I ponti EDUCARE A UNA PACE DISARMATA E DISARMANTE di Carla Mantelli di BorgoAdmin 17 Febbraio 2026 di BorgoAdmin 17 Febbraio 2026 374 “È ovvio che la gente non vuole la guerra. Perché mai un povero contadino dovrebbe voler rischiare la pelle in guerra, quando il vantaggio maggiore che può trarne è quello di tornare a casa tutto intero? Certo, la gente comune non vuole la guerra (…) è scontato. Ma, dopotutto, sono i capi che decidono la politica dei vari Stati e, sia che si tratti di democrazia, di dittature fasciste, di parlamenti o di dittature comuniste, è sempre facile trascinarsi dietro il popolo”. (Hermann Goring). Questa è una delle citazioni proposte da don Bruno Bignami, direttore dell’Ufficio Nazionale per i problemi sociali e del lavoro della CEI, invitato presso i Saveriani qualche giorno fa, a parlare di educazione alla pace. È importante l‘educazione, perché solo un popolo educato alla nonviolenza può resistere ai capi che vogliono trascinarlo nelle guerre. Purtroppo, le parole della guerra e l’immaginario bellico sono tornati “di moda”. Ci sembra normale perfino parlare della possibilità di una guerra con il coinvolgimento dell’Europa. E accettiamo che si impenni la spesa per gli armamenti, una spesa che risponde alla logica “Si vis pacem para bellum”. Noi invece dobbiamo partire dall’idea che la pace non è una meta, qualcosa da raggiungere, ma il punto di partenza, la condizione naturale della vita, è l’habitat in cui noi nasciamo e siamo chiamati a custodire. Non possiamo nemmeno trincerarci dietro la teoria della “guerra giusta” così come era stata elaborata e sostenuta per secoli da eminenti teologi. Era una teoria che in passato poteva aiutare a limitare la possibilità e i danni di guerre combattute con le spade. La potenza distruttiva delle attuali armi non consente di ammettere che possa esistere una guerra giusta. Il tema è diventare capaci di abitare i conflitti – che esprimono le differenze tra persone, gruppi e popoli, differenze necessarie al fiorire della vita e al progresso umano – e viverli senza violenza. Che fare allora? Ogni comunità, è l’invito del messaggio di Leone XIV per la Giornata della pace e della Nota Pastorale della CEI sul tema, diventi Casa della Pace innanzitutto delegittimando, a tutti i livelli, la violenza, il binarismo amico-nemico, la plausibilità della guerra. Se ragioniamo in termini di amico-nemico, ci dimentichiamo del terzo incomodo che sono le vittime, con gli occhi delle quali, invece, dovremmo guardare e giudicare la realtà. Poi potremmo anche compiere qualche scelta molto concreta. Se siamo giovani, dedicare un anno della nostra vita al Servizio Civile Volontario, un’efficace scuola di pace e giustizia. Se siamo adulti con un reddito, chiederci qual è la Banca che assicura di non investire in armi e lì, affidare i nostri risparmi. Don Bignami non l’ha citata ma mi permetto di ricordare che Banca Etica esiste per questo. Se siamo preti, prima di accettare di svolgere il ruolo di cappellano militare, chiediamoci se ha senso un prete militare. Concludendo il suo intervento don Bignami ha affermato che nulla ha la capacità di cambiare la realtà come un figlio: “pace è far nascere l’altro dentro di me”. Dopo un’immagine così potentemente femminile, era lecito aspettarsi che le figure citate come testimoni di pace, fossero principalmente donne. E invece, come spesso accade, è seguito un lungo elenco di uomini: La Pira, don Milani, don Mazzolari, Ernesto Balducci, mons. Bettazzi, don Tonino Bello… Senza contare tutti quelli citati in precedenza: Agostino, Tommaso, Francisco de Vitoria, i papi da Giovanni XXIII in poi ecc. Come se il mondo fosse popolato di soli uomini, la maggior parte dei quali appartenente al clero. Allora mi permetto una piccola integrazione. Se c’è qualcuno che ha abitato – e abita – il conflitto, lo ha cercato per costruire la pace e la giustizia, ha concepito le differenze come generatrici di vita e non di oppressione, queste sono le donne organizzate nei gruppi femministi dentro e fuori la chiesa. Il conflitto posto dai femminismi non è stato per prevaricare qualcuno ma per costruire una società in cui ogni persona potesse esprimersi e agire liberamente e così, “fiorire” in pienezza. I movimenti delle donne hanno risposto alla millenaria violenza maschile con la lotta per un mondo in cui nessuno dovesse subire violenza. Hanno educato le proprie figlie e i propri figli alla libertà. Mi pare un magnifico esempio. Davvero singolare che a nessuno venga in mente di citarlo quando si parla di educazione alla pace. 0 FacebookWhatsappEmail post precedente OLTRELEMURA DEL 18.02.2026 a cura di Graziano Vallisneri post successivo BORGOLAB: LA MIA ESPERIENZA AL CENTRO DIURNO PER ANZIANI “BICE LEONI” di Paulline Muyodi, studentessa BorgoLab Dalla stessa sezione UN’ENCICLICA CHE È UN PROGETTO POLITICO di Davide... 25 Giugno 2026 PUBBLICATA L’ENCICLICA DI LEONE XIV “MAGNIFICA HUMANITAS” a... 4 Giugno 2026 NON DIMENTICARTI I POVERI: UN LIBRO SUL MAGISTERO... 20 Maggio 2026 SINODO / LA LENTA LIEVITAZIONE DELLA CHIESA ITALIANA... 6 Maggio 2026 SOLIDALI CON PAPA LEONE 16 Aprile 2026 PASQUA & PACE di Federico Ghillani 2 Aprile 2026 QUEL PRETACCIO CHE VENIVA DALLA VAL BAGANZA di... 19 Marzo 2026 UNA VOCE DALL’UCRAINA – INTERVISTA A PADRE IGOR... 5 Marzo 2026 VANGELO E ZEN. 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