Borgo NewsLa Piazza L’ERA DEI DAZI: REALTÀ E PROSPETTIVE di Franco Mosconi di BorgoAdmin 18 Settembre 2025 di BorgoAdmin 18 Settembre 2025 255 Premessa: l’età dell’incertezza Da quando la questione dei dazi, per l’improvvida decisione dell’Amministrazione Trump, è balzata in cima all’agenda di policy di tutti i paesi del mondo, abbiamo assistito a numerosi stop and go: aliquote cambiate nottetempo e poi sospese; dopodiché, un nuovo giro di percentuali senza alcuna logica. L’incertezza, purtroppo, è diventata la caratteristica essenziale di questa fase economica Essendo una questione davvero globale, se ne discute in tutto il mondo: sia fra gli studiosi, sia fra i responsabili politici. Tutto giusto, ma non dimentichiamo una semplice avvertenza vivendo noi a Parma e lungo la Via Emilia: rinviamo alle sedi più appropriate per le sofisticate analisi geopolitiche, lasciamo da parte la geopolitica da talk show e concentriamoci più concretamente sul nostro sistema industriale. In una parola, sull’economia reale che è fatta di imprese e famiglie. Difatti, quella dei dazi è una questione che tocca da vicino la nostra economia regionale, tradizionalmente aperta agli scambi commerciali. I dati ufficiali Istat sull’export riferiti al 2024 ci dicono che gli Stati Uniti con oltre il 12% rappresentano il primo partner commerciale dell’Emilia-Romagna, seguiti dalla Germania (12%) e dalla Francia (10,5%). Il sorpasso è avvenuto proprio nel corso del 2024 giacché, fino alla fine del 2023, era la Germania il principale partner commerciale con gli Usa in seconda posizione. Avere dati certi sui quali basare delle simulazioni è stato, in questi primi nove mesi dall’anno (dall’insediamento di Trump a oggi), un compito assai difficile, al limite dell’impossibile. Nondimeno, due autorevoli think tank bolognesi, grazie ai loro database e alla competenza dei loro ricercatori, sono riusciti a offrirci simulazioni degne di nota. Vediamole in ordine cronologico. Una prima simulazione: Prometeia Un puntuale approfondimento elaborato da Prometeia – Dazi Usa: quali territori rischiano di più? (13 febbraio scorso) – ha subito aiutato a quantificare la sfida americana in atto. La Società di ricerca bolognese, coi dati all’epoca disponibili, disegnava due scenari; soffermiamoci sul primo: lo «Scenario A», quello che prevedeva «un aumento di 10 punti percentuali delle tariffe sui prodotti già daziati». Anzitutto, «Liguria, Molise, Basilicata e Sardegna sarebbero le regioni più esposte all’impatto dei dazi». Dopodiché, una lunga riflessione è dedicata da Prometeia proprio alla nostra regione: «Sempre nello scenario A, un livello di esposizione ai dazi relativamente elevato coinvolge anche l’Emilia-Romagna, le cui esportazioni verso gli Stati Uniti sono trainate dalla meccanica e dall’automotive, ma coinvolgono anche altri settori, tra cui piastrelle, chimico-farmaceutico e agroalimentare. In questo caso, se da un lato l’elevata internazionalizzazione potrebbe amplificare l’impatto negativo dei dazi, dall’altro è ragionevole attendersi che un tessuto produttivo solido e ben inserito nelle catene internazionali sia più pronto a mettere in atto strategie efficaci (diversificazione dei mercati, ad esempio) per mitigare l’aumento delle tariffe». Una seconda simulazione: Ufficio studi Unioncamere Emilia-Romagna Più di recente, Guido Caselli (agosto), ha scritto una approfondita nota di cinque pagine dall’accattivante titolo: Chi siete? Cosa portate? Un fiorino. E col sottotitolo: I dazi visti attraverso i numeri delle imprese dell’Emilia-Romagna. A questa pubblicazione conviene rinviare per la ricchezza di dati che espone tenuto conto dell’aliquota del 15% (poi effettivamente entrata in vigore come aliquota generale, benché vi siano vistose eccezioni): https://www.ucer.camcom.it/ In questa sede c’è solo lo spazio per richiamare la conclusione di fondo. Scrive Caselli: «Nell’ipotesi di dazi al 15% su tutti i prodotti e prefigurando uno scenario limite in cui tutto l’onere delle tariffe è a carico dell’azienda esportatrice, per l’Emilia-Romagna si registrerebbero minori entrate per 1,6 miliardi di euro». Poi c’è uno scenario definito «più realistico» ove «la stima del costo dei dazi per le imprese della nostra regione» è in ogni caso pari a 1,1 miliardi. Osservazioni conclusive Come uscirne? Non va dimenticato che la manifattura emiliano-romagnola ha più di una volta, in questo XXI secolo, dimostrato una notevole capacità di reazione imperniata su due strategie: l’aumento delle dimensioni d’impresa, con l’emergere di una élite di imprese medio-grandi (si pensi ai «Champions» censiti da L’Economia del Corriere della Sera e ItalyPost); il miglioramento qualitativo delle produzioni, con l’affermazione di specializzazioni industriali a medio-alta tecnologia sempre più intrecciate col mondo digitale e, oggigiorno, con l’intelligenza artificiale (da qui, la natura strategica del Tecnopolo dei Big Data ora ribattezzato DAMA, Data e Manifattura).Le due strategie vanno a braccetto e hanno trovato in una intelligente politica industriale portata avanti dalla Giunta regionale i giusti stimoli e incentivi: non vi è nessun motivo al mondo per abbandonare questo virtuoso terzetto. Ora, la solidità della manifattura dell’Emilia-Romagna, riconosciuta da tutti, dà motivi per guardare avanti, ma occorre avere piena consapevolezza che mai come oggi il campo da gioco è realmente europeo. La politica commerciale è da sempre una competenza esclusiva dell’Ue, che in questo dominio di competenze parla con «una voce sola». È a questo stesso livello di governo sovranazionale che va spostata, dai singoli Stati membri, una quota vieppiù crescente dei programmi di ricerca e innovazione (R&I). Ma sotto questo profilo la strada da percorrere è ancora lunga. I programmi Horizon e Erasmus+; i Progetti di comune interesse europeo (IPCEI); il Chips Act; l’European Research Council e qualche altra iniziativa che si potrebbe citare, sono tutte cose che vanno nella giusta direzione: ossia, programmi di R&I sovranazionali, che spingono l’Unione europea verso la direzione tratteggiata con i due noti rapporti di E. Letta sul mercato interno (aprile 2024) e M. Draghi sulla competitività (settembre 2024). Gli egoismi nazionali, oggi più di ieri, non portano da nessuna parte. 0 FacebookWhatsappEmail post precedente TRUMP E L’ECONOMIA: QUANDO L’ESPANSIONE DEI POTERI PRESIDENZIALI DIVENTA UN RISCHIO PER LA DEMOCRAZIA di Monica Cocconi post successivo LETTURE IN CIRCOLO: NON UN’EPOCA DI CAMBIAMENTO MA UN CAMBIAMENTO D’EPOCA di Carla Mantelli Dalla stessa sezione BORGODAY: IL BORGO PREMIA SILVIA SANTURO E ANGELA... 25 Giugno 2026 “FAR CRESCERE LA TECNICA SENZA FAR REGREDIRE IL... 25 Giugno 2026 EURO DIGITALE, L’ACCORDO C’È. 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