Borgo NewsI ponti IRC O ICR? INSEGNAMENTO DELLA RELIGIONE CATTOLICA O INSEGNAMENTO DI CULTURA RELIGIOSA? di Guido Campanini (1^ parte) di BorgoAdmin 14 Ottobre 2025 di BorgoAdmin 14 Ottobre 2025 493 Si pubblica qui, con diverse varianti e revisioni, la relazione che l’autore avrebbe dovuto leggere al Convegno sull’insegnamento della religione cattolica nelle scuole, svoltosi a Parma il 26 settembre u.s., organizzato dall’ISSRE, e che per ragioni di tempo non è stata pronunciata (ma si trova sul sito dell’ISSRE). Per motivi di spazio l’articolo viene pubblicato in parte su questo e in parte sul prossimo numero della newsletter “La realtà è superiore all’idea” (EvG, 233) 1) Sono ben note le ragioni per cui, dopo una lunga e non facile trattativa, lo Stato italiano e la Santa Sede pervennero, nel 1984, all’accordo di revisione del Concordato, originariamente firmato nel 1929 e “protetto” dall’art. 7 della Costituzione. Fra l’Italia cattolica e fascista del 1929, e l’Italia democratica e oramai molto laica del 1984 c’era un abisso; ma anche fra la Chiesa del 1929 e quella disegnata dal Concilio Vaticano II. Molti commentatori hanno sottolineato il ritardo con cui le parti sono pervenute all’accordo di revisione. La Costituzione repubblicana entrò in vigore nel 1948, il Concilio Vaticano II si concluse nel 1965. Nel 1970 era stata varata la legge sul divorzio (che la Chiesa invano contestò come contraria al Concordato), confermata poi dal referendum popolare del 1974, in cui si scoprì che l’influenza della Chiesa riguardava oramai una minoranza, se pur consistente, della popolazione italiana – dato confermato dal referendum sull’aborto del 1981. Insomma, nel 1984 la realtà era assai diversa dall’idea soggiacente al Concordato del 1929, che presupponeva un’Italia sostanzialmente cattolica, in cui, un po’ come nell’antico regime, l’altare sosteneva il trono (in questo caso, il regime fascista) ed il trono proteggeva l’altare, anche con pesanti discriminazioni verso i non cattolici o verso personalità invise alla Chiesa (cfr. il “caso Buonaiuti”). Nel 1984 (ma in realtà già dal 1968, per usare una data simbolica) la realtà presupposta del testo del 1929 era profondamente mutata: da Paese contadino e rurale a Paese industriale e urbano, da Paese governato da una dittatura a Paese libero e democratico, da Paese in cui pochi sapevano leggere e scrivere a Paese con università di massa…E così si giunse agli accordi del 18 febbraio 1984 – non a caso, Presidente del Consiglio era un socialista laico come Craxi. 2) Per quanto riguarda la scuola, nel 1929 la religione cattolica era “fondamento e coronamento dell’istruzione” (almeno elementare), e di fatto obbligatoria per tutti, anche se il padre poteva chiedere, per i figli, l’esonero, istituto di cui usufruivano di fatto piccolissime minoranze religiose, come ebrei, valdesi, testimoni di Geova, o famiglie fortemente anticlericali. A seguito dell’accordo di revisione del Concordato, firmato appunto nel 1984, si è passati ad una situazione in cui sono le famiglie, o gli stessi studenti nelle superiori, a dover chiedere esplicitamente se avvalersi o non avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica. La religione nella scuola diventava così facoltativa. 3) L’accordo del 1984, come ogni accordo, costituiva un compromesso fra le parti. La Chiesa cattolica volle mantenere, e mantenne, il controllo, e comunque l’ultima parola, sia riguardo alla gestione del personale docente, sia riguardo ai programmi scolastici -questi ultimi regolati da una commissione mista Ministero/CEI. Il docente di religione, infatti, è oggi un poco come il goldoniano “servitore di due padroni”. E’ nominato dalla scuola, o dall’ufficio scolastico (regionale) del Ministero dell’Istruzione, ma su proposta dell’Ordinario diocesano – si noti tra l’altro come i confini delle diocesi non coincidano con quelli delle province, e talvolta nemmeno con quelli delle regioni, salvo che per le “asburgiche” e autonome province di Trento e Bolzano. Ha bisogno dell’idoneità, concessa e revocata insidacabilmente dal Vescovo della diocesi in cui si trova la scuola (oi il plesso scolastico), non solo sulla base delle competenze culturale e pedagogiche, ma anche sulla sua “coerenza di vita” con la disciplina che insegna. I titoli validi per l’accesso alla docenza sono quelli rilasciati esclusivamente da istituto o facoltà ecclesiastiche (istituti superiori di scienze religiose o facoltà teologiche). Nei concorsi pubblici dello Stato per l’accesso alla “cattedra” non sono oggetto d’esame i contenuti teologici o scritturistici, di competenza della Chiesa e non dello Stato – cosicché i candidati vengono valutati solo in base alle conoscenze della legislazione scolastica, della lingua inglese o dell’informatica, cosa che non accade per nessun altro concorso a cattedre per accedere ai “ruoli” della scuola. La Chiesa cattolica, infatti, ha sempre sottolineato la non competenza statale circa i contenuti della fede cattolica, e quindi dei contenuti propri dell’insegnamento della religione cattolica. In cambio del controllo pressoché totale circa la selezione e la nomina dei docenti, la Chiesa (nel 1984) accettò che l’IRC fosse una disciplina facoltativa (non opzionale), nella convinzione che comunque la maggioranza degli studenti e delle famiglie italiane avrebbe continuato a scegliere tale insegnamento, pur se divenuto da quasi obbligatorio a del tutto facoltativo. 