Borgo NewsLa Piazza PERCORSI DI PACE A SCUOLA di Francesco Camattini di BorgoAdmin 16 Gennaio 2025 di BorgoAdmin 16 Gennaio 2025 629 Accolgo con piacere l’invito a scrivere di pace e scuola, temi che sento profondamente connessi. Dal 1° novembre 2024 ho avuto la fortuna di intraprendere un percorso che mi consente di riflettere sulla capacità di leggere i contesti di violenza a scuola e di costruire, insieme a ragazzi e ragazze di alcuni istituti comprensivi di Modena e Parma, proposte e dispositivi di pace da applicare in classe tra coetanei. In particolare, sto frequentando il primo anno di un dottorato in Peace Studies presso l’Università La Sapienza di Roma, dedicandomi ai temi di educazione, pace e migrazioni. La violenza a scuola non si limita alla sua manifestazione fisica, ma comprende anche forme più sottili, come quelle simboliche, culturali e strutturali. Su questo mi piace rifarmi a Lettera a una professoressa di Don Milani, in cui i bambini figli di contadini denunciavano l’esclusione dei loro saperi e delle loro capacità dai curricula scolastici. Questo è un chiaro esempio di quella che Pierre Bourdieu definisce “violenza simbolica”: un meccanismo attraverso cui alcune classi sociali propongono i propri valori, simboli e culture come superiori, marginalizzando o svalutando quelli degli altri. Don Milani ci offre un caso emblematico di ribellione a questa violenza, che riflette un sistema educativo orientato alla riproduzione culturale di una classe borghese elitaria a scapito delle classi popolari, come i contadini. Questo tema è ancora drammaticamente attuale. Mi viene in mente un episodio che ho vissuto direttamente: una docente, di fronte a un tema scritto in arabo da una ragazza neo-arrivata in Italia, si rifiutava di utilizzare strumenti come Google Translator per leggere e comprendere ciò che la studentessa aveva da dire. La motivazione? “Sono un’insegnante di italiano, e i temi devono essere scritti in italiano.” È interessante notare come, se il tema fosse stato scritto in inglese, probabilmente l’approccio sarebbe stato diverso, evidenziando un’ulteriore discriminazione culturale. Questo è un esempio di quella che possiamo definire “violenza epistemica”, ossia l’esclusione totale di un’intera cultura e delle sue espressioni dal contesto educativo. La scuola, dunque, può diventare, come sottolineava Michel Foucault, un veicolo di ingiustizie, prevaricazioni e violenze sia strutturali che culturali. Tuttavia, resta uno spazio fondamentale, un bene comune che può essere trasformato e migliorato. Al suo interno possiamo immaginare e realizzare percorsi di pacificazione e azioni concrete per rendere la scuola un luogo più inclusivo e aperto. È cruciale, innanzitutto, riconoscere e analizzare i contesti e i tipi di violenza – spesso indiretti e sottili – che vengono agiti all’interno delle scuole, per poterli decostruire e avviare processi di pace. La scuola deve essere un luogo in cui tutti possano sentirsi accolti e valorizzati, indipendentemente dalla lingua, dalla cultura o dalla condizione socioeconomica di provenienza. Termino citando la nostra Costituzione, in particolare il “combinato disposto” degli articoli 3 e 34. Questi articoli delineano con chiarezza il modello di scuola inclusiva, democratica e gratuita che dovremmo perseguire: una scuola che garantisca pari opportunità a tutti, mettendo ciascuno nella condizione di frequentare qualunque tipo di istituto e di accedere a ogni grado di istruzione. Tuttavia, la distanza tra la Costituzione formale e quella reale resta evidente. Ancora oggi, in Italia, esistono gruppi etnici, persone in condizioni economiche e sociali svantaggiate che non riescono ad accedere alle stesse opportunità educative di altri. Se vogliamo costruire un Paese nuovo, governato da giovani portatori di idee sostenibili e democratiche, dobbiamo impegnarci seriamente per abbattere queste barriere e trasformare la scuola in un autentico laboratorio di pace e uguaglianza. 1 FacebookWhatsappEmail post precedente DIRITTO ALL’ISTRUZIONE VOLANO DELLO SVILUPPO UMANO di Anna Pellegrini post successivo GENNAIO CON “IL BORGO”: AMBROSOLI, MICHELI, BECCHETTI Dalla stessa sezione BORGODAY: IL BORGO PREMIA SILVIA SANTURO E ANGELA... 25 Giugno 2026 “FAR CRESCERE LA TECNICA SENZA FAR REGREDIRE IL... 25 Giugno 2026 EURO DIGITALE, L’ACCORDO C’È. MA LA VERA PARTITA... 25 Giugno 2026 LI HO LETTI E MI SONO PIACIUTI di... 25 Giugno 2026 È NATA LA FONDAZIONE PER LA FINANZA SOLIDALE... 4 Giugno 2026 PARMA, L’ATLANTE DEL FUTURO E LA SFIDA DELLE... 4 Giugno 2026 UMANESIMO E TECNOLOGIA: QUALE FUTURO PER L’UOMO? di... 4 Giugno 2026 ESSERE IN RELAZIONE: LEGAMI, TECNOLOGIA, AMBIENTE E NUOVE... 4 Giugno 2026 FESTA DELL’EUROPA AL CONVITTO MARIA LUIGIA: GIOVANI, MEMORIA... 20 Maggio 2026 EDUCARE ALLA PACE di Maria Vittoria Ablondi, studentessa... 20 Maggio 2026 2 commenti Stefania Re 17 Gennaio 2025 - 6:11 pm Condivido in tutto il pensiero di Francesco Camattini e con lui auspico che le nostre Scuole divengano veri laboratori “di pace e uguaglianza”. Rispondi BorgoAdmin 30 Gennaio 2025 - 11:08 am Grazie Stefania. Auspichiamo davvero che i giovani possano essere strenui sostenitori del diritto alla pace! Rispondi Lascia un commento Cancella risposta Save my name, email, and website in this browser for the next time I comment. Δ