Borgo NewsLa Piazza PARMA, L’ATLANTE DEL FUTURO E LA SFIDA DELLE GENERAZIONI CHE VERRANNO di Monica Cocconi di BorgoAdmin 4 Giugno 2026 di BorgoAdmin 4 Giugno 2026 108 C’è una domanda che attraversa sempre più spesso il dibattito pubblico contemporaneo: chi rappresenta il futuro? O, più concretamente, chi difende gli interessi di chi ancora non vota, non lavora, non è nemmeno nato, ma subirà le conseguenze delle decisioni prese oggi? È una domanda che negli ultimi anni è uscita dagli ambienti accademici ed è entrata nelle istituzioni, nelle città, nei festival culturali e persino nelle politiche pubbliche. E non è un caso che proprio a Parma, durante il Festival dello Sviluppo Sostenibile promosso da ASviS, si sia parlato di “Atlante del futuro”, di sostenibilità intergenerazionale e della necessità di ripensare il rapporto tra amministrazioni pubbliche e nuove generazioni. L’idea dell’Atlante del futuro colpisce innanzitutto per il linguaggio che utilizza. Un atlante, tradizionalmente, serve a orientarsi nello spazio. Qui, invece, si prova a orientarsi nel tempo. Non si tratta soltanto di immaginare scenari futuri, ma di costruire una mappa collettiva delle grandi trasformazioni che attendono il Paese: energia, clima, lavoro, intelligenza artificiale, disuguaglianze, diritto alla casa, accesso alle risorse. A Parma questo tema è emerso con particolare forza perché la città sta cercando di presentarsi come uno dei laboratori italiani della partecipazione giovanile e della sostenibilità. Anche in vista del 2027, anno in cui Parma sarà Capitale Europea dei Giovani, il Festival ha insistito molto sulla necessità di coinvolgere le nuove generazioni nelle decisioni pubbliche che riguardano il lungo periodo. In fondo, il nodo centrale è proprio questo: le decisioni amministrative non producono più effetti limitati al presente. Una scelta urbanistica, energetica o ambientale può incidere per decenni sulla qualità della vita delle persone. Pensiamo alle politiche sull’energia, alla gestione dell’acqua, al consumo di suolo, ai trasporti o alla qualità dell’aria. Ogni scelta fatta oggi costruisce — o compromette — il futuro di chi verrà dopo. Per molto tempo, però, le amministrazioni pubbliche hanno ragionato soprattutto sul breve periodo. La politica e la burocrazia sono state spesso condizionate dai tempi immediati dell’emergenza, del consenso o della durata delle legislature. Oggi, invece, la crisi climatica e la transizione ecologica stanno imponendo una prospettiva completamente diversa: governare significa anche assumersi una responsabilità verso il futuro. Non è un caso che la stessa Costituzione italiana, con la riforma del 2022, abbia introdotto il riferimento alle “future generazioni” negli articoli dedicati alla tutela dell’ambiente. È un cambiamento simbolico ma anche culturale: il futuro entra ufficialmente nel linguaggio costituzionale e diventa un criterio che dovrebbe orientare le decisioni pubbliche. Durante il Festival di Parma questo tema è stato affrontato in modo meno teorico e molto più concreto. Si è parlato di “Piazze sul futuro”, di assemblee partecipative, di giovani chiamati a discutere di cambiamento climatico, tecnologie e sostenibilità. L’idea di fondo è semplice ma potente: il futuro non può essere deciso soltanto da esperti o istituzioni; deve diventare uno spazio di partecipazione collettiva. Ed è qui che il concetto di sostenibilità intergenerazionale acquista un significato molto concreto. Non riguarda soltanto la tutela dell’ambiente, ma anche il modo in cui una società distribuisce opportunità, rischi e risorse tra generazioni diverse. Un debito ambientale scaricato sui giovani, infrastrutture obsolete, città invivibili o sistemi energetici insostenibili sono problemi che mostrano come il tempo sia ormai diventato una questione politica centrale. Il Festival di Parma ha avuto il merito di rendere visibile questo cambiamento culturale. Per anni il tema della sostenibilità è stato raccontato soprattutto come un problema tecnico o ambientale. Oggi, invece, emerge sempre più chiaramente la sua dimensione democratica e generazionale. La vera domanda non è soltanto “come proteggere l’ambiente?”, ma anche “per chi stiamo costruendo il futuro?”. L’Atlante del futuro nasce probabilmente proprio da questa esigenza: provare a trasformare il futuro da concetto astratto a responsabilità pubblica concreta. In un’epoca dominata dall’incertezza, dalle crisi energetiche e climatiche e dalle grandi trasformazioni tecnologiche, le istituzioni sembrano infatti chiamate a recuperare una capacità di visione che negli ultimi decenni si era in parte smarrita. Naturalmente esiste anche un rischio. Parlare di futuro può diventare facilmente uno slogan vuoto, una formula evocativa buona per convegni e documenti programmatici. Per evitare questo pericolo, la sostenibilità intergenerazionale dovrebbe tradursi in strumenti reali: valutazioni di impatto climatico, politiche urbane di lungo periodo, investimenti sulle competenze dei giovani, accesso equo alle risorse, partecipazione effettiva alle decisioni. È probabilmente questa la sfida più difficile che emerge anche dall’esperienza di Parma: trasformare il linguaggio del futuro in pratiche amministrative concrete. Perché il tema delle generazioni future non riguarda soltanto la retorica della sostenibilità, ma il modo stesso in cui immaginiamo la funzione pubblica nel XXI secolo. E forse il significato più interessante dell’Atlante del futuro è proprio questo: ricordare che governare non significa soltanto amministrare il presente, ma avere il coraggio di assumersi una responsabilità verso chi verrà dopo di noi. 0 FacebookWhatsappEmail post precedente UMANESIMO E TECNOLOGIA: QUALE FUTURO PER L’UOMO? di Vittorio Franciosi, presidente Centro di Bioetica Luigi Migone post successivo È NATA LA FONDAZIONE PER LA FINANZA SOLIDALE di Alfredo Alessandrini Dalla stessa sezione È NATA LA FONDAZIONE PER LA FINANZA SOLIDALE... 4 Giugno 2026 UMANESIMO E TECNOLOGIA: QUALE FUTURO PER L’UOMO? di... 4 Giugno 2026 ESSERE IN RELAZIONE: LEGAMI, TECNOLOGIA, AMBIENTE E NUOVE... 4 Giugno 2026 FESTA DELL’EUROPA AL CONVITTO MARIA LUIGIA: GIOVANI, MEMORIA... 20 Maggio 2026 EDUCARE ALLA PACE di Maria Vittoria Ablondi, studentessa... 20 Maggio 2026 IL BORGO A “PARMA EUROPA” SU 12 TV... 20 Maggio 2026 OLTRE L’OSSESSIONE DEL PIL di Carla Mantelli 20 Maggio 2026 DA RICCARDO A LUCIA di Carla Mantelli 6 Maggio 2026 “FARE DEMOCRAZIA”: UN’ALTRA TAPPA DI BORGOLAB di Silvana... 6 Maggio 2026 LUCIANO VERDERI: IL RICORDO DEL CIRCOLO IL BORGO 6 Maggio 2026 Lascia un commento Cancella risposta Save my name, email, and website in this browser for the next time I comment. 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