IL TEMPO DI ANDARE OLTRE di P. Filippo Ivardi Ganapini missionario a Castelvolturno

di BorgoAdmin

Nasce il Centro Comunitario San Daniele Comboni a Castelvolturno. Viene da lontano e si realizza il sogno di un centro d’incontro, educazione, arte, sport e cultura in una delle aree più degradate del Sud Italia. Tra sudore, fatiche e audacia si apre una pagina di riscatto con e per i piccoli emarginati.

Senza una buona dose di sana e inarrestabile follia per Dio, per il Vangelo e per i più poveri e abbandonati Daniele Comboni, profeta dell’Africa, non si sarebbe mai messo in gioco a metà 800. E neppure lo avrebbero fatto i suoi compagni di strada che hanno dato la vita nel martoriato Sudan di allora e di oggi e in tante periferie del mondo. Fino ad arrivare ai nostri giorni nella sperduta periferia di Castelvolturno dove, a volte sembra fermarsi lo scorrere del tempo, della dignità e della giustizia. Sul litorale domizio, tra Napoli e Caserta, nella frontiera tra le zone di Destra Volturno e Pescopagano, a cavallo di due comuni e due Diocesi si trova una piccola grande enclave di migranti e italiani in grandissima difficoltà economica, sociale e culturale. Una discarica sociale e disumana di problemi, sfide e persone che servono l’industria dello sfruttamento lavorativo, della spaccio di droga, dell’appalto dei rifiuti e della prostituzione. Il tutto sotto stretto controllo di una camorra che cambia volto ma non l’appetito degli affari. Tra tanta gente semplice che ha sete di cambiamento e dignità. E’ proprio qui che come missionari Comboniani, presenti da trent’anni su questo territorio e come Associazione Black&White abbiamo sentito molto forte quell’invito di Papa Francesco ripetuto più volte al nostro Capitolo del 2022: “Voi missionari dovete andare Oltre!”. Ancora prima di quel grido sentivamo l’esigenza di trovare un terreno da mettere a disposizione della comunità per ritrovarsi in modo sano attorno ad un sogno. Un libro per i ragazzi del Doposcuola, un pallone da basket o da calcetto per i ragazzi del quartiere, un caffè su una panchina per gli adulti italiani e migranti nella gioia di condividere vita, fatiche e sogni. La forza è stata aggregare le persone. E’ qui che abbiamo sentito la presenza di un Dio che non si arrende al degrado e alla disperazione. Ma che si mette in moto per stimolare persone, energie, potenzialità e risorse. Ci sono amici che hanno offerto il loro tempo libero e la loro professionalità. Persone straordinarie che hanno buttato il cuore al di là dell’ostacolo. I che bambini hanno disegnato come sognavano il Centro. Gli adulti, a livello personale e di associazioni e gruppi, che hanno fatto la differenza con quanto potevano. Chi qualche euro, chi qualcosa di più. Ci sono amici e familiari che hanno donato un eredità, le offerte di una festa di compleanno e altri anniversari. Chi si taglia lo stipendio per dedicare una quota fissa al mese per questo sogno. Per arrivare alle Fondazioni (Grimaldi, Vismara, San Zeno, Decathlon, Munus e Barilla) che ci hanno sostenuto e consigliato. Abbiamo toccato davvero la presenza di Dio in moltissimi modi con la sua inesauribile Provvidenza. Anche da Parma è arrivato il preziosissimo e generosissimo contributo dell’azienda Dallara, del gruppo Mission, di tanti amici e di un eredità della famiglia Ferraboschi grazie all’infaticabile impegno dell’amico Eugenio Caggiati che ha sempre creduto nel nostro sogno. Ognuno ha fatto la sua parte. Soprattutto le scuole con insegnanti e alunni che ci hanno sostenuto negli anni con la raccolta di offerte e la partecipazione attiva alle nostre mostre interattive su pace, ecologia, fratellanza universale. I soci della Black&White che hanno fatto di tutto per sensibilizzare e attivare energie positive sul progetto attraverso incontri missionari, spettacoli del “Mare Mostrum” che racconta il viaggio dei migranti e tante iniziative creative sul territorio. Le Associazioni amiche, locali e oltre, (Medici di Strada, Castelvolturno Solidale, Missione Possibile, Gruppo Mission e tante altre). Gruppi di preghiera e parrocchie amiche che non hanno mai smesso di incoraggiarci, pregare e spendersi per la realizzazione di un’opera che lascia il segno. E infine anche l’amministrazione comunale che dopo tanti ritardi e ostacoli ha dato il via libera alla deroga per il progetto come opera sportiva secondaria di quartiere.

E allora ieri, venerdì 14 novembre, si doveva davvero celebrare insieme per ringraziare innanzitutto il Dio della vita di un traguardo che sembrava insperato coinvolgendo tutte le realtà: la banda e le majorettes delle scuole, il teatro degli amici Bertold Brecht di Formia, i discorsi e ringraziamenti delle autorità amministrative ed ecclesiali, dei rappresentanti dell’Associazione Black and White, dei benefattori e delle Fondazioni. Il tutto in un atmosfera di festa, gioie e armonia di una giornata in cui il sole si è fatto spazio tra mille nuvole, quasi a significare la caparbietà di Daniele Comboni di fronte ai mille ostacoli della missione. Perfino una divertente partita finita in pareggio tra i Comboniani e l’amministrazione comunale di Castelvolturno ha segnato la giornata insieme alle tante partitelle di basket e calcetto dei ragazze delle scuole che spianavano i campetti.          Ma nel cielo di Castelvolturno resteranno indelebili quattro piccoli grandissimi dettagli che hanno segnato questa storica giornata, dal sapore di Vangelo: lo scritto dei bambini del nostro Doposcuola letto dal piccolo Marcello davanti al pubblico che invita a prenderci ora cura tutti insieme del Centro. La scritta sul muro sotto il volto di Daniele Comboni a ricordarne il messaggio “I missionari non hanno mai smesso di difendere la giustizia e i poveri. Sono sempre dalla parte degli ultimi”. Il canto a squarciagola “Nigrizia o Morte” dei Comboniani ricordando il nostro fondatore. E da ultimo quel messaggio sul telefono a fine serata di un caro amico: “Con voi sento Dio più vicino!”

 

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