IL RACCONTO DI TINA ANSELMI, PRIMA DONNA MINISTRA NELLA STORIA DELLA REPUBBLICA di Valentina Bianchi

di BorgoAdmin

La Sala Municipale era piena di giovanissimi dell’IC Micheli giovedi mattina 12 febbraio per la Terza Intervista della Legalità dedicata, dall’Osservatorio della Legalità e dal Circolo il Borgo, all’interno del Progetto Concittadini supportato dall’Assemblea legislativa dell’Emilia Romagna, alla memoria di Tina Anselmi a dieci anni dalla morte. Dopo i saluti di Monica Cocconi, Responsabile dell’Osservatorio permanente della legalità, di Michele Alinovi che ha portato i saluti come Presidente del Consiglio Comunale e a Francesco De Vanna che li ha portati come assessore con delega alla Legalità sono intervenuti Anna Pellegrini, la Senatrice Albertina Soliani e il Pro Rettore Simone Baglioni. La prima ha narrato con molta passione la storia dell’Anselmi. La Soliani ne ha tracciato con commozione la traiettoria politica, professionale e umana, all’interno di una profonda amicizia comune. Il prof. Baglioni ha innescato con gli studenti una bellissima interazione di didattica innovativa sulle parole della democrazia.

Raccontare, ricordare, tramandare e ascoltare, osservare la storia per migliorare il presente. Personaggi di grande spicco con coraggio e fiducia hanno avuto la forza di combattere per la libertà e per la Repubblica democratica italiana. Aveva solo diciassette anni quando vide impiccare dei giovani partigiani per mano dei nazifascisti nella piazza del suo paese, Bassano del Grappa. Tra i giovani che dovettero subire questa atrocità vi era il fratello di una sua cara amica. Da quel giorno la giovane Tina Anselmi capì da che parte stare, capì che l’indifferenza non era possibile, che la libertà e la dignità umana avevano bisogno di persone pronte a difenderle. Da allora non avrebbe mai smesso di difendere la democrazia italiana. Tina Anselmi nasce in Veneto il 25 marzo 1927 a Castel Franco Veneto e sin da molto giovane, dall’età di diciassette anni decise di impegnarsi attivamente per difendere le libertà. Con il nome “Gabriella” divenne staffetta partigiana e prese parte attivamente alla Resistenza. Il suo ruolo apparentemente silenzioso era in realtà fondamentale: senza le staffette, la rete partigiana non avrebbe potuto comunicare né organizzarsi. Quell’esperienza, così tanto importante per lei, le insegnò che la libertà non è un dono, ma una conquista quotidiana. Studiò all’Università Cattolica Sacro Cuore di Milano in Lettere, fu insegnante e con il tempo si impegnò sempre di più a difendere le libertà dei cittadini. L’insegnamento per lei non era soltanto un lavoro: era una missione educativa. Credeva profondamente nella scuola come luogo di crescita civile e, come spazio in cui formare cittadini consapevoli e responsabili. Negli anni successivi si impegnò nel sindacato e nell’associazione cattolica, maturando una visione politica attenta a diverse questioni. Intorno al 1968 entrò in Parlamento come deputata della Democrazia Cristiana, occupandosi principalmente di pari opportunità, famiglia e figura della donna. Una delle prime importanti azioni promosse fu l’approvazione della legge sul lavoro a domicilio, volta a garantire diritti e tutele a migliaia di lavoratrici spesso invisibili e sfruttate. La personalità di Tina era molto forte, ma mai arrogante: determinata, ma sempre animata da un profondo senso etico. Voleva raggiungere regole e diritti, non mai badava ad interessi. Scoprì nel 1976, impegnata in un gesto quotidiano come lavare i piatti nella sua casa romana vicino a Montecitorio, di un evento che avrebbe cambiato la storia. Scoprì di essere diventata la Prima Ministra Donna italiana del lavoro e pari opportunità. Tina Anselmi voleva creare connessione e relazioni continue con la vita. Dopo qualche anno e l’esperienza maturata come Ministra del Lavoro, nel 1978 divenne Ministra della Sanità. In quegli anni complessi, segnati da tensioni sociali e terrorismo, riuscì a realizzare una delle riforme più importanti della storia repubblicana: l’istituzione del Servizio Sanitario Nazionale con la legge n. 833 del 1978. Il nuovo sistema superava ostacoli e affermava un principio rivoluzionario: la salute non è un privilegio, ma un diritto universale, garantito a ogni individuo senza alcun tipo di discriminazioni economiche o sociali. Ancora oggi quella riforma rappresenta uno dei pilastri fondamentali della democrazia italiana e del nostro sistema sanitario. Un altro enorme contributo fornito da Tina Anselmi fu la nomina di presidente della Commissione d’inchiesta sulla Loggia massonica P2 di Licio Gelli, un’associazione segreta e criminale che coinvolgeva magistrati, avvocati, imprenditori, giornalisti, finanzieri. Tina, impegnandosi solo come lei sapeva fare, accettò la sfida e si imbatté nel cercare di sventrare questa associazione. Affrontò l’incarico con rigore e coraggio, determinata a fare piena luce su una vicenda pericolosa e insidiosa. Non si lasciò intimidire dalle pressioni e lavorò instancabilmente per difendere la trasparenza e la legalità.

Albertina Soliani, senatrice e grande amica di Tina Anselmi, ci racconta come Tina abbia posto il suo impegno anche sul piano internazionale, diventando rappresentante italiana nelle Conferenze ONU, in particolare, ricorda la Conferenza ONU di Pechino del 1995 un evento storico che riunì migliaia di donne provenienti da ogni parte del mondo, circa 10.000 donne da tutto il mondo. Un insieme di colori, etnie, inni con l’obiettivo comune di discutere sui temi dell’uguaglianza, dello sviluppo e della pace. Nel 2006 Tina Anselmi a Milano parlò di democrazia e Costituzione, la definì come una pianta fragile che va coltivata quotidianamente, giorno dopo giorno. Albertina Soliani conclude il suo intervento ricordando che la libertà era “come l’aria”: qualcosa di essenziale, di cui spesso ci si accorge solo quando manca. Tina Anselmi comprese che la libertà richiede coraggio e fiducia, dedicando l’intera vita alla comunità e lavorando sempre con consapevolezza e innovazione. Con la sua bicicletta durante la Resistenza e con il suo sorriso luminoso nelle aule parlamentari, è stata capace di ispirare generazioni di donne e uomini. La sua storia ci ricorda che la democrazia non è un’eredità garantita, ma un impegno quotidiano che ciascuno di noi, nel proprio piccolo, è chiamato ad assumersi con responsabilità e amore per il bene proprio e dell’intera collettività.

 

 

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