Borgo NewsLa Piazza IL 1° MAGGIO, UN TRAGUARDO DA RAGGIUNGERE di Andrea Bernardo, ex studente di BorgoLab di BorgoAdmin 5 Maggio 2025 di BorgoAdmin 5 Maggio 2025 355 “L’Italia è una repubblica democratica, fondata sul lavoro”. Così recita il primo comma dell’art.1 della Costituzione Italiana, primo tra i principi fondamentali della carta costituzionale e pilastro alla base dell’ordinamento italiano. Il lavoro viene riconosciuto come principio cardine della Repubblica italiana per la sua utilità individuale e sociale, ricoprendo la funzionale di strumento di indipedenza, emancipazione e realizzazione personale, nonché motore per il pieno funzionamento e sviluppo della macchina statale. Il lavoro ha una natura complessa e multidimensionale, che abbraccia le altre varianti della vita quotidiana, dalla salute al pieno godimento di un’esistenza dignitosa. È grazie al lavoro, in tutte le sue forme e sfumature, se oggi godiamo di un sistema di welfare nazionale. Il lavoro è stato da sempre la scintilla che ha innescato il fuoco del cambiamento. È proprio per questo che i padri e le madri costituenti hanno deciso di cristallizzare nella Costituzione repubblicana questo principio generale. È poi con l’art.4 e gli articoli da 35 a 40, che la Costituzione ha creato le basi per promuoverne la sua concreta implementazione: l’art.4 sancisce l’importanza dello Stato nel promuovere condizioni favorevoli per la creazione del lavoro; l’art.35 sancisce la tutela del lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni; l’art.36 stabilisce il diritto ad una retribuzione proporzionale alla quantità ed alla qualità del lavoro svolto al fine di assicurare un’esistenza libera e dignitosa; l’art.37 promuove condizioni e tutele rivolte alla donna lavoratrice ed alla donna madre, riconoscendo nella figura femminile una figura indipendente, nonché imponendo il divieto del lavoro minorile; l’art.38 sancisce la nascita di una rete solidale tipica dello stato sociale moderno, tutelando gli inabili al lavoro e tutti coloro sprovvisti di mezzi necessari al proprio sostentamento; l’art.39 sancisce la piena indipendenza ed autonomia delle organizzazioni sindacali, organi rappresentativi dei lavoratori per ogni genere di categoria; l’art.40 tutela lo sciopero, strumento essenziale per l’azione sindacale e per la costruzione di un futuro dignitoso. Questi, gli articoli della cosiddetta “Costituzione economica”, costituiscono, insieme ad altre fonti del diritto emanate nel corso degli anni, il quadro repubblicano del lavoro. I presenti articoli sono funzionali al fine di sottolineare come questo insieme di diritti e tutele, percepite ormai come lontane dalla narrativa collettiva del nostro tempo, siano invece vivissime e cariche di tutta quell’energia storico-sindacale che è poi la motivazione per la quale celebriamo il 1 maggio. Il fenomeno sindacale si è fatto storico portavoce delle rivendicazioni di milioni di lavoratori e lavoratrici, denunciando situazioni di abuso e sofferenza nel contesto lavorativo. Nonostante i grandi passi in avanti, i fenomeni dello sfruttamento e delle morti sul lavoro sono ancora oggi temi di tragica e costante attualità. Secondo i dati riportati dell’Osservatorio Vega, i morti sul lavoro nel nostro paese relativi al 2024 sono stati 1090, aumentati del 4,7% rispetto al 2023. Ad essere maggiormente a rischio sono gli uomini, nella fascia tra 55-64 anni, con una distribuzione regionale che vede Lombardia, Campania e Lazio sul podio. Tra le categorie più vulnerabili, i lavoratori stranieri sono stati i più colpiti. Nel primo bimestre del 2025 invece, i morti sul lavoro sono stati 101, con un incremento dell’11% rispetto al primo bimestre del 2024. La situazione generale vede un tragico aumento delle morti sul lavoro. Tra le ultimissime vittime, un giovane di 17 anni in provincia di Salerno, assunto in nero ed abbandonato in ospedale dopo l’incidente avvenuto sul posto di lavoro. Queste morti rappresentano un fallimento per il nostro paese, perché non sono solo vittime di chi assume forza-lavoro senza rispettare le vigenti normative in materia di sicurezza sul lavoro, ma anche di uno Stato che, volontariamente o involontariamente, strizza l’occhio ai carnefici. Queste morti sono un omicidio di Stato. Alle morti sul lavoro si sommano gli innumerevoli e quotidiani episodi