“ORA E SEMPRE NONVIOLENZA” di Lucia Mirti

di BorgoAdmin
Si è parlato di pace e nonviolenza nel secondo e molto partecipato appuntamento della rassegna “Letture in Circolo”, che ha come filo conduttore l’idea che non siamo in un’epoca di cambiamento,  ma in un cambiamento d’epoca, da affrontare con strumenti nuovi e nuovi sguardi. Una conversazione  tra due  primissimi obiettori di coscienza in Italia,  il prof. Danilo Amadei   e l’avvocato Mario Mantovani,  che insieme a Carmen Motta, presidente dell’Istituto storico della resistenza e dell’età contemporanea di Parma, hanno indagato il libro di Amadei “Ora e sempre nonviolenza”, che ricostruisce oltre 50 anni di storia personale intrecciata a quella collettiva di tante e tanti,  contro la varie guerre e il riarmo.  Ma non si tratta di nostalgia o rievocazione storica, bensì la conoscenza per guardare avanti e trovare la strada nuova per affrontare le nuove sfide dell’oggi. Una delle chiavi di lettura del libro è il monito di Benedetto XV (nell’enciclica “Pacem, Dei munus pulcherrimum”, del 1920), ripreso da Gandhi,  “Non deve essere diversa la legge della carità e del rispetto tra gli individui da quella che deve esistere tra le nazioni e gli stati, non essendo esse che l’insieme di singoli individui”, e l’altra chiave sono le Beatitudini evangeliche. Gli ambiti toccati dal libro sono la politica, l’ambiente e la fede;  Motta ha chiesto all’autore se sia possibile, oggi, conciliare il tema della nonviolenza con quello della deterrenza armata. Per Amadei il riarmo non può portare alla pace, e perciò va bloccato: occorre utilizzare un “mezzo nuovo”  per raggiungere la pace, ovvero per gli Stati la riduzione della propria sovranità, a parità di condizioni. Già Benedetto XV aveva intuito che si supera la guerra se si supera la difesa nazionale e si fa riferimento a ciò che dovrebbero essere “gli stati uniti d’Europa”. Bloccare il riarmo, ridare valore alle organizzazioni internazionali, creare rapporti tra le parti in causa è l’unica strategia per evitare di arrivare alla guerra, come la Storia ci insegna, per una difesa comune europea sorretta da  una politica comune. Occorrono investimenti di pace, per contrastare la mentalità bellicista antistorica e falsa, anche attraverso il recupero dello spirito costituente, ora smarrito. Mario Mantovani ha ricordato che il fondamento della legge sull’obiezione di coscienza, oggi divenuto “servizio civile universale”, era la solidarietà con i più fragili: una difesa civile della Patria, nonviolenta e con l’utopia di operare un cambiamento sociale. L’art. 11 della Costituzione connette la giustizia con la pace, che si coniuga con la difesa civile che parte dai più indifesi. Alla domanda sulla difficoltà di “educare alla pace” l’autore ha ricordato che la guerra è l’annullamento del conflitto, che invece è parte della nostra vita interiore, relazionale e personale,  ed una  straordinaria opportunità, che nelle scuole è la base della modalità educativa. Violenza ed educazione non possono coesistere: perciò occorre un continuo lavoro anche con gli studenti  per smontare un binomio inaccettabile. Esiste un “manifesto del buon conflitto” sul sito del CPP di Daniele Novara (sito psicopedagogico per l’educazione e la gestione  dei conflitti)   che sarebbe da meditare attentamente. Motta ha evidenziato come la violenza sull’ambiente e sul creato non sia sempre evidente: in molte nazioni i governanti delle stesse nazioni non paiono interessati a tutelare i loro ambienti naturali (vedi la persecuzione sui nativi in Amazzonia o i Masai). Come coniugare la non violenza e l’ambiente, ripartendo dalla sensibilità dei giovani così coraggiosi nelle battaglie ambientali? Per Amadei il “pensa globale ed agisci locale” è la regola per chi lotta per la pace e l’ambiente. Il potere è stato sottoposto alla politica, che decide in base alle varie compatibilità del momento, ed è stato sottratto ai cittadini organizzati che vogliono fare politica: un enorme problema per i giovani, che rischiano di essere abbattuti da una “rassegnazione preventiva” sulle loro azioni di protesta. Mantovani ha sollecitato l’autore sul tema “pace e riconciliazione”, che è un tema assolutamente centrale, lo si evince anche dallo svolgersi della Storia. Per Amadei, i nonviolenti non solo coloro che sono “controcorrente” perché fuori da ciò che dovrebbe essere, ma sono obbedienti alla Costituzione, ai diritti umani, all’Onu, quindi non sono “quelli strani” ma sono i più osservanti della legalità. Il vivace dibattito con il pubblico ha permesso ad Amadei di proporre la necessità di rileggere la Storia dal punto di vista delle donne, anche partendo dall’esperienza del dopoguerra. Donne e pace potrebbe essere il binomio da cui partire, come ad esempio è accaduto con la lotta dei Curdi, grazie alle donne, o alla rivolta in Iran, sempre grazie alle donne. Con il consiglio di due libri al femminile , “La conta dei salvati” di Anna Bravo, e “La forza della nonviolenza” di Judith Butler, si è concluso l’interessante pomeriggio.  

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