4) Va detto però che già durante la fase finale delle trattative fra Stato e Santa Sede, quando oramai le bozze che circolavano avevano il sapore della quasi definitività, alcuni cattolici illuminati colsero subito le possibili conseguenze negative della nuova disciplina: paventavano cioè il fatto che un certo numero di studenti (pochi o molti non ha importanza) fossero privati della conoscenza di una religione che, come recita appunto l’art. 9 del “nuovo Concordato”, fa parte del patrimonio storico e culturale del nostro Paese, e fossero anche privati di una educazione al linguaggio simbolico. E così il pedagogista Luciano Pazzaglia e lo storico Pietro Scoppola presentarono una proposta originale (poi non accolta né dalla Chiesa né dallo Stato) che venne chiamata “del doppio binario”. I due studiosi proponevano che si arrivasse ad attivare un doppio insegnamento religioso: un insegnamento della religione cattolica in senso proprio, assolutamente facoltativo, confessionale e gestito dalla Chiesa; e un insegnamento del fenomeno religioso, condotto in modo laico e a-confessionale, obbligatorio per tutti e gestito dallo Stato. Si può ben comprendere come la proposta non poteva essere accolta: lo Stato avrebbe dovuto assicurare ben due diversi insegnamenti di religione, e d’altra parte sarebbe stato inevitabile che l’insegnamento cattolico facoltativo sparisse dopo poco tempo. 5) Veniamo a noi, che viviamo nel 2025: un quarto del XXI secolo è oramai alle nostre spalle. Se la realtà storica e culturale dell’Italia del 1984 era completamente diversa da quella del 1929, e anche a quella del 1946, anche la realtà storica dell’Italia del secondo quarto del XXI secolo è molto diversa da quella del 1984. Allora si era ancora in un mondo bipolare, esisteva ancora l’Unione Sovietica, il PCI, proprio alle elezioni europee di quel 1984, si affermava come il maggior partito italiano; un partito dichiaratamente di ispirazione cattolica, la DC, era al Governo dal 1945 (anche se proprio in quegli anni il presidente del consiglio era un socialista), il Ministero della Pubblica Istruzione era dal 1948 un “feudo” democratico cristiano (spesso con eccellenti ministri, da Gui a Moro, da Bodrato a Mattarella), la partecipazione alla vita ecclesiale era ancora molto alta, l’associazionismo laicale cattolico in grande effervescenza, con nuovi movimenti e gruppi che nascevano e si sviluppavano. E ancora, nel 1984 i computer erano merce rara, impiegati solo nelle grandi aziende, e l’informatica una scienza astrusa, conosciuta solo dagli ingegneri; esistevano cabine telefoni pubblici a gettone o a scheda, si spedivano cartoline dalle vacanze, e le fotografie, impresse su pellicole, venivano fatte con grande attenzione per non finire il rullino prima del tempo. La realtà del 2025, quarant’anni dopo, è molto diversa. Non c’è bisogno di descriverla, perché la vediamo sotto i nostri occhi. I francobolli o le cabine telefoniche sono come i ferri di cavallo, ricordi di un passato in cui si spedivano lettere, si telefonava col gettone e (nel 1929) si sellavano i cavalli da attaccare alle carrozze di strada. Tuttavia, se nel 1984 non era corretto dire che lì’Italia era un “Paese cattolico”, come lo era nel 1929 o nel 1946, tuttavia la frequenza alla Messa domenicale, la partecipazione al catechismo in vista dell’iniziazione cristiana, l’influenza culrturale della Chiesa erano ancora relativamente alti: la Chiesa era sì minoranza, ma la più gtrande e forse la più influente delle minoranze. Nessun’altra organizzazione – diceva il Vescovo Cocchi – era in grado di radunare ogni domenica migliaia di persone in tutte le città e le province italiane come faceva la Chiesa cattolica. Oggi invece, la frequenza alla Messa domenicale in generale, ed in particolare per gli adolescenti, femmine e maschi, negli ultimi anni è diventata assolutamente marginale; secondo alcuni studi, la partecipazione alla Messa domenicale si colloca intorno al 10% della popolazione in età di scuola superiore, e oramai fra il numero di maschi e il numero di femmine che vanno a Messa non c’è più la differenza che c’era nel secolo scorso. (Continua sul prossimo numero) 0 FacebookWhatsappEmail post precedente OLTRELEMURA DEL 17.10.2025 a cura di Graziano Vallisneri post successivo COME CREDERE IN DIO OGGI? di Carla Mantelli Dalla stessa sezione UN’ENCICLICA CHE È UN PROGETTO POLITICO di Davide... 25 Giugno 2026 PUBBLICATA L’ENCICLICA DI LEONE XIV “MAGNIFICA HUMANITAS” a... 4 Giugno 2026 NON DIMENTICARTI I POVERI: UN LIBRO SUL MAGISTERO... 20 Maggio 2026 SINODO / LA LENTA LIEVITAZIONE DELLA CHIESA ITALIANA... 6 Maggio 2026 SOLIDALI CON PAPA LEONE 16 Aprile 2026 PASQUA & PACE di Federico Ghillani 2 Aprile 2026 QUEL PRETACCIO CHE VENIVA DALLA VAL BAGANZA di... 19 Marzo 2026 UNA VOCE DALL’UCRAINA – INTERVISTA A PADRE IGOR... 5 Marzo 2026 EDUCARE A UNA PACE DISARMATA E DISARMANTE di... 17 Febbraio 2026 VANGELO E ZEN. LA GRATUITÀ E LA LIBERTÀ... 29 Gennaio 2026 Lascia un commento Cancella risposta Save my name, email, and website in this browser for the next time I comment. Δ