spesso, la sera porta a casa per la cena alcuni amici senza avvisare. La premurosa moglie fa buon viso a cattiva sorte e allestisce cena e ospitalità. Ma poiché su di lei pesa il bilancio domestico, non ce la fa proprio a tirare fine mese… come si fa a governare una città senza un quadro preciso degli abitanti? E se questo quadro c’è… perché non renderlo trasparente anche nei costi pubblici e nei guadagni privati 0 FacebookWhatsappEmail post precedente FLASH DA BORGOLAB: A PROPOSITO DI DEMOCRAZIA post successivo ENERGIA E URBANISTICA PER IL DICEMBRE DE “IL BORGO” Dalla stessa sezione BORGODAY: IL BORGO PREMIA SILVIA SANTURO E ANGELA... 25 Giugno 2026 “FAR CRESCERE LA TECNICA SENZA FAR REGREDIRE IL... 25 Giugno 2026 EURO DIGITALE, L’ACCORDO C’È. 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