PIOVE, REGIONE LADRA!  di Riccardo Campanini

di BorgoAdmin

Anche se nessuno vuole ammetterlo, c’è un motivo ben preciso se in questi anni non è stato fatto nulla per prevenire il dissesto del territorio di Niscemi, fino alla catastrofe di queste ultime settimane: e il motivo sta nel fatto che, come sa chiunque conosca anche solo superficialmente la geografia, Niscemi non è in Romagna. Ci si può giustamente chiedere cosa c’entra la terra di Pascoli e di Fellini con la cittadina siciliana; ma per avere la risposta è sufficiente andare indietro nel tempo e alla serie di alluvioni che in più occasioni hanno violentemente colpito il territorio romagnolo, causate da eventi atmosferici cosiddetti “estremi” – ma purtroppo destinati a diventare “normali” a seguito del cambiamento climatico – che si sono susseguiti con una frequenza e un’intensità di cui non si ha memoria negli ultimi secoli.   Allora, come qualcuno ricorderà, da parte del Governo e dei partiti all’opposizione in Regione la colpa dell’emergenza ambientale  venne scaricata sugli Enti locali, in particolare sulla Regione Emilia-Romagna, complice anche la vicinanza delle elezioni regionali; addirittura qualche politico, all’indomani del voto che aveva confermato la maggioranza di centro-sinistra, prese in giro gli elettori dando loro appuntamento alla prossima alluvione, che – non vi erano dubbi – si sarebbe immancabilmente verificata proprio a causa del mancato cambio di governo regionale. Seguendo questo ragionamento (?), i governanti delle altre Regioni hanno poi logicamente dedotto che, se la colpa delle alluvioni è delle amministrazioni di centro-sinistra, quelle di centro-destra non avrebbero avuto nulla da temere; ed è appunto ciò che devono avere pensato i vertici della Regione Sicilia a proposito della preoccupante situazione di Niscemi: finché siamo noi al governo, potete stare tranquilli! Non c’è bisogno di intervenire, basta continuare a votarci…

Quanto scritto sin qui è ovviamente una boutade, che però, oltre a riferire fatti realmente accaduti, può offrire anche alcuni preziosi insegnamenti visto l’impressionante incremento, per frequenza e pericolosità, dei disastri ambientali. Il primo, che speculare a fini elettorali sulle disgrazie rischia di ritorcersi prima o poi contro chi crede di trarre vantaggio dalle calamità, naturali o causate dall’uomo: il vecchi proverbio “chi semina vento raccoglie tempesta” è, anche dal punto di vista metereologico, sempre attualissimo.  Il secondo, che prevenzione dei disastri ambientali e propaganda politica sono due “mestieri” agli antipodi, dato che la prima suppone tempo e pazienza, un lavoro quasi sempre oscuro e lontano dai riflettori, risultati verificabili solo a posteriori; mentre la seconda si consuma in un tweet o in una dichiarazione “sparata” a favore di telecamere e microfoni, la cui efficacia può essere immediatamente misurata dai like e dal numero di condivisioni (e quindi chi fa politica deve scegliere se occuparsi seriamente del territorio da tutelare o dedicare il suo tempo al marketing elettorale, ovvero, come diceva De Gasperi, se pensare alle prossime generazioni o alle prossime elezioni)).Il terzo, apparentemente ovvio ma in realtà duro da digerire, specie per i “negazionisti” di varia natura e provenienza, è che il cambiamento climatico non guarda in faccia a nessuno e non né “di destra” né “di sinistra”; e che per prevenirne gli effetti, sia “a monte” (rallentando, e, se possibile, fermandone la corsa), sia “a valle” (quindi mettendo in sicurezza  i territori), sarebbe quindi necessaria un’alleanza trasversale tra tutti i soggetti – politici e non solo – che hanno responsabilità in questa materia a livello nazionale e locale, mettendo da parte per una volta divisioni e polemiche. Ma, visti i precedenti, è piuttosto difficile che ciò accada: come dimostra appunto quanto avvenuto in Romagna, per certi politici persino le piene dei fiumi diventano acqua da tirare al proprio mulino elettorale.

 

 

 

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