DONNE CHE RESISTONO NELL’ARTE – INTERVISTA A FRANCA TRAGNI a cura di Gaia Lauria

di Riccardo Campanini

Attrice, regista, autrice e docente di teatro. Insegna ad adulti e bambini, lavora nelle scuole e in carcere, costruisce e realizza progetti di elevato valore sociale, oltre che artistico. Stiamo parlando di Franca Tragni, che due mesi fa ha ricevuto, insieme al suo compagno d’arte Carlo Ferrari, uno dei massimi riconoscimenti che la sua e nostra città potesse tributarle: la civica benemerenza del Sant’Ilario, che ogni anno Parma assegna ai suoi cittadini che si sono distinti per meriti particolari nel loro settore.

In prossimità della Giornata della Donna, abbiamo chiesto a lei cosa significa essere una donna che produce di arte.

Quando hai deciso di fare questo mestiere e perché?

Ho iniziato questo lavoro avanti negli anni, a circa 21 anni, ero già madre. Di solito si comincia molto prima. Cominciai a seguire dei laboratori di teatro, poi partecipai a un festival nazionale, come autrice e interprete del brano che avevo scritto e lo vinsi. Questo mi galvanizzò e mi diede il coraggio e la spinta per proseguire e farlo diventare un lavoro. Da allora non mi sono più fermata.

Qual è il valore aggiunto che l’essere donna regala al tuo lavoro?

L’empatia e la sensibilità,,, che sono doti tipicamente femminili. E la resilienza: questo è un lavoro molto difficile, per farlo a tempo pieno, per vivere di questo, bisogna lavorare e faticare tanto. A volte ci si scoraggia, è sempre molto precario, ma resisto.

Hai trovato ostacoli sulla tua strada per il fatto di essere una donna?

Purtroppo ancora oggi in certi ambienti le donne sono considerate un po’ meno. Anche a me sono capitati, soprattutto in passato, diversi episodi spiacevoli. Accadeva, per esempio, che in tanti uffici in cui recavamo con il mio partner per presentare i nostri progetti, i nostri interlocutori si rivolgessero più spesso a lui che non a me. Anche se il progetto era condiviso e l’avevamo costruito insieme.

Il riconoscimento del Sant’Ilario, che hai appena ricevuto, in che modo ha cambiato la tua vita e il tuo lavoro?

Il Sant’Ilario è stato un grande regalo, che ha dato visibilità al nostro lavoro. Ma mi ha investito di una maggiore responsabilità: mi ha dato la concreta sensazione che la Città ha grandi aspettative, ed è un impegno che va assolto, un riconoscimento di cui essere all’altezza. In ogni caso, è stata una grande gioia e una grande soddisfazione.

 

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