Borgo NewsCrocevia DALLA REGGIA A REGGIO: SE LA PRINCIPESSA VA ALL’ASILO di Riccardo Campanini di BorgoAdmin 20 Maggio 2026 di BorgoAdmin 20 Maggio 2026 238 Nell’omonima commedia di Moliére, il borghese che vuole diventare gentiluomo si fa spiegare dal suo precettore la differenza tra poesia e prosa e, una volta compresa tale distinzione, commenta questa “scoperta” con una frase divenuta celebre “Sono più di quarant’ anni che parlo in prosa senza saperlo!” Qualcosa del genere deve essere venuta in mente a molti italiani in occasione della recente visita della Principessa del Galles agli storici asili-modello di Reggio Emilia “Sono cinquant’anni che l’Italia – anzi, una città emiliana – è leader nel campo dell’educazione della prima infanzia e non lo sapevo! “, mentre – va aggiunto – lo sapevano e lo sanno benissimo in tutto il mondo, isole britanniche comprese. Non è certo questo l’unico caso di eccellenze italiane più note all’estero che nel Belpaese (basti pensare a certe opere d’arte ammiratissime dagli stranieri ma semisconosciute in loco) ma colpisce il fatto che nel caso degli asili reggiani questo primato riguardi un settore – quello dell’educazione – al centro di polemiche e discussioni per le (presunte) pecche del nostro sistema formativo, spesso bollato come inadeguato o addirittura fallimentare, come dimostrerebbero i tanti casi di devianza adolescenziale evidenziati dalla cronaca. Va subito aggiunto che, se quella reggiana, e più in generale emiliana, è sicuramente un’eccellenza non solo nazionale, si può però dire che nel complesso l’offerta educativa prescolare è di ottimo livello dal punto di vista qualitativo un po’ in tutta Italia; semmai la carenza è sul piano quantitativo, specie nelle regioni del centro-sud, dove nidi e materne sono spesso un miraggio. Ma cosa succede dopo, quando i bambini crescono e “salgono” i vari gradi dell’istruzione? Il discorso meriterebbe ben altro spazio, ma non vi è dubbio che oggi la scuola – dalle elementari fino alle superiori – sia “sotto assedio” su vari fronti: da una parte i genitori, che spesso, anzichè “allearsi” con gli insegnanti per agevolare il percorso educativo e formativo dei figli, diventano gli avvocati difensori di questi ultimi, fino a considerare affronti personali i voti negativi e le bocciature; dall’altra, il contesto sociale e culturale, ma anche (e soprattutto) l’invadenza dei social media, che portano ad una sistematica svalutazione del ruolo degli insegnanti e del valore della formazione scolastica. Ma proprio l’esperienza delle scuole-modello di Reggio Emilia può essere utile per stimolare un “cambio di passo” del sistema scolastico italiano. In altre parole, anziché “giocare in difesa” per resistere alle problematiche sopra evidenziate, è forse necessario che la scuola inventi forme nuove, e adeguate ai tempi, di formazione non solo scolastica ma a 360 gradi capaci – persino – di risultare attraenti e coinvolgenti per i ragazzi e le ragazze. In realtà esperienza di questo genere non mancano, anche nel nostro territorio, ma quasi mai riescono a diventare “normali” e condivise da tutto il sistema scolastico. Senza dimenticare ovviamente la necessità di quegli investimenti rilevanti – in strutture, personale, formazione…- che da troppo tempo lasciano a desiderare. Se però si guarda alle ultime “novità” in fatto di programmi scolastici, quello del rinnovamento non sembra esattamente la prima preoccupazione dei responsabili nazionali dell’istruzione, che sembrano piuttosto interessati a “depurare” l’offerta formativa da personaggi “pericolosi”, come dimostra la recente polemica sull’esclusione (pare non definitiva) dai programmi di filosofia di figure fondamentali come Spinoza, Leibniz e Marx – a proposito del quale, comunque si valuti il suo pensiero, è del tutto evidente che spiegare e comprendere la storia del XX secolo senza conoscere almeno sommariamente le sue teorie risulta impossibile. E d’altronde, se persino un noto pensatore considerato “di destra”, ha dedicato proprio a Marx (e a Nietzche) un suo recente volume, ispirato al verso di una nota canzone, vuol dire che la Commissione ministeriale dovrà tornare rapidamente sui suoi passi. Perché un conto è esaltare (giustamente) la qualità dei nostri servizi per l’infanzia, un altro è trattare gli studenti delle superiori come dei bambini ai quali si può far credere qualsiasi cosa. 0 FacebookWhatsappEmail post precedente FESTA DELL’EUROPA AL CONVITTO MARIA LUIGIA: GIOVANI, MEMORIA E CITTADINANZA ATTIVA di Alfredo Bonassi post successivo OLTRELEMURA del 5.06.2026 a cura di Graziano Vallisneri Dalla stessa sezione C’È ANCORA DOMANI? di Lucia Mirti 4 Giugno 2026 IL SALUTO DI LUCIA MIRTI, NUOVA PRESIDENTE DE... 6 Maggio 2026 SPORT E CITTADINANZA: L’ITALIA IN FUORIGIOCO di Riccardo... 16 Aprile 2026 REFERENDUM: SUD CONTRO NORDIO? di Riccardo Campanini 2 Aprile 2026 LE (BUONE) AZIONI DELLA PACE di Riccardo Campanini 19 Marzo 2026 ROGOREDO, TRA CORTINA E SANREMO di Riccardo Campanini 5 Marzo 2026 PIOVE, REGIONE LADRA! di Riccardo Campanini 17 Febbraio 2026 IL DITO (S)PUNTATO DEGLI ADULTI di Riccardo Campanini 29 Gennaio 2026 2026: TRA LA VIA DEL DIRITTO E IL... 15 Gennaio 2026 LA CITTÀ SOTTO L’ALBERO di Riccardo Campanini 18 Dicembre 2025 Lascia un commento Cancella risposta Save my name, email, and website in this browser for the next time I comment. Δ