GLI AUGURI (E LE SPERANZE) DI BORGOLAB DICONO TANTO

di BorgoAdmin

Pubblichiamo le (per noi davvero esaustive) riflessioni “di fine anno” di alcuni ragazzi e ragazze partecipanti a BorgoLab. Di certo, noi continueremo a lavorare per dare speranza alle loro…speranze.

CARO ANNO NUOVO di Erika Ciobanu

Con l’arrivo del nuovo anno, mi ritrovo a pensare a quanto sia forte il bisogno di una democrazia che non resti solo un concetto astratto, ma che diventi parte viva della nostra quotidianità. É proprio su quest’ultima parola, “quotidianità”, che verte il mio desiderio e auspicio per l’anno prossimo: appassionarmi ogni giorno, interessarmi sempre di più a cosa sta succedendo intorno a me, ed essere pronta, avere tutte le conoscenze necessarie, per quando mi verrà chiesto di esprimere la mia opinione, che sia a scuola, con i miei amici, a casa o davanti ad una scheda. Tra gli ostacoli maggiori che limitano il rafforzamento della nostra democrazia, penso si possano nominare la disinformazione e il disinteresse. Ciò che desidero, e che penso progetti come BorgoLab aiutino a creare, sono più luoghi di incontro volti al dialogo autentico tra noi giovani, capace di contrastare i due ostacoli nominati prima.  Confrontarsi, aiutarsi, alimentare un dialogo sulla democrazia e sulla situazione attuale del nostro paese, sono attività che ritengo necessarie per costruire un nostro proprio pensiero critico, la base delle nostre decisioni. Per l’anno prossimo, dunque, mi aspetto un rafforzamento della partecipazione civica. Intorno a me vedo tanti giovani, sia qui a BorgoLab, che alle manifestazioni ad esempio, desiderosi di avere un ruolo attivo nella società o semplicemente capirne di più e consolidare le proprie basi. Il futuro non dipenderà solo dalle scelte dei governi, ma anche dal nostro impegno quotidiano: nel promuovere dialogo, partecipazione e solidarietà. Questo è un invito che rivolgo prima di tutto a me stessa, ma che spero risuoni anche in chi legge questo testo.

Quindi, caro anno nuovo, spero tu possa portare tutto questo e che con il tuo arrivo si possa raggiungere una consapevolezza maggiore sull’importanza della giustizia, del rispetto e della solidarietà.

 

L’IMPORTANZA DELLA PARTECIPAZIONE di Francesco Tambini

Ho 17 anni. L’anno prossimo potrò per la prima volta andare a votare; quindi, per la prima volta, potrò esercitare la principale forma di partecipazione democratica che possa avere un cittadino. Purtroppo, troppo spesso, sento dire frasi del tipo: ”Ma a cosa serve il voto? Tanto i politici poi decidono quello che vogliono, non andare a votare”. E la dimostrazione della diffusione di questi pensieri ci è data dal fatto che a ogni elezione, nazionale o regionale che sia, l’affluenza alle urne è sempre minore rispetto alla precedente. Purtroppo basta leggere le notizie per dare una motivazione a questo fenomeno: vediamo come lo stato investa spesso più denaro nella difesa che magari nell’istruzione, nella sanità, nella ricerca; vediamo ingiustizie, tremendi fatti di cronaca nera, criminali che rimangono impuniti, vediamo l’aumento dei prezzi del necessario per vivere e la stagnazione degli stipendi, l’aumento della povertà e tanti altri fatti che fanno perdere alle persone la fiducia nelle istituzioni e spesso inducono a chiudersi in sé stessi, disinteressandosi dall’informazione, dall’esercitare il proprio diritto di voto e rinunciando alla partecipazione democratica. E quindi la domanda che mi viene è: possiamo noi effettivamente, in qualche modo, cambiare le cose?  Secondo me sì. Posti come BorgoLab, ma anche solo la scuola, mi hanno insegnato che ci sono diversi modi di partecipare alla vita democratica, magari possono sembrare molto piccoli, quasi inutili per cambiare effettivamente le cose, ma io non penso che sia così, secondo me anche la più piccola forma di partecipazione, come può essere il voto ma anche semplicemente leggere un articolo di giornale, è un tassello che può contribuire a realizzare effettivamente qualcosa di più grande. Nel nostro piccolo tutti noi possiamo fare sì che le cose cambino, e il primo passo per farlo è interessarsi a ciò che accade, sia nel mondo sia nel più piccolo, nella nostra città, nel nostro quartiere. Vedere se ci sono dei problemi, e se ci sono guardarli. E poi bisogna pensare, chiedersi se si può fare qualcosa per risolverli, magari anche insieme ad altre persone, con delle associazioni volontarie che sono fondamentali per il funzionamento delle democrazie, e tutti insieme impegnarsi.

