IL DITO (S)PUNTATO DEGLI ADULTI di Riccardo Campanini

di BorgoAdmin

La “cronaca nera” di qualche giorno fa riportava l’episodio di alcuni ragazzi di Parma che hanno assalito e derubato dei coetanei in un locale di Felino. Seguendo la moda del momento, secondo la quale la responsabilità di questi episodi va rigorosamente attribuita su base territoriale, ci si potrebbe chiedere: ma la “colpa” è del Comune di Parma (di centro-sinistra), dove risiedono gli autori dell’aggressione, o di quello di Felino (di centro-destra) dove si sono svolti i fatti? Ma poi, ampliando un attimo il discorso (e le competenze): il fatto che la scuola superiore frequentata – forse non troppo assiduamente – dagli aggressori non sia riuscita ad educarli in modo corretto, non va forse a discapito delle Provincia (amministrata dal centro-sinistra)?  Senza ovviamente dimenticare che le norme in materia di ordine pubblico e repressione dei reati sono ovviamente di competenza del Governo nazionale (di centro-destra) – e forse qualche esperto potrebbe anche individuare delle responsabilità a carico dell’Unione Europea o della Corte di Giustizia internazionale…

Come si vede, se questi problemi si affrontano con la logica dei rimpalli di responsabilità l’unico risultato è la produzione in serie di di sterili comunicati a uso elettorale, come quelli che quasi quotidianamente rimbalzano sui mezzi di informazione locale e nazionale. Ma se invece si ascolta la voce di chi vive “sul campo” le sfide della devianza e della criminalità il quadro cambia completamente: non più “tutti contro tutti”, ma al contrario, tutti insieme per raggiungere un unico obiettivo. Ad esempio, il nuovo Questore di Parma-  non esattamente un esponente dei salotti radical chic – è recentemente intervenuto proprio sul tema degli episodi criminosi che vedono protagonisti i ragazzi per evidenziare come sia prioritario il rapporto con le famiglie e la scuola per promuovere il rispetto della legalità soprattutto a vantaggio di chi soffre di gravi carenze educative. Probabilmente qualcuno avrà arricciato il naso davanti a queste dichiarazioni: da un responsabile dell’ordine pubblico ci si aspetterebbe parole roboanti come “tolleranza zero”, “pugno di ferro” e così via, non certo il richiamo alla collaborazione tra istituzioni o all’educazione alla legalità. Ma, come dimostra la scarsa efficacia  dei tanti “decreti sicurezza” partoriti in questi anni, agire sui sintomi e non sulle cause della violenza giovanile è un’operazione tanto vincente a parole quanto improduttiva nei fatti; la strategia corretta, che naturalmente ha bisogno di tempo per dare frutti, è invece proprio quella indicata dal Questore – e che, nel suo piccolo, anche “Il Borgo” cerca di portare avanti con iniziative rivolte specificamente alle nuove generazioni, come BorgoLab e “Le interviste della legalità”.

A tutto questo, però, va aggiunto un ulteriore e fondamentale tassello: già, perché i ragazzi e le ragazze non sono un “oggetto” di cui discutere, ma soggetti da coinvolgere a pieno titolo, soprattutto quando si parla di loro, delle loro attese, del loro disagio che talvolta sfocia nella violenza e nell’illegalità.  Ne è stata puntale conferma l’edizione appena conclusa di “Mi prendo il mondo”, che ha fatto emergere richieste, sensibilità, punti di vista che sarebbe assurdo ignorare – non solo (come è ovvio) in vista del benessere delle giovani generazioni ma anche per quello della società in generale, di cui i teenagers fanno e faranno parte a pieno titolo. Anzi, a guardare chi sono oggi, e come si comportano, i “potenti della terra”, verrebbe quasi da dire che se i giovani riuscissero davvero a prendersi il mondo farebbero sicuramente meno danni…

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