DOPO TRIESTE: CATTOLICI E POLITICA di Carla Mantelli

di BorgoAdmin

Quest’estate, in occasione della Settimana Sociale dei Cattolici Italiani a Trieste, un centinaio di amministratori e amministratrici formatisi in associazioni e movimenti cattolici, si sono riuniti per confrontarsi e per verificare la possibilità di un percorso comune al di là delle diverse appartenenze politiche. Il quotidiano Avvenire nei mesi successivi ha tenuto alta l’attenzione su quell’evento e sui suoi possibili sviluppi. Da ultimo ha pubblicato un’intervista a Francesco Russo (Avvenire 10 novembre 2024), già senatore e oggi vicepresidente del Consiglio Regionale del Friuli-Venezia Giulia. Russo annuncia che l’assemblea autoconvocata di Trieste avrà un seguito. Le persone di fede cristiana impegnate in politica vorrebbero infatti sentirsi meno sole e meno scollegate dalle rispettive comunità nell’impegno quotidiano “in prima linea”. L’idea è quindi quella di “creare un luogo aperto, libero e trasversale in cui discutere di progetti” superando steccati e polarizzazioni artificiali. Non si vuole certo creare l’ennesimo partitino e nemmeno correnti interne ai partiti esistenti. Si vuole invece “rendere evidente quanto decisivo sia ancora oggi il contributo dei cattolici e della Dottrina Sociale alla vita del Paese, ricordando che senza Sturzo, De Gasperi e Moro la storia politica italiana non sarebbe nemmeno immaginabile”. L’appuntamento, preceduto da tre momenti preparatori, a Milano, Roma e Napoli, sarà dunque a Roma a fine gennaio per dare vita a un Costituente degli amministratori cattolici. I temi su cui confrontarsi saranno tanti, primo fra tutti quello della partecipazione perché non può stare in piedi una democrazia in cui vota il 40% degli aventi diritto.   E poi i temi della giustizia sociale, del welfare territoriale e della sostenibilità ambientale… Si cercherà di costruire una piattaforma comune che potrebbe sfociare in mozioni trasversali ai vari schieramenti e che potrebbe orientare l’azione amministrativa.

Il progetto mi sembra interessante e suscita diversi interrogativi: che cos’hanno in comune cristiane e cristiani che fanno politica? Come la fede connota la loro funzione? Tra chi è collocato a destra e chi è collocato a sinistra, tra chi si definisce progressista e chi conservatore, che tipo di convergenza ci può essere? Davvero si può costruire una piattaforma comune? O piuttosto, ciò che potrebbe e dovrebbe accomunare ogni credente che fa politica è concepirla come forma di amore per il prossimo, come luogo del conflitto nonviolento, come strumento per realizzare il bene comune? E quindi: ciò che accomuna chi fa politica con una ispirazione cristiana è il modo di farla o è un insieme di proposte progettuali? E le associazioni, i movimenti i gruppi ecclesiali e le parrocchie, la gerarchia ecclesiastica, come si pongono di fronte alla politica e a chi nella politica si impegna e quindi si schiera? Lasciano sole queste persone per non cadere in quello che una volta si chiamava collateralismo? O sono in grado di sostenere, accompagnare, eventualmente correggere? Le aiutano a preoccuparsi solo del bene comune o cercano appoggi per le proprie opere, più o meno meritorie, o i propri interessi?

E infine. Di Parma parteciperà qualcuno alla Costituente di Roma? E qualcosa di simile si potrebbe creare anche a livello locale? Ci auguriamo che a partire da queste riflessioni e domande si possa aprire un dibattito approfondito e concreto.

 

 

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