Mi auguro che nei prossimi tempi altri si rendano conto che tutti possiamo fare la differenza, nel nostro piccolo, anche se magari molti ci hanno già rinunciato, delusi. Dobbiamo smetterla di rinchiuderci nella nostra pigrizia o nella nostra paura e tornare ad avere voglia di metterci in gioco e impegnarci per rendere il mondo un posto migliore.

 

IL NATALE NELLA SOCIETÀ ATTUALE  di Valeria Castilletti

Il Natale, nella sua origine storica, è una festa fondamentale della religione cristiana, tuttavia, nel corso del tempo, il suo significato si è progressivamente ampliato fino a diventare, nella società multiculturale e multietnica attuale, anche un momento laico di riflessione, condivisione e solidarietà. Anche per chi non è cristiano il Natale può essere considerato un momento di riflessione sui diritti imprescindibili degli esseri umani, di uguaglianza, di pace e di distacco dal consumismo. In questo senso, il Natale può diventare un’occasione per interrogarsi sullo stato dei diritti e sul tipo di società che vogliamo costruire. Il pensiero che accomuna le persone e che in questo periodo si fa più forte è l’immagine di una vita fragile, che chiede protezione e aiuto. Ogni essere umano nasce vulnerabile e dipende dagli altri per sopravvivere e crescere. È da questa consapevolezza che nascono i diritti fondamentali, come il diritto alla vita, alla salute, alla sicurezza, all’istruzione e alla libertà. Pensare al Natale in chiave universale significa ricordare che nessuna società può dirsi giusta se non mette al centro la tutela delle persone, in particole quelle più deboli.

Un altro elemento centrale è l’idea di solidarietà. Durante le festività aumentano i gesti di aiuto, le raccolte di fondi e le iniziative di volontariato da parte di organizzazioni private, questo a significare la volontà delle persone comuni di aiutare gli altri. Il rischio, però, è che la solidarietà resti limitata a un periodo temporaneo e non si traduca in un impegno costante. Il tema dei diritti emerge particolarmente nei confronti delle persone che, proprio nel periodo natalizio, vivono una condizione di esclusione. I senza dimora, i migranti, i detenuti, le persone sole o discriminate, sperimentano spesso un contrasto ancora più doloroso tra l’immagine idealizzata della festa e la realtà quotidiana. In questi casi, il Natale rischia di accentuare il senso di esclusione invece di alleviarlo. Un Natale che possa lasciare una traccia nelle vite di tutti deve diventare un momento di riflessione che porti a comprendere le disuguaglianze. Domandarsi quale sia il vero significato del Natale, significa anche interrogarsi sulle ragioni per cui in un mondo che dispone di risorse e ricchezze sufficienti, così tante persone continuano a vedere negati i propri diritti fondamentali.  Il diritto all’accoglienza assume un valore simbolico e politico, in contrapposizione a molti rifiuti e porte chiuse ritroviamo anche tanti gesti di ospitalità e accoglienza. Accogliere non è solo dimostrare compassione, ma riconoscere i diritti: il diritto a chiedere asilo, a non essere respinti e a vivere in condizioni dignitose.

Un altro aspetto fondamentale è la pace tra le persone all’interno della stessa società. È un invito a ridurre i conflitti quotidiani, al rispetto e l’ascolto, anche quando le differenze sembrano separarci, e di conseguenza migliorare le relazioni sociali e rafforzare il senso di comunità.

Il senso del Natale richiama anche il diritto alla speranza, come obbiettivo comune. La speranza nasce quando le persone sentono di avere voce, opportunità di partecipazione e possibilità di contribuire al cambiamento della realtà. Il Natale può essere visto come un punto di partenza per un anno di azioni concrete a favore dei diritti.

In conclusione, questa festività può essere anche un tempo simbolico che invita a mettere al centro la persona, a riconoscere le fragilità, aumentare la solidarietà, avere più consapevolezza dei diritti di tutti, traducendosi in responsabilità, inclusione e impegno.

 

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