OGNI PAROLA È UN SEME: LA ROSA BIANCA A BORGOLAB di Anna Pellegrini

di BorgoAdmin

C’è un filo sottile che lega il passato al presente: è il coraggio di chi decide di far sentire la propria voce in contesti difficili e pericolosi. Con questa consapevolezza, il 28 novembre si è aperta la terza edizione del ciclo “Le interviste della legalità: storie di impegno per la giustizia tra passato e presente”, promosso dall’Osservatorio permanente della legalità dell’Università di Parma in collaborazione con il Circolo culturale Il Borgo.

Il primo incontro ha portato i partecipanti nel cuore di una delle pagine più luminose e tragiche della storia europea: la vicenda di Sophie Scholl e del movimento di resistenza non violenta La Rosa Bianca, nato nella Germania nazista. Giovani studenti che, armati solo di volantini, sfidarono il regime per difendere la libertà e la dignità umana.

Sophie Scholl nacque nel 1921, quarta di sei fratelli, in una famiglia cristiana che le trasmise valori di libertà e giustizia. Come molti coetanei, entrò nella Gioventù Hitleriana, ma presto ne rimase delusa e si avvicinò a gruppi giovanili proibiti e con essi alla spiritualità cristiana. Nel 1941, a Monaco, il fratello Hans e altri studenti fondarono la Rosa Bianca, un gruppo di resistenza non violenta che tra il 1942 e il 1943 diffuse volantini denunciando i crimini nazisti e invitando alla resistenza morale. Nei testi citavano Goethe, Schiller e la Bibbia: non bombe, ma pensieri, perché credevano che la coscienza fosse più forte della paura. Il 18 febbraio 1943 Sophie e Hans furono arrestati mentre distribuivano volantini all’Università di Monaco. Durante gli interrogatori, Sophie non tradì i compagni e si assunse ogni responsabilità, dichiarando: «Credo di aver fatto la miglior cosa per il mio popolo e per tutti gli uomini. Non mi pento di nulla e mi assumo la pena!» Il 22 febbraio 1943, dopo un processo sommario, Sophie, Hans e Christoph Probst furono condannati a morte e ghigliottinati. Le ultime parole di Sophie furono: «È una giornata di sole così bella, e devo andare… ma che importa la mia morte, se attraverso di noi migliaia di persone sono risvegliate e suscitate all’azione?»

L’appuntamento, inserito nel progetto BorgoLab di quest’anno, ha proposto estratti dal film “Sophie Scholl – La Rosa Bianca”, seguiti da un dibattito sul ruolo delle associazioni nella costruzione di una coscienza civile. A dialogare con i ragazzi vi erano Annachiara Galli, voce delle associazioni studentesche dell’Università di Parma e della Consulta nazionale studentesca, e Sara Faraboli, tra gli organizzatori del festival Prevento, dedicato a giovani, prevenzione e coesione sociale. Annachiara e Sara hanno dimostrato come il cambiamento sia frutto delle piccole fatiche quotidiane: difendere chi è discriminato, denunciare un’ingiustizia, partecipare a un progetto sociale. In un mondo che corre, fermarsi a pensare è già un atto rivoluzionario. Allora c’era la dittatura, oggi ci sono altre forme di pressione: l’omologazione, il timore di essere esclusi, la paura di esporsi su temi scomodi come ambiente, diritti, giustizia sociale. I volantini della Rosa Bianca erano semplici fogli, ma contenevano idee capaci di incrinare il silenzio. Oggi, i nostri “volantini” sono post, commenti, iniziative di cittadinanza attiva. La domanda è: li usiamo per costruire o per distruggere? Per informare o per conformarci? Sophie ci ricorda che ogni parola può essere un seme di cambiamento.

Non è stato solo un incontro, ma un esercizio di democrazia: gli studenti si sono fatti “attivisti”, scegliendo una tematica del presente che fosse loro cara e creando un volantino con un messaggio di libertà, di indignazione o di speranza da consegnare a un compagno. La storia di Sophie Scholl ci pone una sfida attuale. Ci chiede: “Qual è la tua Rosa Bianca oggi?” Quale causa sei disposto a sostenere, anche quando è scomodo?

Perché la libertà, ieri come oggi, nasce dalla parola che osa sfidare il silenzio.

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