Borgo NewsLa Piazza NATALITÀ BENE COMUNE di Alfredo Caltabiano di BorgoAdmin 1 Ottobre 2026 di BorgoAdmin 1 Ottobre 2026 207 Vent’anni dopo: la denatalità non è più una previsione Circa vent’anni fa Carla Mantelli mi invitò a un incontro ai Salesiani di Montechiarugolo per parlare di natalità e demografia. Ricordo bene che già allora cercavo di richiamare l’attenzione sui rischi della denatalità e sulla necessità di politiche familiari strutturali. Citavo, tra l’altro, alcune proiezioni dell’Istat che, negli scenari più critici, indicavano nei primi anni Venti di questo secolo l’inizio della diminuzione della popolazione italiana. Quel futuro che allora sembrava lontano è arrivato. E, purtroppo, è arrivato prima. Nel 2015, per la prima volta dopo molti decenni, la popolazione residente italiana registrò una diminuzione significativa: oltre 130 mila abitanti in meno in un solo anno. Nel frattempo il numero delle nascite ha continuato a scendere. Nel 1964, nel pieno del baby boom, in Italia nacquero 1.016.120 bambini e la fecondità raggiunse circa 2,7 figli per donna. Nel 2025 i nati sono stati circa 355 mila, 15 mila in meno rispetto all’anno precedente, con una diminuzione del 3,9%; il numero medio di figli per donna è sceso a 1,14, contro 1,18 nel 2024. Si tratta ancora di dati provvisori, ma indicano con chiarezza la direzione del fenomeno. In poco più di sessant’anni siamo quindi passati da oltre un milione di nuovi nati all’anno a poco più di un terzo. Ciò che vent’anni fa poteva ancora apparire come una previsione statistica oggi è una realtà con la quale dobbiamo fare i conti.Per certi aspetti la questione demografica assomiglia alla questione ambientale. Entrambe hanno tempi lunghi. Gli effetti delle scelte, o delle non scelte, di oggi diventano pienamente visibili dopo molti anni, talvolta dopo decenni. E quando diventano evidenti non è possibile recuperare rapidamente il tempo perduto. Per questo considero la natalità una vera emergenza sociale. Non perché richieda provvedimenti emergenziali o improvvisati, ma, al contrario, perché richiede visione, continuità e politiche capaci di produrre effetti nel lungo periodo. La demografia ha una caratteristica impietosa: quello che non facciamo oggi presenterà il conto domani. Se oggi nascono meno bambini, tra pochi anni avremo meno alunni e meno classi. Successivamente avremo meno studenti universitari. Poi meno giovani che entrano nel mondo del lavoro. E questo significa minore ricambio generazionale, meno competenze disponibili, meno capacità di innovazione e, alla lunga, minore competitività del nostro sistema economico. Contemporaneamente cresce lo squilibrio tra la popolazione in età lavorativa e quella anziana, mettendo sotto pressione un sistema di welfare che deve garantire pensioni, sanità, assistenza e servizi. Non stiamo quindi parlando soltanto del numero dei bambini che nascono oggi. Stiamo parlando del Paese che avremo tra venti o trent’anni. I figli sono una scelta privata, ma anche un bene comune Avere o non avere figli appartiene alla libertà delle persone e delle famiglie. Nessuna politica dovrebbe pretendere di dire alle persone quanti figli debbano avere. Ma da questo non consegue che la natalità sia soltanto una questione privata. I figli sono certamente una scelta privata e familiare, ma sono anche un bene comune. Sono il futuro della nostra comunità. Ed è proprio qui che, a mio avviso, dobbiamo cambiare prospettiva. La politica non deve convincere le persone ad avere più figli. Deve piuttosto creare le condizioni affinché chi desidera avere un figlio, o un figlio in più, non sia costretto a rinunciarvi per ragioni economiche, lavorative, abitative o per la mancanza di servizi.Oggi molte giovani coppie si trovano davanti a ostacoli concreti: la precarietà del lavoro, il costo della casa, la difficoltà di conciliare professione e famiglia, il costo