LE POLITICHE PER LE FAMIGLIE DEVONO CAMBIARE PASSO di Alessandro Volta

di BorgoAdmin
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Nel 1964 in Italia erano nati più di 1 milione di bambini, l’anno scorso sono stati 350mila, un calo del 65%, con elevate differenze regionali. L’indice di fertilità in Europa è attualmente sceso a 1.38 figli per donna, il dato peggiore è quello italiano (1.18), il migliore quello francese (1.66). Nel nostro paese negli ultimi decenni la natalità è stata sostenuta per il contributo della popolazione immigrata, ma dal 2010 anche questa quota di nati (in termini assoluti) ha iniziato a scendere. Per tutto il secolo scorso le regioni del sud hanno mostrato una natalità maggiore di quelle del nord, ma dall’inizio del nuovo millennio la situazione si è invertita e attualmente al sud nascono decisamente meno bambini che al nord; il motivo è legato al tasso di occupazione femminile, perché da circa 20anni (a differenza del passato) fecondità e lavoro femminile risultano tra loro direttamente correlati. Nel nostro paese inoltre il tasso di occupazione femminile (che è il più basso tra i paese della UE) diminuisce al crescere del numero dei figli e contemporaneamente aumenta il gap di genere tra occupazione materna e paterna (nelle coppie con figli è al 33%). Il lavoro di cura non retribuito supera le 5 ore al giorno per le donne, mentre è meno di 2 ore negli uomini; le madri che rinunciano al lavoro lo fanno per mancanza di servizi a costi accessibili, per condizioni di lavoro poco flessibili o per assenza di parenti di supporto (in Italia il 58% dei genitori utilizza l’aiuto dei nonni). Se confrontiamo il nostro paese a bassa natalità con la Francia ad alta natalità, la differenza demografica non riguarda le coppie senza figli o con 1 figlio, il vero divario lo vediamo sul 2° e 3° figlio, quello che le famiglie (ma dovremmo scrivere ‘madri’) italiane non possono più permettersi.

Il calo demografico però non è ineludibile: Svezia, Germania, e recentemente la Spagna, sono riusciti a invertire il trend. Come hanno fatto? Con interventi strutturali (e non bonus estemporanei), in particolare: 1. politiche attive di welfare (sussidi e detrazioni fiscali), 2. servizi per la prima infanzia (l’obiettivo europeo è del 45%, noi siamo al 30%, ma le regioni del sud non superano il 15%), 3. congedi parentali e di paternità per migliorare la conciliazione femminile famiglia-lavoro. Relativamente ai congedi di paternità, il progetto 4E-Parent, finanziato dalla UE e coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità, ha chiesto alla politica di renderli paritari a quelli materni, ma l’attuale governo ha recentemente bocciato una proposta unitaria delle minoranze. Attualmente da noi il congedo per i padri è di 10 giorni, il minimo richiesto da una direttiva UE del 2019; la Svezia ha il record con 14 mesi di congedo parentale, 3 dei quali esclusivi per il padre; la Norvegia 12 mesi (di cui quasi 3 esclusivi per i padri), la Danimarca 6 mesi per ognuno dei genitori (se uno dei due non ne usufruisce il diritto viene perso), la Spagna 5 mesi di congedo di cui quasi 2 esclusivi per i padri (e dall’anno scorso sta osservando un aumento della natalità). Nel 2020 il presidente Macron, sulla base della relazione di un gruppo di ricerca pubblico, ha raddoppiato i congedi di paternità e per il 2027 ha programmato di portare il congedo parentale a 6 mesi, con 2 mesi esclusivi per il padre. In Italia i congedi parentali (dopo i primi 2 mesi con retribuzione al 30%) vengono presi quasi esclusivamente dalle madri, contribuendo ad aumentare il gap di genere.

L’unico intervento strutturale importante attuato negli ultimi decenni per le famiglie è stato l’assegno unico, messo a punto dalla ministra Bonetti e varato nel 2021 dal governo Draghi. Da allora non si è visto nulla di rilevante, a parte alcuni bonus estemporanei per alcune categorie di famiglie. Il Piano per la Famiglia 2025-2027 dell’attuale governo ha individuato 14 azioni, ma da realizzare quasi esclusivamente a isorisorse, dove l’intervento più significativo riguarda la promozione dei Centri per le Famiglie per le regioni che ancora non li hanno attivati (da noi in Emilia-Romagna sono 42 e lavorano dai tempi della Legge Turco n.285 del 1997). E’ triste constatare che una premier donna non ha permesso per ora alcuna vera politica per le famiglie. Nel frattempo la natalità continua a calare ogni anno in maniera costante e secondo le proiezioni del demografo Alessandro Rosina, se il trend non dovesse modificarsi, nei prossimi 50anni avremo bisogno di 12-15 milioni di immigrati per compensare le perdite di popolazione.

Fonti

Indagine Istat ‘Aspetti della vita quotidiana’, 2025

Rapporto 2025 ‘Le equilibriste. La maternità in Italia’, Save the Children

Progetto UE 4E-Parent 2023-2024: https://4e-parentproject.eu/

Alessandro Rosina ‘Storia demografica d’Italia’, 2023 e ‘La scomparsa dei giovani’, 2025

Maddalena Cannito, ‘Fare spazio alla paternità’, 2022

Alessandra Minello, ‘Non è un paese per madri’, 2022 e ‘Genitori alla pari’, 2024

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