ESSERE IN RELAZIONE: LEGAMI, TECNOLOGIA, AMBIENTE E NUOVE FORME DELL’UMANO di Antonella Bachiorri

di BorgoAdmin

Che cosa significa oggi essere umani? E che cosa vuol dire “stare con” gli altri in un tempo in cui le relazioni non riguardano più soltanto le persone, ma coinvolgono sempre più anche animali, ecosistemi, ambienti, tecnologie, intelligenza artificiale?

Sono queste alcune delle domande al centro del workshop Essere in relazione: legami, ibridazioni e confini nell’epoca postumana, organizzato dal gruppo di lavoro “Bioetica, ambiente e sostenibilità” del Centro Universitario di Bioetica dell’Università di Parma. L’incontro, coordinato dalla prof.ssa Monica Cocconi (UniPR) si è svolto mercoledì 20 maggio 2026, presso l’Aula dei Cavalieri, nella sede centrale dell’Ateneo di Parma ed ha visto gli interventi di:

  • Prof. Roberto Marchesini (Centro Studi di Filosofia Postumanista, Bologna): Esistenzialismo esteso: l’Esserci come relazione.
  • Prof.ssa Orsola Rignani (UniPR): Alterità e altrove come catalizzatori di (s)oggettività più-che-umane.
  • Prof.ssa Valentina Gastaldo (UniPR): Dalla relazione giuridica alla relazione post-umana: diritto, AI e nuovi ecosistemi relazionali.
  • Prof.ssa Antonella Bachiorri e Prof.ssa Valeria Rossi (UniPR): Che cosa resta di un ecosistema quando tutto diventa ecosistema? Il valore delle relazioni oltre l’abuso del linguaggio.
  • Prof. Stefano Cagnoni (UniPR): Computer umani e uomini computer.
  • Prof.ssa Simona Bertolini (UniPR): Ontologie relazionali …ma non ancora postumane.

Il workshop non si è rivolto soltanto agli specialisti; al contrario, ha toccato questioni che riguardano da vicino la vita quotidiana di tutti, proponendo una riflessione sul concetto di relazione, osservato da diversi punti di vista: sociale, corporeo, filosofico, giuridico, ecologico e tecnologico. Parlare di relazione, oggi, significa infatti interrogarsi non solo sui rapporti tra esseri umani, ma anche sul modo in cui siamo legati alle altre specie viventi, agli ambienti naturali, agli strumenti digitali e ai sistemi intelligenti.

Il punto di partenza del confronto è stato semplice ma importante: l’essere umano non vive mai da solo. Ogni persona costruisce la propria identità attraverso legami, incontri, esperienze e relazioni. Siamo in rapporto con altre persone e con altri esseri viventi, ma anche con luoghi, oggetti, dispositivi, istituzioni, ambienti naturali e sistemi tecnologici. Per questo, oggi, l’idea stessa di “umano” appare più ampia e più complessa rispetto al passato.

Per leggere questi cambiamenti, durante il workshop sono state richiamate due prospettive teoriche: il postumanesimo e il transumanesimo. Il postumanesimo invita a non considerare l’essere umano come il centro assoluto del mondo, ma come parte di una rete più ampia che comprende altri viventi, ambiente e tecnologia. Il transumanesimo riflette sulle possibilità di trasformare e potenziare l’essere umano attraverso la scienza e le innovazioni tecnologiche. Sono visioni diverse, ma entrambe aiutano a interrogarsi sulle opportunità e sui rischi del presente con particolare riferimento all’intelligenza artificiale.

Un primo tema emerso riguarda l’incontro con l’altro, cioè con tutto ciò che è diverso da noi. La relazione con l’alterità può cambiare il modo in cui pensiamo noi stessi, gli altri e il mondo. Non si tratta solo di accettare la diversità, ma di capire che proprio il confronto con ciò che non coincide con noi può aprire nuove possibilità di conoscenza, convivenza e responsabilità.

Grande attenzione è stata dedicata anche al rapporto tra esseri umani e tecnologie. Intelligenza artificiale, algoritmi e sistemi automatizzati sono ormai presenti in molti ambiti della vita quotidiana: nel lavoro, nella comunicazione, nella ricerca di informazioni, nei servizi, nella sanità, nella pubblica amministrazione. Questi strumenti possono essere utili, ma pongono anche domande importanti: chi è responsabile quando una decisione viene presa o suggerita da una macchina? Come si tutelano i diritti delle persone? Quali nuove relazioni si creano tra cittadini, tecnologie e istituzioni?

Il rapporto con le macchine non riguarda però soltanto le regole o le decisioni pubbliche. Computer, smartphone, piattaforme digitali e sistemi automatici non sono più semplici strumenti esterni: accompagnano molte azioni quotidiane e influenzano abitudini, linguaggi e modi di pensare. Per questo è utile chiedersi non solo quanto le macchine assomiglino agli esseri umani, ma anche quanto gli esseri umani finiscano per adattarsi ai modelli delle macchine.

Accanto alla tecnologia, il workshop ha posto al centro anche l’ambiente. La crisi ecologica mostra con chiarezza che non siamo altro da o superiori alla natura: viviamo dentro sistemi complessi, fatti di equilibri e interdipendenze. Le nostre azioni hanno effetti sugli ambienti in cui viviamo, così come la qualità dell’ambiente incide sulla nostra salute, sul nostro benessere e sulle comunità umane.

In questo contesto è importante usare con attenzione anche le parole. Un esempio è l’abuso del termine “ecosistema”, oggi utilizzato in molti ambiti diversi: si parla di ecosistemi dei dati sanitari, digitali, formativi, dell’innovazione. Questa parola richiama giustamente l’idea di connessione, ma se viene usata troppo, in modo generico e metaforico, rischia di perdere significato e di essere impiegata in modo improprio anche sul piano etico. Tornare al suo significato reale e concreto di unità funzionale dell’ecologia in cui la comunità di organismi viventi interagisce strettamente con l’ambiente fisico-chimico non vivente, significa arrivare a riconoscere le responsabilità che legano persone, comunità e ambiente.

Dal workshop è emerso che il concetto di “relazione” può aiutarci a comprendere meglio il presente. Pensare in termini relazionali significa non partire soltanto dagli individui separati, ma dai legami che li rendono ciò che sono. Significa chiedersi non solo “chi siamo”, ma anche “con chi” e “con che cosa” siamo in rapporto.

Allo stesso tempo, è stata richiamata la necessità di usare prudenza. Parlare di epoca “postumana” può essere utile per descrivere alcuni cambiamenti, ma non deve diventare un’etichetta troppo facile. Ripensare l’umano a partire dalle relazioni non significa cancellare l’essere umano, ma comprenderlo meglio dentro le reti ecologiche, sociali e tecnologiche in cui vive.

L’incontro ha rappresentato un’occasione per fermarsi a riflettere su temi che spesso fanno parte della vita quotidiana, anche se spesso non ce ne accorgiamo. Ogni giorno ci relazioniamo con persone, dispositivi, piattaforme digitali, spazi urbani, ambienti naturali e sistemi complessi. Siamo parte di reti che ci influenzano e che, a nostra volta, contribuiamo a trasformare.

In un tempo in cui tutto appare sempre più connesso, il workshop ha invitato quindi a guardare con maggiore consapevolezza ai legami che ci circondano. Essere umani, oggi, significa riconoscere che non esistiamo mai da soli, ma sempre dentro relazioni, confini, trasformazioni e responsabilità condivise o da condividere.

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