crescente di crescere i figli. Una politica per la natalità deve partire proprio da qui: rendere possibile ciò che le persone liberamente desiderano. Nessuno può affrontare questa sfida da solo Proprio perché la denatalità attraversa ogni ambito della società, non può essere affrontata da un solo livello istituzionale.Servono i Comuni, le Regioni, lo Stato e l’Europa. Ma non bastano nemmeno le istituzioni. Servono le imprese, perché organizzazione del lavoro e welfare aziendale possono aiutare o ostacolare la vita familiare. Servono i sindacati, il Terzo Settore, il mondo della scuola, le università, le associazioni e la società civile. La natalità dovrebbe diventare una lente attraverso la quale leggere le politiche pubbliche: quando assumiamo una decisione sulla casa, sui trasporti, sui servizi educativi, sul lavoro o sulla fiscalità dovremmo domandarci anche quale effetto produrrà sulle famiglie e sui giovani che vogliono costruire il proprio progetto di vita. Da questa convinzione nasce il percorso che in Emilia-Romagna ha portato alla petizione “Natalità Bene Comune”. Dal documento programmatico alla petizione Il percorso non nasce oggi. Il Forum delle Associazioni Familiari dell’Emilia-Romagna ha avviato da tempo un confronto sulla natalità e sulle politiche familiari, elaborando un Documento programmatico sulla natalità e portandolo all’attenzione della politica e delle istituzioni regionali. Da quel confronto è cresciuta progressivamente una consapevolezza comune. In Assemblea legislativa è nato un Intergruppo sulla questione demografica, al quale hanno aderito consiglieri appartenenti a maggioranza e opposizione. Alla conferenza stampa di Parma del 21 settembre è stato ribadito proprio il carattere trasversale del percorso e l’obiettivo di arrivare a una legge regionale organica sulla natalità e sulla famiglia. La petizione non nasce quindi contro la Regione né contro una parte politica. Nasce per sostenere un percorso già avviato, rafforzarlo attraverso la partecipazione popolare e contribuire affinché la futura legge sia realmente organica, stabile e capace di incidere sulle cause che rendono più difficile costruire una famiglia e avere i figli desiderati. In altre parole, non chiediamo una somma di bonus temporanei. Chiediamo una politica familiare. Quattro grandi ambiti di intervento La petizione individua quattro grandi aree sulle quali intervenire. La prima riguarda i giovani, ancora prima che nasca una famiglia: occorre creare condizioni di fiducia attraverso lavoro, casa, autonomia e formazione. Un giovane che non riesce a immaginare il proprio futuro difficilmente potrà progettare una famiglia. La seconda riguarda la nascita del primo figlio. È il momento nel quale diventano fondamentali i servizi educativi, la conciliazione tra famiglia e lavoro, il sostegno alla maternità e alla paternità e una rete comunitaria capace di accompagnare i genitori. La terza riguarda il secondo figlio e quelli successivi. Crescendo il numero dei figli aumentano sensibilmente i costi sostenuti dalla famiglia. Diventano quindi decisive l’equità fiscale e tariffaria, strumenti come il Fattore Famiglia, una Carta Famiglia regionale e misure che riconoscano concretamente i maggiori carichi sostenuti dalle famiglie con più figli. La quarta riguarda i territori: costruire un Network regionale dei Comuni amici della famiglia, nel quale le amministrazioni possano condividere buone pratiche e valutare sistematicamente l’impatto delle proprie decisioni sulle famiglie. Non un singolo intervento, dunque, ma un vero e proprio ecosistema favorevole alla famiglia. Una mobilitazione che sta crescendo Uno degli aspetti che considero più significativi di questa iniziativa è il numero e soprattutto la varietà delle realtà che stanno scegliendo di aderire. Nel momento in cui scrivo sono già oltre sessanta le associazioni aderenti, e il numero continua