GERMANIA AL VOTO: L’EUROPA S’E’ DESTA? di Riccardo Campanini

di BorgoAdmin

Le elezioni tedesche? E’ la solita storia del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto a seconda dei punti di vista. Da una parte l’inquietante risultato dell’estrema destra, che supera il 20% dei consensi; dall’altra, la vittoria della CDU e soprattutto la prospettiva di una solida maggioranza europeista, che scongiura i timori di un Parlamento rissoso e ingovernabile. Da questo punto di vista è probabile che il bicchiere sia soprattutto mezzo pieno, visti anche gli sfacciati tentativi di Elon Musk di influenzare il voto, la situazione di pesante crisi dell’industria tedesca, l’impatto della guerra in Ucraina sull’economia germanica, la difficile gestione dell’immigrazione (e la sua strumentalizzazione a fini elettorali) – tutti fattori che avrebbero potuto portare ad un risultato ancora più clamoroso dell’estrema destra. In questo senso il voto di domenica fa il paio con quello delle legislative francesi dello scorso giugno, quando, a sorpresa, la mobilitazione “repubblicana” degli elettori impedì la vittoria del Front National di M. Le Pen, che sembrava certa dopo il risultato del primo turno. Si può dire, insomma, che, almeno in Francia e In Germania, una robusta maggioranza dei cittadini condivide valori e principi democratici ed europeisti; e proprio l’asse franco-tedesco, da sempre colonna portante dell’Europa unita,  se capace di lavorare in sintonia, potrà rappresentare nei prossimi anni la “diga” continentale contro la deriva populista e autoritaria di Trump.

Tutto bene, dunque? Naturalmente no (altrimenti sarebbe piena anche l’altra metà del bicchiere). Innanzitutto perché, come hanno sottolineato un po’ tutti i commentatori, il voto tedesco riproduce in maniera impressionante la vecchia divisione tra la Germania dell’Est e quella dell’Ovest, con l’estrema destra in vantaggio nell’ex-DDR (esclusa la città di Berlino) e i partiti europeisti maggioritari nelle aree occidentali; e poi perché le “Grandi coalizioni”, essendo composte da partiti con programmi e priorità piuttosto diversi, solitamente  fanno fatica a funzionare e quindi rischiano di favorire ulteriormente il voto di protesta e “antisistema”. Per ora l’Europa può comunque tirare un sospiro di sollievo e, grazie anche alla rinnovata intesa con la Gran Bretagna di Starmer,  provare a confrontarsi “alla pari” con la nuova amministrazione americana sui tanti, e fondamentali temi su cui si rischia lo scontro aperto – dall’Ucraina ai dazi. Partendo da un dato sicuramente confortante, ovvero che la grande maggioranza degli elettori tedeschi, al termine di una campagna elettorale dominata dal tema dell’immigrazione, ha detto “no” non tanto agli stranieri in generale, ma a uno in particolare: Elon Musk. E, almeno in questo caso, non si può certo parlare di razzismo o xenofobia.

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