MATTEO TRUFFELLI AL BORGO DAY: GLI “ANTICORPI” DELL’ASSOCIAZIONISMO CONTRO IL RANCORE SOCIALE di Lucia Mirti

di BorgoAdmin

 Ogni anno il  Borgoday prevede la premiazione di una personalità che incarna gli ideali del Circolo. Per il 2025 è stato scelto Matteo Truffelli, nome noto agli ambienti cattolici nazionali oltre che  parmensi e fortemente intrecciato alla storia dell’Azione Cattolica, cui è stata consegnata una targa  come “testimone autorevole di valori e degli ideali del Circolo”. Il suo ricco curriculum è la testimonianza del suo impegno. Classe 1970, laureato in Filosofia presso l’Università cattolica del Sacro Cuore di Milano, ha conseguito il titolo di Dottore di ricerca in Storia dell’Italia Contemporanea presso l’Università degli Studi Roma Tre.  Oggi è professore ordinario di Storia delle Dottrine politiche presso l’Università di Parma e membro dell’Associazione italiana degli Storici delle dottrine politiche. E’ autore di numerose pubblicazioni scientifiche in questo settore. Le sue ricerche si sono concentrate sulla storia del pensiero politico elaborato nell’ambito della cultura cattolica novecentesca. Attuale presidente della Fondazione Don Primo Mazzolari, dal 2014 al 2021 e’ stato presidente nazionale dell’Azione Cattolica.  Ha diretto l’Istituto per lo studio dei problemi politici e sociali Vittorio Bachelet, di cui oggi è presidente; è stato delegato regionale dell’Azione Cattolica per l’Emilia-Romagna.   Ha fatto parte della redazione e, successivamente, del Comitato di direzione della rivista Dialoghi, ed è stato anche direttore editoriale dell’AVE, l’editrice dell’Associazione. E’ uno dei due referenti laici del Sinodo per la Diocesi di Parma, che coordinano l’equipe diocesana. Infine, ultimo ma non ultimo, è alpinista per passione ed e’ stato istruttore di arrampicata ai corsi di alpinismo giovanile presso il CAI di Parma.

La sua testimonianza, come ha introdotto la Vice presidente del Borgo Lucia Mirti riprendendo una sua intervista di qualche anno fa ma sempre attualissima,  può essere intitolata “Gli anticorpi dell’associazionismo contro il rancore, le fratture sociali e la tristezza individualista“. Matteo ha richiamato tre spunti di riflessione tratti da tre figure che nella sua esperienza ecclesiale, civile e “culturale”, hanno costituito punti di riferimento, sia come personalità sia negli specifici passi, che ha sempre tenuto presenti come criteri fondamentali e che a suo avviso rappresentano snodi cruciali (e non sempre assunti consapevolmente) anche per Chiesa e società di oggi, al di là o meglio al fondo dei singoli aspetti contingenti.

Il primo testimone richiamato è don Primo Mazzolari: “Una religione che non intacca la realtà, che non fermenta sotto i passi del credente, che contempla e fa la predica alla storia ma non [fa] la storia, cessa di essere un problema per divenire un capitolo della storia delle religioni, che è un po’ il museo e il cimitero delle umane credenze.” Oltre alla sua personale gratitudine per l’esperienza ecclesiale vissuta, nella Chiesa di Parma, in Azione Cattolica, nel rapporto con Papa Francesco, ha evidenziato la duplice tentazione per ogni comunità: la tentazione  “spiritualista”, che vede solo nel parlare di Gesù l’unico modo per esprimere la propria fede,  e la ben più attuale e cruciale tentazione di commistione dei piani della fede e della politica, ove spesso la fede viene strumentalizzata  dal potere politico, creando un corto circuito negativo.

Il secondo spunto viene da Vittorio Bachelet e dalla sua esortazione ad educare al bene comune: “Educare al senso del bene comune vuol dire formare a un retto e vigoroso ideale, aiutando l’uomo a impadronirsene con l’intelligenza e ad adeguarvi la sua formazione spirituale morale e tecnica. Vuol dire formare l’uomo a una lineare aderenza agli essenziali immutabili principi della convivenza umana e in pari tempo al senso storico, alla capacità cioè di cogliere il modo nel quale quei principi possono e debbono trovare applicazione fra gli uomini del suo tempo; vuol dire altresì rendere consapevole l’uomo della necessità di attrezzarsi spiritualmente, intellettualmente, moralmente, tecnicamente per divenire capace di attuare concretamente quei principi nella concreta convivenza umana in cui è chiamato a vivere. […] Se non si distinguono con chiarezza i valori perenni e immutabili del bene comune dai suoi mutevoli contenuti storici, si rischia che dall’inevitabile mutare dei secondi finiscano per apparire travolti anche i primi.”

Tre spunti di riflessione: l’importanza cruciale di “educare” al bene comune che è “fare “ il bene comune, ossia non teoria ma esperienza di  responsabilità e corresponsabilità. Attenzione al  rischio  di non riuscire a coniugare i  “principi” al  “senso storico: i principi vanno coniugati nella storia, perché è dalla realtà  dell’oggi che bisogna partire per dare corpo alle idee, richiamando papa Francesco “La realtà è più importante dell’idea”. La certezza che nessuno si salva da solo, cioè né come individuo isolato né con le sue proprie forze o di quelle di un  “ gruppetto”. Gli anticorpi contro la “tristezza individualista” sono l’associazionismo civile, ecclesiale, culturale, sociale, la grande forza a disposizione di ognuno di noi. Infine un passaggio sul Sinodo ed un richiamo a Papa Francesco, che ha scommesso sulla popolarità e sulla sinodalità, richiamando continuamente anche le associazioni ecclesiali a vivere la fede non per noi stessi ma come popolo. La sinodalità non deve diventare un metodo, ma una modalità con cui concepire la vita di fede di una comunità: questa è la grande sfida nel passaggio dai Papi  Francesco a Leone.

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