di sfruttamento sul lavoro. La paura di perdere un lavoro che possa offrire stabilità, la minaccia di poter perdere il permesso di soggiorno, la preoccupazione di dover arrivare a fine mese per sé stessi o per la propria famiglia, la volontà di affermarsi e diventare finalmente indipendenti dai propri genitori o dal proprio partner, sono solo alcune delle motivazioni per le quali, ogni giorno, migliaia di lavoratori e lavoratrici accettano un lavoro degradante e con poche tutele. Lo sfruttamento assume diverse forme, con diversi gradi di intensità e diverse sfumature, passando dall’illegalità alla semi-illegalità. Lo sfruttamento passa dal caporalato nei campi ai tirocini “formativi” nelle aziende, toccando le commissioni extra-lavorative e le minacce di cessare il rapporto di lavoro nel caso in cui si aspetti un bambino. Il nostro paese è l’unico paese OCSE in cui i salari non crescono dal 1994, e questo naturalmente ha grandi ripercussioni sugli stili di vita, dalla spesa al comprare casa, soprattutto per le giovani generazioni. Si è creata un’enorme frattura intergenerazionale e nella distribuzione della ricchezza, che oggi rende l’Italia una realtà stagnante e senza prospettive future. È proprio a causa di questo, che ogni anno, migliaia di ragazzi e ragazze lasciano l’Italia per andare trovare maggiori e migliori opportunità lavorative all’estero. L’incertezza nel futuro è il grande fardello dei giovani della “Generazione Z”, e lo sarà anche per coloro che verranno, se le cose non si accingeranno a cambiare radicalmente. Il diritto di sciopero è invece minacciato non solo a livello istituzionale, a causa delle recenti normative volte a reprimere e restringere le manifestazioni pubbliche, ma anche a livello socio-culturale. Quello che manca oggi quando si parla di lavoro è la partecipazione. È la partecipazione il motore storico del lavoro, e questo sin dai tempi della Rivoluzione industriale. Sono le donne e gli uomini di tutti i giorni ad aver portato i grandi cambiamenti di cui oggi tutti beneficiamo. Il diritto del lavoro ed il diritto sindacale sono il frutto delle rivoluzioni sociali che hanno attraversato ‘800 e ‘900, portando alla creazione di organizzazioni internazionali a tutela del lavoro come l’OIL, Organizzazione Internazionale del Lavoro, ed innovazioni di carattere nazionale come lo Statuto dei lavoratori nel 1970 e lo sviluppo del fenomeno sindacale in Italia. Quello che possiamo fare oggi, come comuni cittadini e cittadine è partecipare. Partecipare con il voto, manifestando ed impartendo un’educazione alle giovani generazioni che sia critica, storica e che riconosca il valore dell’individuo e della comunità. A tal proposito, colgo l’occasione per ricordare che l’8 ed il 9 giugno 2025 si sarà chiamati a votare per cinque quesiti referendari di grande importanza. Di questi cinque, quattro hanno come oggetto il mercato del lavoro, mentre uno la cittadinanza. Il mio caloroso invito è di correre alle urne. È nostro diritto, ma soprattutto dovere, partecipare a questi momenti di raccoglimento democratico, offrendo un nostro concreto contributo ad una causa che vede un avanzamento di civiltà. Studenti e lavoratori fuorisede hanno tempo fino al 4 maggio per presentare domanda per poter votare, presso il comune in cui si è temporaneamente domiciliati. Mi è stato chiesto quale fosse la mia visione sul mondo del lavoro. Sono fiducioso nei valori sanciti nella nostra Costituzione, ma sono invece molto preoccupato e quasi avvilito dal contesto incerto del mercato del lavoro. Quello che possiamo fare, a mio avviso, è lavorare per migliorare il nostro senso di comunità al fine di incrementare la partecipazione collettiva e l’inclusività. Partecipare quando è il momento, senza poi lamentarsi di ciò che avrebbe potuto o dovuto essere. Dobbiamo metterci in testa che il 1 maggio non è una celebrazione fine a sè stessa, ma un traguardo da raggiungere ogni singolo giorno. 0 FacebookWhatsappEmail post precedente RELIGIONI IN GUERRA di Carla Mantelli post successivo SICUREZZA E AMMINISTRAZIONI LOCALI di Carla Mantelli e Lucia Mirti Dalla stessa sezione BORGODAY: IL BORGO PREMIA SILVIA SANTURO E ANGELA... 25 Giugno 2026 “FAR CRESCERE LA TECNICA SENZA FAR REGREDIRE IL... 25 Giugno 2026 EURO DIGITALE, L’ACCORDO C’È. 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