INTERVISTA (IMMAGINARIA) A  VITTORIO BACHELET,  L’UOMO DEL DIALOGO  a cura di Emilia, Rossella, Benedetta, Riccardo, Sofia, Emma, studenti del  Liceo “Maria Luigia”

di BorgoAdmin

Domanda 1: Noi oggi usiamo molto i social e spesso ad alcuni di noi capita di litigare e criticare o addirittura insultare chi non la pensa come noi. Cosa ci consiglia di fare lei che affrontava tutte le critiche con il dialogo?

Risposta: Vi consiglierei di non cercare mai lo scontro, ma di ascoltare anche chi la pensa diversamente da voi, perché tali persone non sono nemici, ma semplicemente individui che hanno una visione diversa riguardante l’argomento della quale state discutendo. Nel corso della mia carriera ho dovuto affrontare molte critiche, essendo vissuto in un periodo di terrore dove tutto si risolveva con la violenza, ma nonostante ciò ho sempre cercato di risolvere questi scontri con il dialogo. Infatti è proprio con il dialogo che sono riuscito ad unire due mondi così differenti come la magistratura e la religione. Inoltre credo che ascoltare le opinioni altrui, nonostante tu possa trovarti in disaccordo con esse, ti aiuta ad avere una visione più ampia dell’argomento.

Domanda 2: Qual era il suo obiettivo?

Risposta: Il mio obiettivo era quello di mantenere i giudici uniti e indipendenti. In un periodo di forti scontri politici quali erano gli anni di piombo, ho sempre cercato di evitare che le divisioni ideologiche bloccassero la giustizia. Inoltre ho promosso la cosiddetta “scelta religiosa”. Volevo infatti riportare l’associazione a occuparsi soprattutto di educazione e fede, anziché fare politica diretta, per formare cittadini maturi e capaci di servire il paese in modo onesto e preparato.

Domanda 3: Secondo lei quali potrebbero essere le soluzioni alle varie guerre che ci sono oggi nel mondo?

Risposta: Cari ragazzi, capisco che possiate sentirvi smarriti in un momento come questo dove ci sono diverse guerre in corso, ma purtroppo le guerre non sono una cosa che si possa risolvere in un attimo. Io però vi posso dare delle “soluzioni” che non fermeranno le guerre nell’immediato, ma che possono portare a un lento miglioramento e cambiamento. Quando iniziamo a chiamare l’altro “nemico” e non “persona”, il conflitto è già cominciato. La prima soluzione è imparare a parlare con rispetto anche quando siamo arrabbiati. Se non impariamo a fare pace a scuola o in famiglia non saremo mai in grado di farla tra le nazioni. Come giurista inoltre, vi dico che la pace e la giustizia vanno sempre di pari passo. Molto spesso le guerre infatti nascono perché un popolo è troppo povero, o perché non ha diritti, o perché si sente schiacciato e finchè ci saranno queste forti disuguaglianze la guerra non potrà mai finire. La soluzione è aiutare ogni paese a crescere in libertà e dignità, che sono qualità offerte dalla democrazia. La terza soluzione è credere nella forza della non-violenza. La violenza infatti non ha mai risolto un problema senza crearne altri dieci. Bisogna avere il coraggio di sedersi a tavolino, guardarsi in faccia e non alzarsi da lì fin quando non si è trovato un accordo. La violenza non è mai la soluzione.

Domanda 4: Ha avuto paura delle brigate rosse?

Risposta: Certo che ho avuto paura delle brigate rosse, sarebbe stato impossibile non averne, ma non ho mai lasciato che la paura ostacolasse la strada che mi ha portato a compiere e realizzare il mio obiettivo. Un consiglio che vi do con il cuore è quello di non farmi mai abbattere dalla paura, ma di essere sempre coraggiosi e determinati perché è solo così che riuscirete a raggiungere gli obiettivi che vi siete posti.

Domanda 5: Per i ragazzi che si affacciano per la prima volta al mondo della politica che consigli gli può dare?

Risposta: Un primo consiglio che vi posso dare riguardante il mondo della politica è quello di non cercare mai il potere per voi stessi, ma di utilizzarlo per sollevare le persone che ne hanno più bisogno, l’autorità è infatti legittima solo se si traduce in servizio alla dignità delle persone. Voi dovete essere un punto di riferimento per le persone più deboli, dovete essere un’ispirazione non dei tiranni assetati di potere e ricchezze. Un secondo consiglio è quello di studiare, studiare tantissimo, perchè non si può fare politica senza conoscere le leggi, l’economia e la storia. La competenza è infatti la prima forma di rispetto che dovete ai cittadini. Avere le conoscenze, la cultura e la consapevolezza è ciò che permette di capire al meglio i motivi per cui sono state fatte certe azioni o scelte e per capire gli errori che sono stati commessi e cercare di risolverli e di non commetterli più. Il terzo consiglio è quello di avere cura delle istituzioni, perché la democrazia è un bene fragile che va protetto con la partecipazione e il rispetto delle regole. Non cedete mai alla tentazione della scorciatoia violenta, perché per quanto mandare avanti un qualcosa di così fragile come la democrazia possa essere un processo molto lungo e difficile, la forza e la violenza non sono mai la soluzione perché con esse si ottiene l’esatto opposto di quello che serve per vivere in pace e armonia. Il quarto e ultimo consiglio, ma non per importanza, è quello di cercare sempre ciò che unisce, non ciò che divide. Ascoltate sempre chi la pensa diversamente da voi perchè una persona che non è sulla vostra stessa lunghezza d’onda non significa che abbia sempre torto, magari dalla loro visione riuscite a ricavare un nuovo modo di pensare o di vedere quella determinata situazione che prima non avevate preso in considerazione e che magari non è così sbagliato.

Domanda 6: Si sente realizzato nel suo obiettivo?

Risposta: La realizzazione non è un traguardo che si raggiunge una volta per tutte, ma un cammino che si percorre ogni giorno. Non mi chiedo se ‘io’ sia realizzato, ma se le istituzioni che servo siano un po’ più solide e se la comunità cristiana sia un po’ più fedele al suo compito educativo. Mi sento realizzato non per i titoli di presidente o professore, ma nel vedere persone diverse sedersi allo stesso tavolo e ricominciare a parlarsi. Mi sento quindi di dire che il dialogo sia stata la chiave del mio “successo”, nonostante non mi piaccia definire la mia carriera con la parola “successo”. Inoltre credo che la realizzazione sta nel seminare non necessariamente nel raccogliere e il momento in cui mi sento più realizzato è quando compio il mio dovere per amore, nel silenzio e nella normalità, senza cercare i riflettori.

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