IL REPORT 2024 SUL DIRITTO DI ASILO  di Chiara Marchetti

di BorgoAdmin

Lo scorso 16 gennaio è stato presentato anche a Parma l’8° rapporto che la Fondazione Migrantes dedica al “mondo” dei rifugiati e delle migrazioni forzate: il volume Il diritto d’asilo. Report 2024. Popoli in cammino… senza diritto d’asilo (Tau Editrice 2024, euro 20,00) raccoglie in oltre 400 pagine analisi, “dati e fatti”, storie realizzate da un’équipe di autrici e autori (coordinati da Mariacristina Molfetta della Fondazione Migrantes e da Chiara Marchetti di CIAC) che si lasciano interrogare dalle sofferenze che le persone in fuga portano scritte nei loro volti e nei loro corpi. Nel mondo, a metà del 2024, c’erano 122,6 milioni di persone – il 40% minori – colpite da “sradicamento forzato globale” (rifugiati, richiedenti asilo, sfollati interni), pari a 1 persona ogni 67. Dati senza precedenti che rendono evidente la gravità delle condizioni che colpiscono tanti Paesi, ma che non devono indurci a pensare che l’Italia e l’Europa siano oggetto di un’invasione: il 69% sta nei Paesi limitrofi alle crisi, il 75% dei rifugiati (i 3/4 provengono da soli 5 Paesi: Afghanistan, Siria, Venezuela, Ucraina, Sudan) è accolto in paesi a basso reddito e solo 1/4 arriva nelle parti del mondo più ricche.. Così, se nelle destinazioni principali sono presenti anche milioni di migranti forzati (Iran 3,8 milioni; Turchia 3,3 milioni; Colombia 2,9 milioni), in Italia sono 414.000 in tutto le persone richiedenti asilo, rifugiati con protezione sussidiaria o complementare (tra questi 166.000 ucraini con protezione temporanea), pari allo 0,7% di tutta la popolazione italiana e lo 0,3% di tutte le persone in fuga nel mondo. La vera emergenza allora sembra essere un’altra: 56 guerre in corso, il costante incremento delle vittime civili (più di 170.000 nel 2023), 733 milioni di persone patiscono la fame e 2,2 miliardi non hanno accesso all’acqua potabile, il tutto mentre aumenta la spesa militare globale e diminuiscono gli investimenti in cooperazione allo sviluppo e politiche di accoglienza.

La fotografia che offre il report è impietosa: sempre più persone sono costrette ad abbandonare le loro case, ma non sembra aumentare in parallelo la capacità e la volontà di dare loro la dovuta accoglienza e protezione. I nostri confini sono sempre più militarizzati e violenti: basti ricordare che tra il 2014 e il 2024 30.400 persone hanno perso la vita nel solo Mediterraneo, che si conferma la rotta più mortale, e in Europa sono stati ben 15 i Paesi in cui sono state documentate alle frontiere pratiche illegali, violenza e mancata assistenza (Bulgaria, Cipro, Germania, Spagna, Francia, Grecia, Croazia, Ungheria, Irlanda, Italia, Polonia, Romania, Serbia, Turchia e Regno Unito). Gli investimenti per politiche di respingimento ed espulsione vengono sempre trovati – uno su tutti per il folle piano che ha portato all’apertura dei centri in Albania – mentre l’accoglienza di chi riesce nonostante tutto ad arrivare è sempre meno finanziata e sostenuta, economicamente e politicamente, con gravi conseguenze sulla qualità dei servizi che si riescono a garantire e sulla possibilità di avviare proficui percorsi di integrazione.

Le ombre sono davvero numerose, al punto che il titolo del volume evoca la possibile fine del diritto d’asilo, ma questo è solo un motivo in più per non assistere passivi e inermi allo scenario che si va affermando: lo stesso report dà testimonianza di esperienze di impegno, reazione, solidarietà e protagonismo (da parte di tanti cittadini e cittadine, di gruppi e soggetti laici e cristiani, ma anche degli stessi rifugiati) che hanno bisogno non solo di essere visti e sostenuti, ma anche di moltiplicarsi, diffondersi e contaminare positivamente a tutti i livelli le istituzioni e l’opinione pubblica. Affinché i popoli in cammino non si trovino (definitivamente) senza diritto d’asilo.

 

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