IL SUICIDIO DI ISRAELE di Carla Mantelli

di BorgoAdmin

Perché Anna Foa ha intitolato il suo ultimo libro “Il suicidio di Israele” suscitando le critiche di molti altri ebrei italiani? Lo ha spiegato bene alla presentazione organizzata dalla Rete Viandanti qualche giorno fa e che ha visto una straordinaria partecipazione di pubblico. Lo Stato guidato da Benjamin Netanyahu si sta suicidando perché con la terribile reazione all’attacco terroristico di Hamas del 7 ottobre, con il rifiuto del diritto internazionale e della diplomazia, con l’appoggio all’occupazione illegale dei territori della Cisgiordania, ha costruito il proprio isolamento internazionale e sta perdendo il consenso della società civile israeliana. Il governo Netanyahu, che Anna Foa non esita a definire terrorista, alla stessa stregua di Hamas, comincia ad avere a che fare con una opposizione che ancora non è forte ma sta crescendo. Lo dimostrano, per esempio, gli appelli di migliaia di riservisti israeliani per salvare gli ostaggi e mettere fine alla guerra e anche la cosiddetta “marcia del pane” di ebrei e arabi israeliani per portare aiuti a Gaza. È molto importante che questa opposizione senta la solidarietà e il sostegno degli Stati democratici e delle loro società civili. Certo, non vanno in questo senso i fischi a David Grossman (pochi giorni a fa a Bologna durante una manifestazione culturale) visto che si è sempre battuto per il rispetto dei diritti dei palestinesi. E nemmeno gli attacchi alla Brigata Ebraica quando partecipa, con pieno diritto, ai cortei del 25 aprile (accaduto anche a Parma quest’anno).

È in atto una discussione sulla necessità di utilizzare il termine “genocidio” per definire lo sterminio che il governo israeliano sta realizzando a Gaza. Per Anna Foa non è utile dividersi sull’uso di un termine. Ciò che è essenziale è difendere il diritto internazionale che era nato proprio per mettere un limite alle guerre e che ora è ignorato da Israele (sostenuto dagli Stati uniti di Trump e dall’Ungheria di Orban). Purtroppo, ogni critica al governo Netanyahu viene tacciata da quest’ultimo come antisemitismo. In realtà è proprio il suo comportamento che rinvigorisce un antisemitismo vero che, ahimè, non è mai morto. Anna Foa sostiene che esistono vari tipi di sionismo e definisce le caratteristiche di ciascuno nel suo libro. Lei non si definisce sionista perché ritiene che il posto degli ebrei sia nella diaspora. Ma non si definisce nemmeno antisionista a patto che Israele sia davvero uno Stato democratico in cui tutti i cittadini hanno gli stessi diritti, e non uno Stato “ebraico” in cui gli ebrei hanno più diritti dei non ebrei. Di fronte ad Hamas che vuole lo Stato palestinese “dal Giordano al mare” senza ebrei, e al governo Netanyahu che vuole lo stesso Stato ma senza palestinesi, quale soluzione si può immaginare? Due popoli e due Stati? Una federazione? Uno Stato unico in cui ebrei e arabi convivono? Quest’ultima sarebbe certamente la soluzione preferibile ma per il momento è del tutto irrealistica. Israele avrebbe dovuto sostenere l’Autorità Nazionale Palestinese, perché non tutti i palestinesi si identificano con Hamas. Ma ha fatto esattamente il contrario. Tutti gli Stati europei dovrebbero riconoscere lo Stato palestinese (benché in realtà non esista). Sarebbe un gesto meramente simbolico ma molto importante.

Dal pubblico qualcuno ha rivendicato il massacro del 7 ottobre come azione di resistenza al potere oppressivo di Israele. Anche su questo Anna Foa è stata perentoria: mai e poi mai l’uccisione di civili innocenti può essere considerato un atto di resistenza.

Anna Foa, Il suicidio di Israele, Bari Laterza 2024, p.104, €.15,00

 

Dalla stessa sezione

Lascia un commento