METTERE I POVERI AL CENTRO DELLA CHIESA E DELLA SOCIETÀ di Guido Campanini

DILEXI TE: L’esortazione apostolica di Leone XIV, sulla traccia di Francesco

di BorgoAdmin

1 Francesco aveva iniziato il suo magistero come Vescovo di Roma con una Esortazione apostolica (non contando l’enciclica Lumen fidei, in gran parte redatta dal suo predecessore), la Evangelii Guadium, e intendeva probabilmente terminarlo con un’altra Esortazione apostolica, rimasta incompiuta a causa della sua morte, il giorno dopo la Pasqua, Un testo però in gran parte già scritto o ampiamente redatto, che Leone XIV ha voluto far suo all’inizio del pontificato. Il 4 ottobre, festa di san Francesco d’Assisi, ha pubblicato la Dilexi te, che anche nel titolo e nel tema, richiama l’ultima enciclica di papa Bergoglio, la Dilexit nos. E se questo testo aveva come tema principale l’amore di Dio che si manifesta nel Sacro Cuore di Gesù, il primo solenne  documento di papa Prevost ha come argomento “l’amore verso i poveri”.

2 L’opzione preferenziale per i poveri ritorna più volte in Dilexi Te, come ritorna il tema della liberazione – non solo dal peccato, ma anche dalle strutture di peccato (di cui peraltro aveva già parlato Giovanni Paolo I, ad esempio nella Sollicitudo Rei Socialis: il termine “struttura”, come è noto, è proprio dell’apparato concettuale marxista). Dilexi Te, oltre a rifarsi alla lunga storia del magistero sociale della Chiesa da Leone XIII in poi, oltre a citare a piene mani Fratelli tutti ed Evangelii Gaudium, ricorda con grande evidenza i tanti documenti sull’argomento dell’episcopato latino-americano, da Medellin 1968 ad Aparecida 2007, e un celebre intervento del card.  Lercaro al Concilio, che disse “il mistero di Cristo nella Chiesa è sempre stato ed è, ma oggi lo è particolarmente, il mistero di Cristo nei poveri», e che «non si tratta di qualunque tema, ma in un certo senso è l’unico tema di tutto il Vaticano II”. Al n. 16 si afferma in modo molto chiaro: “si può anche teologicamente parlare di un’opzione preferenziale da parte di Dio per i poveri, un’espressione nata nel contesto del continente latino-americano e in particolare nell’Assemblea di Puebla, ma che è stata ben integrata nel successivo magistero della Chiesa. Questa “preferenza” non indica mai un esclusivismo o una discriminazione verso altri gruppi, che in Dio sarebbero impossibili; essa intende sottolineare l’agire di Dio che si muove a compassione verso la povertà e la debolezza dell’umanità intera e che, volendo inaugurare un Regno di giustizia, di fraternità e di solidarietà, ha particolarmente a cuore coloro che sono discriminati e oppressi”.

3 Sul tema dei poveri e della povertà, Dilexi Te distingue in modo chiaro fra diverse situazioni.

In primo luogo, vi è la denuncia, che ritorna più volte nel testo, dello scandalo della povertà, materiale e spirituale, il suo crescere e diffondersi nonostante l’aumento complessivo della ricchezza mondiale (sempre più concentrata in poche mani). La lotta per la giustizia, la lotta alla povertà, la costruzione di una società in cui diminuiscano, e non aumentino, le differenze fra popolo e popolo, fra gruppi e gruppi, fra persone e persone, devono essere prese sul serio, dalla società e dalla Chiesa. Del resto, già Benedetto XVI diceva, in Deus caritas est, che la “lotta per la giustizia” è il principio che deve guidare l’impegno dei cristiani nella vita politica e sociale. In secondo luogo, occorre che la Chiesa metta al centro i poveri. Non si tratta solo di fare azioni verso i poveri, di fare progetti per i poveri; si tratta di stare con i poveri, di sentire la loro voce, di metterli al centro. Non a caso Francesco ha voluto incontrare più volte in Vaticano i “Movimenti popolari” di tutto il mondo, per dare lui l’esempio di come la Chiesa deve mettersi in ascolto dei poveri, perché nel povero si manifesta il volto di Cristo, così come si manifesta nel sacramenti eucaristico. Occorre da parte della Chiesa una vera e propria conversione, un radicale cambio di mentalità, se la Chiesa vuole essere specchio del suo Signore, “che da ricco che era si fece povero”. In terzo luogo occorre anche una conversione spirituale da parte di tutti, credenti e non credenti, che non ponga più l’aumento dei beni materiali e delle ricchezze come scopo fondamentale della vita, anche perché tale mentalità porta inevitabilmente a disinteressarsi della sorte degli altri. Una triplice conversione dunque, chiede questa Esortazione Apostolicasull’amore verso i poveri”.

Non mancano al proposito taluni aspetti polemici. Ora, è vero che la povertà non è solo materiale ed economica, e che esistono tante altre forme di povertà; ma il testo mette in guardia contro interpretazioni “facili” e consolatorie della Scrittura, che nascondono di fatto l’autentico messaggio cristiano per mettere a posto la nostra coscienza. Al n. 31 è scritto:  “Quello della Parola rivelata è un messaggio così chiaro, così diretto, così semplice ed eloquente, che nessuna ermeneutica ecclesiale ha il diritto di relativizzarlo.

4 Non manca qualche  passo polemico, uno die quali  riguarda quella che possiamo chiamare la visione neo-liberista, o liberista tout court, della storia e dell’economia. Se la stagione del confronto ideologico fra l’insegnamento sociale della Chiesa e le dottrine economiche e politiche coeve è alle nostre spalle, ciò non significa che il magistero si preoccupi solo di invitare i credenti a stare accanto ai poveri e a soccorrerli con le loro sostanze. La critica alle ingiustizie sociali, alle discriminazioni, agli scandali dell’opulenza indifferente al “grido dei poveri”, così centrale nell’insegnamento dei profeti e di Gesù stesso, non può essere trascurato dalla Chiesa. Dilexi te afferma in modo molto chiaro al n. 92: “È pertanto doveroso continuare a denunciare la “dittatura di un’economia che uccide” e riconoscere che «mentre i guadagni di pochi crescono esponenzialmente, quelli della maggioranza si collocano sempre più distanti dal benessere di questa minoranza felice.” Più sotto, viene svolta  una dura critica al  neo-liberismo (viene quasi citato un celebre passo di Adam Smith): il mercato da solo non risolve, anzi, peggiora la situazione di ingiustizia che caratterizza, oggi più di ieri, il nostro mondo.

5 Le ultime pagine della Dilexi Te sono un riassunto del lungo percorso precedente, ancora con ampie citazioni della Evangelii Gaudium e della Fratelli tutti. La parabola del “buon samaritano” torna ad essere proposta come il cuore del messaggio evangelico. Sembra dunque che la “rivoluzione ecclesiologica” di Francesco prosegua anche con Leone XIV; si tratta di una nuova visione ecclesiologica, che consiste nel mettere al centro l’ortoprassi rispetto all’ortodossia, ossia nel fare della lotta per la giustizia e nell’amore verso i poveri il vero criterio di appartenenza al popolo di Dio. Il corpo di Cristo, forse ancor prima di essere quello presente nelle specie eucaristiche, è quello che si manifesta nel volto dei poveri.

N.B  Un’analisi più estesa del testo del Papa da parte dell’autore la si può trovare sul sito del MEIC, www.mwic.net.

 

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