I corridoi umanitari, un sogno divenuto realtà  di Bruno Scaltriti – Comunità di S. Egidio di Parma

di BorgoAdmin

La Comunità di Sant’Egidio è un’associazione nata a Roma nel 1968 e oggi diffusa in più di 70 paesi. E’ stata definita, da Papa Francesco, l’associazione delle 3P: Preghiera, Poveri, Pace, che ne definiscono molto bene il cuore, l’azione e il sogno. A Parma ha iniziato la sua attività negli anni ’90 a partire da un gruppo di giovani, che erano stati attratti da questa esperienza. Oggi ha la sua sede in alcuni locali dell’ex convento dei Cappuccini in Oltretorrente. Uno dei progetti più recenti, molto conosciuto a livello internazionale è quello dei Corridoi Umanitari, che finora hanno consentito a circa 8000 persone di richiedenti asilo di arrivare in Europa, non sui barconi ma su un aereo. I territori coinvolti sono il Libano che accoglie i profughi provenienti dalla Siria, il Pakistan,che accoglie  i profughi afgani e infine il Corno d’Africa, che raccoglie soprattutto Eritrei e Sudanesi. I paesi di arrivo sono l’Italia, la Francia e il Belgio. A Parma sono arrivati finora 12 siriani e 1 ragazza afgana.

Ma come è nato? E’ nato da una tragedia, quella di Aylan Kurdi, bambino di tre anni, siriano di origine curda, che all’alba del 2 settembre del 2015 naufragò insieme alla famiglia al largo della Turchia, nel tentativo di arrivare su un isola greca e da lì provare ad arrivare dai parenti in Canada. Tutti ricordiamo la foto di Aylan con la sua maglietta rossa, riverso sulla spiaggia: una morte orribile, una ferita nel cuore, per tutti noi. Ma era possibile fare qualcosa? Studiando a fondo le normative europee, alcune persone della Comunità avevano, già da un po’ di tempo, intravisto uno spiraglio nell’Art. 25 del Regolamento CE No 810/2009 dal titolo “Rilascio di un visto con validità territoriale limitata “, che, per ragioni umanitarie, prevede appunto la possibilità di rilasciare un visto valido ad esempio solo sul territorio italiano, utile per far arrivare un richiedente asilo regolarmente, senza dover rivolgersi ai trafficanti di uomini. Quell’anno si svolse a Tirana in Albania, dal 6 all’8 settembre, pochi giorni la morte di Aylan Kurdi, l’incontro internazionale di preghiera per la pace organizzato da Sant’Egidio. Ad una tavola rotonda in cui erano presenti dei membri della Chiesa Valdese ci si chiese se fosse possibile fare qualcosa per evitare tragedie simili. E da quel momento Sant’Egidio e Chiesa Valdese lavorarono per dare corpo a quella che allora sembrava poco più che un sogno. E in pochi mesi si realizzò un protocollo con il Governo italiano che fu firmato il 15 dicembre 2015 tra Ministero degli Affari Esteri, Comunità di Sant’Egidio, Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia (FCEI) e Tavola Valdese. Quel protocollo prevedeva l’arrivo di circa mille persone dal Libano. Il sogno era diventato realtà. E da allora 8000 persone hanno potuto vedere un futuro diverso, un futuro di pace. Nei mesi scorsi hanno preso avvio anche i Corridoi lavorativi, protocollo firmato nell’aprile 2024 per rispondere alla richiesta di molti imprenditori italiani che cercano manodopera soprattutto nei paesi extraeuropei e per favorire questo aggancio tra imprenditori e lavoratori sulla base di una formazione che avviene nei paesi di provenienza, formazione sia lavorativo-professionale sia della lingua italiana, che sono due grandissimi strumenti di integrazione.  Al momento è già partita la prima missione nel gennaio 2025 in Costa d’Avorio da parte di membri della Comunità di Sant’Egidio in collaborazione con Manpower e Mays International, società specializzata nella gestione di progetti internazionali. L’obiettivo è individuare i candidati all’emigrazione regolare per motivi di lavoro. In particolare si sono poste le basi per la selezione di un gruppo di cittadini ivoriani che hanno già conseguito una preparazione idonea e che saranno ulteriormente qualificati come tecnici elettromeccanici, per ricoprire alcuni ruoli professionali verso cui le imprese italiane manifestano una crescente esigenza. I Corridoi umanitari e lavorativi sono quindi un tentativo di dare una risposta umana ad un fenomeno epocale come la migrazione, cercando di immaginare una realtà alternativa ai barconi e ai respingimenti. Ed è compito dei cristiani farsi portatori di una cultura che sa mettere al centro la persona e la dignità della vita umana in un mondo, dove invece la paura dell’altro e l’indifferenza globalizzata sembrano orientare i pensieri e i sentimenti di tanti.

 

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