Borgo NewsLa Piazza L’EDUCAZIONE SESSUALE PUÒ ATTENDERE di Rita Torti di BorgoAdmin 30 Ottobre 2025 di BorgoAdmin 30 Ottobre 2025 333 Nelle scorse settimane un emendamento al ddl Valditara in materia di consenso informato in ambito scolastico ha escluso l’educazione alla sessualità e all’affettività, oltre che nella scuola Primaria, anche nella Secondaria di primo grado, lasciandola soltanto alla Secondaria di secondo grado ma con l’obbligo di consenso preventivo delle famiglie. Tante voci autorevoli, individuali e associative, hanno espresso sconcerto e preoccupazione. Una preoccupazione molto seria e motivata, perché la situazione in cui ci troviamo è decisamente critica. L’età a cui si inizia la vita sessuale attiva è sempre più bassa (anche “alle medie”, sì); c’è una diffusa ignoranza sulle infezioni sessualmente trasmissibili, oltre che su gravidanza e contraccezione. Il consumo di pornografia – normalmente violenta e machista – inizia con il primo smartphone, che serve anche per il sexting. La violenza maschile contro le donne inizia molto presto, il bullismo omofobico è un fatto acclarato. Togliere alla scuola la possibilità di fare formazione su un ambito tanto cruciale a livello sia personale che sociale ha dell’assurdo. Tanto assurdo che non si capisce come possa essere venuto in mente a persone che dovrebbero occuparsi del bene comune (suona desueto, ma in teoria sarebbe così). Alla fine la risposta è molto semplice, e l’ha fornita lo stesso ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara: si vuole evitare che entrino a scuola, nelle ore curricolari, persone intenzionate a diffondere/inculcare la teoria gender (espressione con cui il ministro intende riferirsi a orientamenti non eterosessuali e identità di genere “fluide”); per il resto, ha detto, «nelle Indicazioni nazionali l’educazione sessuale, in senso biologico, è ampiamente prevista: si affronta l’argomento con apposite lezioni innanzitutto all’interno dei corsi di scienze alle elementari e alle medie», in forma di «studio delle differenze sessuali fra maschio e femmina, della riproduzione, del concepimento, della procreazione, della pubertà» (intervista su La Stampa, 19 ottobre 2025). Ma è proprio il suo «in senso biologico» che non funziona, verrebbe da dire al ministro. La sessualità non è questione di biologia. Coinvolge i corpi, certo, ma il corpo è molto più che biologia, e viene continuamente interpretato. Lo sa anche lei, signor ministro, che da migliaia di anni avere un corpo maschile o femminile significa godere di limiti o privilegi che nulla hanno a che vedere con la conformazione dell’apparato riproduttivo – anzi, già che c’è dia un’occhiata ai testi scolastici e guardi che rappresentazioni di genere veicolano. E saprà anche lei quanto avere un corpo maschile venga interpretato ancora come diritto alla violazione; se non ha presente, basta pensare alle migliaia di bravi padri di famiglia in ben noti e infami gruppi online o ascoltare i discorsi dei ragazzini per strada. Quindi, la domanda è: davvero la scuola pubblica può essere così irresponsabile da rinunciare a cambiare una società che se non è patriarcale nelle leggi lo è ancora, e non poco, nella mentalità? (È vero che lei al patriarcato non ci crede, ma i fatti quelli sono, anche se li vuole chiamare in altro modo). Quanto alla fluidità è un argomento per cui ragazzi e ragazze hanno molto interesse, e non perché l’hanno imparato nei corsi a scuola. Lo imparano “fuori”. È una moda? O una reazione a modelli troppo rigidi e stereotipati in cui si sta stretti? Forse entrambe le cose. Non è quindi importante parlarne, aiutare a capirsi e a rispettare l’altro da sé? Non serve anche a questo la scuola? Chi le aiuta le famiglie, se non lo fa la scuola? Ci sono dei percorsi pedagogicamente inappropriati? Possibile, signor ministro: succede in tutte le altre materie, figuriamoci in questo ambito. Ma la tradizione – non il gender – ce lo insegna: non si deve buttare via il bambino con l’acqua sporca. Rita Torti 0 FacebookWhatsappEmail post precedente IRC O ICR? INSEGNAMENTO DELLA RELIGIONE CATTOLICA O INSEGNAMENTO DI CULTURA RELIGIOSA? di Guido Campanini (2^ parte) post successivo “BUSSATE E VI SARÀ APERTO. L’ECOLOGIA ALLE PORTE DEL DIRITTO” di Monica Cocconi Dalla stessa sezione BORGODAY: IL BORGO PREMIA SILVIA SANTURO E ANGELA... 25 Giugno 2026 “FAR CRESCERE LA TECNICA SENZA FAR REGREDIRE IL... 25 Giugno 2026 EURO DIGITALE, L’ACCORDO C’È. MA LA VERA PARTITA... 25 Giugno 2026 LI HO LETTI E MI SONO PIACIUTI di... 25 Giugno 2026 È NATA LA FONDAZIONE PER LA FINANZA SOLIDALE... 4 Giugno 2026 PARMA, L’ATLANTE DEL FUTURO E LA SFIDA DELLE... 4 Giugno 2026 UMANESIMO E TECNOLOGIA: QUALE FUTURO PER L’UOMO? di... 4 Giugno 2026 ESSERE IN RELAZIONE: LEGAMI, TECNOLOGIA, AMBIENTE E NUOVE... 4 Giugno 2026 FESTA DELL’EUROPA AL CONVITTO MARIA LUIGIA: GIOVANI, MEMORIA... 20 Maggio 2026 EDUCARE ALLA PACE di Maria Vittoria Ablondi, studentessa... 20 Maggio 2026 Lascia un commento Cancella risposta Save my name, email, and website in this browser for the next time I comment. Δ