a crescere. Tra queste c’è anche Il Borgo. È un dato importante non soltanto quantitativamente.Alla petizione stanno aderendo associazioni familiari, organizzazioni del Terzo Settore, realtà del volontariato, associazioni professionali, culturali e sociali.E anche sul versante istituzionale il percorso mostra una significativa trasversalità. Alla conferenza stampa parmense erano presenti il vescovo di Parma mons. Enrico Solmi, il sindaco Michele Guerra, rappresentanti delle associazioni e consiglieri regionali appartenenti a schieramenti diversi. La cronaca locale ha sottolineato proprio questa partecipazione di maggioranza e opposizione. Il servizio del TG Parma di 12 TV Parma ha aperto l’edizione serale del 21 settembre proprio con la presentazione della campagna, evidenziando la presenza bipartisan della politica e il percorso verso una legge regionale. Adesso servono le firme La raccolta delle firme proseguirà fino al 15 ottobre. L’obiettivo è raggiungere almeno 10.000 firme valide di cittadini maggiorenni residenti in Emilia-Romagna. Ma il valore della campagna non si misura soltanto nel numero delle firme. La raccolta è anche un’occasione per parlare di natalità nelle famiglie, nelle associazioni, sui luoghi di lavoro, nelle parrocchie, nelle scuole e nelle comunità locali. Si può firmare nei punti di raccolta predisposti sul territorio e attraverso le modalità indicate sul sito della campagna. Ma ciascuno può anche fare qualcosa in più: scaricare un modulo e raccogliere personalmente alcune firme tra parenti, amici, colleghi, vicini di casa o nelle realtà associative che frequenta. Da spettatori a protagonisti Vent’anni fa, a Montechiarugolo, parlavamo della denatalità come di qualcosa che sarebbe potuto accadere. Oggi è accaduto. Possiamo continuare a osservare i grafici, commentare la chiusura delle scuole, preoccuparci delle pensioni o domandarci chi lavorerà nelle nostre imprese fra vent’anni. Oppure possiamo scegliere di fare qualcosa. Una firma, da sola, non risolve il problema demografico. Ma migliaia di firme possono chiedere alle istituzioni di assumersi una responsabilità. Decine e decine di associazioni possono dimostrare che la società civile considera questo tema una priorità. Comuni, imprese, università, sindacati, associazioni e cittadini possono contribuire ciascuno per la propria parte. Soprattutto possiamo smettere di considerarci semplicemente destinatari delle decisioni altrui. Possiamo diventare protagonisti. Perché i figli sono una scelta delle famiglie, ma il futuro che costruiscono appartiene a tutti. E allora l’invito che rivolgo ai lettori di BorgoNews è semplice: non limitiamoci a sostenere questa iniziativa. Diventiamone protagonisti. Firmiamo, raccogliamo firme, parliamone e aiutiamo “Natalità Bene Comune” a crescere.Perché la natalità è davvero un bene comune. 0 FacebookWhatsappEmail post precedente LE SCINTILLE DI FUTURO DI GIOVANNI FALCONE E IL MAXIPROCESSO DI PALERMO di Monica Cocconi post successivo COSA DEVE INSEGNARCI LA TORRIDA ESTATE 2026 di Nicola Dall’Olio Dalla stessa sezione COSA DEVE INSEGNARCI LA TORRIDA ESTATE 2026 di... 1 Ottobre 2026 LE SCINTILLE DI FUTURO DI GIOVANNI FALCONE E... 1 Ottobre 2026 FEMMINICIDIO: UNA RIFLESSIONE AL MASCHILE di Stefano Freschi 1 Ottobre 2026 LETTURE IN CIRCOLO: L’ÉLITE TECNOLOGICA AL POTERE di... 17 Settembre 2026 LA PAROLA FEMMINICIDIO di Chiara Cacciani, giornalista 17 Settembre 2026 UN RITRATTO DI VITTORIO BACHELET, IL “PADRE FONDATORE”... 17 Settembre 2026 I MERCOLEDÌ DELLA BIOETICA: VENT’ANNI DI RIFLESSIONI E... 17 Settembre 2026 BORGODAY: IL BORGO PREMIA SILVIA SANTURO E ANGELA... 25 Giugno 2026 “FAR CRESCERE LA TECNICA SENZA FAR REGREDIRE IL... 25 Giugno 2026 EURO DIGITALE, L’ACCORDO C’È. MA LA VERA PARTITA... 25 Giugno 2026 Lascia un commento Cancella risposta Save my name, email, and website in this browser for the next time I comment. Δ