I PARMIGIANI DEL FUTURO: UNO, NESSUNO O CENTOMILA?  di Riccardo Campanini

di BorgoAdmin

Alcuni mesi fa, provando a definire il programma di massima de “Il Borgo” per il 2025-2026, tra i principali argomenti da approfondire era stato individuato il tema della città nei suoi vari aspetti: come occasione per suggerire spunti e proposte a candidati e partiti in vista delle elezioni comunali del 2027, ma anche nella consapevolezza che i problemi che interessano Parma sono più o meno gli stessi che toccano le altre città italiane, anzi europee. Al momento di delineare questa ipotesi di lavoro non era certo prevedibile che, almeno per quanto riguarda le vicende italiane, quello dello sviluppo delle città diventasse uno degli argomenti più dibattuti dell’estate 2025, altrettanto, se non più, dei consueti argomenti “da ombrellone”, come la scelta del “tormentone” estivo o le vacanze dei VIP: basti pensare all’inchiesta della magistratura sullo sviluppo urbanistico di Milano o ai dibattiti e alle polemiche sul cosiddetto overtourism  che mette a dura prova la vivibilità delle città d’arte e delle principali mete turistiche del Belpaese.  La scelta di privilegiare questo argomento, insomma, si è dimostrata particolarmente indovinata; e un’ulteriore conferma – tornando alla realtà locale – è arrivata nelle scorse settimane con il dibattito aperto dalla pubblicazione dei dati relativi all’andamento della popolazione di Parma nel 2024 e dalle proiezioni demografiche per i prossimi decenni. Da queste statistiche non emergono in realtà fatti e tendenze particolarmente nuovi o imprevisti: sono piuttosto confermate alcune tendenze di fondo, come la difficoltà a riequilibrare le aree più dinamiche della città con quelle maggiormente in sofferenza (e lo stesso si può dire anche nell’ambito provinciale), o l’incremento della popolazione immigrata, che nei prossimi decenni compenserà almeno in parte il forte decremento demografico dei parmigiani autoctoni, evitando così il collasso sociale ed economico del nostro territorio. Dato, quest’ultimo, che dovrebbe finalmente indurre anche chi è pregiudizialmente ostile nei confronti dei “nuovi parmigiani” ad affrontare seriamente il tema di come favorire l’integrazione e l’inserimento sociale, culturale e lavorativo degli immigrati (come suggeriscono peraltro, e non da oggi, le associazioni imprenditoriali e i soggetti economici del territorio) anziché agevolare la loro emarginazione e additarli come causa di tutti i mali.

Su questi e altri importanti elementi decisivi per il futuro di Parma il nostro Circolo cercherà quindi di favorire il confronto e l’emergere, se possibile, di una “visione” di città del prossimo futuro condivisa e partecipata, capace di ridurre il più possibile le distanze non solo tra le varie aree urbane ma anche tra le fasce di reddito e di benessere della popolazione; evitando quindi che Parma, che per i parmigiani doc , notoriamente appassionati di opera, è ancora – riprendendo il titolo di una nota canzone – una “città per cantare” , per tutti gli altri diventi invece, molto più prosaicamente, una città “per campare”.

Dalla stessa sezione

Lascia un commento