Borgo NewsLa Piazza IL FUTURO DELLA COMPETITIVITÀ EUROPEA: DUE DIBATTITI SUL RAPPORTO DRAGHI di Alfredo Bonassi di BorgoAdmin 5 Dicembre 2024 di BorgoAdmin 5 Dicembre 2024 386 Mario Draghi, ha presentato il suo Rapporto sul futuro della competitività europea davanti al Parlamento europeo il 17 settembre scorso. L’incarico era stato conferito a Draghi dalla Commissione europea nel 2023 (parallelamente la Commissione aveva dato mandato a Enrico Letta di predisporre un Rapporto sul futuro del mercato unico, presentato in occasione del Consiglio straordinario del 17-18 aprile 2024). Il Rapporto è strutturato intorno a cinque punti chiave: -Colmare il divario di innovazione -Un piano comune per la decarbonizzazione e la competitività -Aumentare la sicurezza e diminuire le dipendenze -Finanziare gli investimenti -Rafforzamento della governance Il rapporto accoglie al suo interno le conclusioni del rapporto Letta e integra nel suo quadro generale le conclusioni del Rapporto UE sulla difesa, presentato a Bruxelles dall’ex presidente finlandese Sauli Niinistö il 30 ottobre. Von der Leyen ha indicato, negli ordinamenti politici per la Commissione europea 2024-2029, la volontà di seguire le raccomandazioni del rapporto nel prossimo mandato della Commissione. Le lettere di incarico indirizzate da von der Leyen a ciascun candidato alla carica di commissario recavano l’invito ad attingere, per le parti di competenza, alla visione ed alle proposte della relazione Draghi sul futuro della competitività europea. I due incontri organizzati da Casa Europa del circolo il Borgo, si sono focalizzati in particolare sugli aspetti legati all’ambito economico e del lavoro. L’incontro del 14 ottobre si poneva la domanda “Rapporto Draghi. Una visione dell’Unione Europea condivisa?” In questa prospettiva si sono confrontati il prof. Augusto Schianchi (Università di Parma) e il Prof. Fabrizio Pezzani (Università Bocconi Milano). Il prof. Schianchi ha premesso le difficoltà di attuazione della “visione” per l’Europa, nettamente federalista, proposta da Draghi, anche a seguito della presenza nel nuovo Parlamento europeo, di una forte componente “confederalista”, che sostiene una ampia autonomia degli Stati nazionali. Dal confronto dei grafici sulla crescita negli USA, Cina e UE, gli interventi proposti da Draghi sono improrogabili, pena un irreversibile declino. Dagli anni 2000 la crescita economica della UE è fortemente rallentata essenzialmente perché si è concentrata su settori “tradizionali”, senza sufficienti investimenti nei settori “disruptive”. Investimenti insufficienti, anche a seguito della inadeguatezza del sistema finanziario UE, frammentato fra i vari Stati. Il prof. Pezzani inizia dando quasi per scontato il declino dell’Europa, del mondo occidentale in generale, a seguito della inadeguatezza delle élite al potere di confrontarsi con un mondo che cambia. Inoltre, si dimostra molto critico per l’approccio proposto da Draghi, troppo incentrato sulla finanza senza mettere al centro la società e il capitale sociale, che per il prof. Pezzani sono la vera priorità. Inoltre, sulla base di grafici che mostrano il continuo aumento della disuguaglianza sociale dagli anni 70 in avanti, nei quali inizia la svolta “neoliberista”, afferma il fallimento del neoliberismo come base di uno sviluppo socialmente giusto e sostenibile. Per trovare un punto di equilibrio fra queste posizioni si constata che, le dimensioni insufficienti delle aggregazioni produttive e finanziarie nella UE non sono all’altezza della competizione con USA e Cina, il necessario aumento della capacità di intervento finanziario, indispensabile per sostenere la crescita nella UE, dovrà essere concentrato per creare reale valore aggiunto per tutta la società. Nell’incontro del 20 Novembre, Marco Ceresa Amministratore delegato di Randstad e Marco Giglio di FIM-CISL nazionale, affrontando il tema proposto “Quale futuro per la produzione europea?”, hanno preso posizioni concordi con le indicazioni del rapporto Draghi, con riferimenti concreti al mondo del lavoro. Marco Giglio, concorda sulla necessità di maggior coordinamento europeo della produzione industriale, a partire dal settore difesa-aerospazio e settori ad alto contenuto tecnologico, senza trascurare il coordinamento delle politiche sindacali europee per garantire i diritti dei lavoratori. Marco Ceresa, nel concordare sulle carenze del sistema produttivo europeo, poco coordinato e poco presente nei settori più avanzati, pur possedendone le competenze, pone l’accento sulla necessità della formazione continua, a tutti i livelli, della forza lavoro. Formazione continua come condizione per garantire un aumento della produttività del sistema industriale. Considerando che il PIL è il prodotto fra numero dei lavoratori e produttività pro capite, vista la decrescita demografica l’unica strada praticabile per garantirci un futuro è sostenere la crescita attraverso l’aumento della produttività del sistema. L’incontro si è concluso evidenziando, per quanto riguarda il mondo del lavoro e della imprenditoria, la necessità di superare la frammentazione degli indirizzi e delle politiche negli Stati europei, peraltro specchio della frammentazione politica, che non fa altro che aumentare i costi di “gestione” del sistema, rendendo la UE meno competitiva sul piano internazionale. 0 FacebookWhatsappEmail post precedente DONNE E DIACONATO: UN LUNGO CAMMINO TRA DELUSIONI E SPERANZE di Cristina Musi – Presidente Gruppo Meic di Parma post successivo PARMA CAPITALE, UNA NUOVA PIAZZA PER L’EUROPA di Francesco Sansone Dalla stessa sezione BORGODAY: IL BORGO PREMIA SILVIA SANTURO E ANGELA... 25 Giugno 2026 “FAR CRESCERE LA TECNICA SENZA FAR REGREDIRE IL... 25 Giugno 2026 EURO DIGITALE, L’ACCORDO C’È. 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