Borgo NewsLa Piazza IL “CASO” TEATRO DUE CI RENDA TUTTI SPETTATORI PARTECIPI! di Lucia Mirti di BorgoAdmin 15 Gennaio 2026 di BorgoAdmin 15 Gennaio 2026 2,K La città di Parma e tutto il suo territorio sono stati profondamente scossi dalle notizie di violenze e molestie delle quali l’apprezzatissimo Teatro Due è risultato essere stato scenario. Notizie circostanziate e suffragate dalla sentenza del Tribunale del Lavoro (una delle tre sentenze emesse sul caso) dello scorso settembre, ma diventata pubblica solo nelle scorse settimane, che stabilisce, a carico di un regista e del luogo dove questi esercitava, obbligo di risarcimento a due attrici vittime di molestie e violenza sessuale. Come Circolo Culturale, Il Borgo si è interrogato profondamente sulle sconcertanti evidenze riportate nelle sentenze – non pronunciate da un giudice penale per scadenza dei termini della denunzia delle giovani risultate oggetto di molestie e violenza. Innanzitutto, riteniamo di dover manifestare piena solidarietà alle giovani donne vittime di ignobili e inaccettabili abusi. Ringraziarle per il loro coraggio, per la loro consapevolezza. Per la scelta di esporsi nonostante tutto. Una scelta che non ha né scadenza né tempo, perché i luoghi di violenza in Italia sono ancora oggi troppi, come troppe sono le donne e le ragazze che anche nei luoghi di lavoro – purtroppo ancora non infrequentemente – subiscono occasioni di abusi che non sempre vengono denunciati a causa della nota e multifattoriale difficoltà delle donne a ricevere credibilità e sostegno nel farlo. Per il rischio assurdo di esser percepite loro stesse “colpevoli” per come sono andate le cose. La verità è che nessun luogo è mai completamente sicuro ed esente dal rischio di violenza di genere. Neppure – e lo diciamo con sconforto e sofferenza profonda – i luoghi che culturalmente dovrebbero invece rappresentare avamposti di superamento delle diseguaglianze e di lotta contro l’imbruttimento e le prevaricazioni. In città come a livello nazionale, il Teatro Due è sempre stato considerato un eccellenza tra questi. Un rispettato luogo di cultura e di formazione grazie all’indiscussa qualità delle sue produzioni e dei suoi coinvolti. Da qui il profondo sgomento, per quanto accaduto. Uno sconcerto se possibile raddoppiato dal luogo ove l’inaccettabile è stato perpetrato. Ciò che era rimasto nell’ombra è ora emerso come un pugno allo stomaco grazie alla consapevolezza e alla determinazione a far luce di due giovani che hanno trovato il coraggio di dire pubblicamente che no, non è normale subire certe pretese e comportamenti; no, non è un andazzo scontato e solamente ripugnante, se non voluto. Si tratta invece di soprusi psicologici e di reati da denunziare, nell’evidente situazione di squilibrio di posizione e potere ben descritto nella sentenza. Il disagio delle migliaia di spettatori che hanno sempre apprezzato “il Due” come luogo di produzione culturale, è stato immediato. Come immediato è stato il loro giusto protendersi a difendere il teatro, confermando la propria partecipazione agli eventi in corso e in programma. Ci sono stati incontri pubblici con la dirigenza, comunicati stampa, scioperi, legittimi ricorsi alla sentenza di cui si avranno per tempo gli esiti, dichiarazioni di associazioni maschili e femminili, fino all’autosospensione della direttrice del teatro, sostituita da un suo collaboratore. Ma la città certo è stata scossa, e lo deve rimanere. La nazione lo è. Ed è un bene che lo sia. Il maggior rischio è che tutto venga rapidamente dimenticato nel (pur legittimo) tentativo di tornare alla normalità: sarebbe l’errore più grave. Perché non renderebbe giustizia alle centinaia, migliaia di donne che non hanno la possibilità o la forza di uscire allo scoperto per dire “basta, mi fa schifo”. È per tutte loro che è fondamentale che gli uomini e donne continuino ad interrogarsi su ciò che “il caso Teatro Due” ha evidenziato: la mancanza di rispetto per le lavoratrici e i lavoratori, per il corpo delle donne, per la dignità altrui, è spesso ancora reale e presente a prescindere dal dove e dal come. La disattenzione con cui quotidianamente si lasciano correre parole, gesti, giudizi, leggerezze che leggere non sono, è ancora prassi ordinaria. Mentre è invece tempo che in tutti noi si faccia largo una profonda consapevolezza. Occorre tenere alto lo sguardo su ogni quotidianità: nulla è scontato, nessun luogo è al sicuro dagli stereotipi, dalla fallibilità umana, dagli atteggiamenti lesivi della dignità delle donne, o degli uomini. La lotta contro le violenze di genere non è solo una questione di giustizia, né solo di errore o responsabilità individuale. La lotta per il rispetto della dignità è un fatto collettivo fondamentale che tratta di libertà e di evoluzione, e di questo siamo tutti partecipi. Per cui il bisogno di progredire sia maggiore di quello di condannare. 0 FacebookWhatsappEmail post precedente NON PERDETE MAI IL SORRISO! di don Vittorio de Paoli post successivo 2026: TRA LA VIA DEL DIRITTO E IL WEST di Riccardo Campanini Dalla stessa sezione BORGODAY: IL BORGO PREMIA SILVIA SANTURO E ANGELA... 25 Giugno 2026 “FAR CRESCERE LA TECNICA SENZA FAR REGREDIRE IL... 25 Giugno 2026 EURO DIGITALE, L’ACCORDO C’È. MA LA VERA PARTITA... 25 Giugno 2026 LI HO LETTI E MI SONO PIACIUTI di... 25 Giugno 2026 È NATA LA FONDAZIONE PER LA FINANZA SOLIDALE... 4 Giugno 2026 PARMA, L’ATLANTE DEL FUTURO E LA SFIDA DELLE... 4 Giugno 2026 UMANESIMO E TECNOLOGIA: QUALE FUTURO PER L’UOMO? di... 4 Giugno 2026 ESSERE IN RELAZIONE: LEGAMI, TECNOLOGIA, AMBIENTE E NUOVE... 4 Giugno 2026 FESTA DELL’EUROPA AL CONVITTO MARIA LUIGIA: GIOVANI, MEMORIA... 20 Maggio 2026 EDUCARE ALLA PACE di Maria Vittoria Ablondi, studentessa... 20 Maggio 2026 Lascia un commento Cancella risposta Save my name, email, and website in this browser for the next time I comment. Δ