COME STA LA GIUSTIZIA? MALE, IN GENERALE (ALMASRI) di Riccardo Campanini

di BorgoAdmin

Che la Giustizia – con la G maiuscola – non sia faccenda di questo mondo è cosa ben risaputa; ma ciononostante, fin dagli albori della sua esistenza, l’umanità ha sentito il bisogno di superare o almeno temperare le parzialità e la mancanza di equità che caratterizzano i rapporti tra le persone e tra queste e l’autorità comandata a decidere il giusto e l’ingiusto, tanto che le antiche raffigurazioni della Dea Giustizia ce la rappresentano bendata, proprio per sfuggire a qualunque preferenza o condizionamento Per questa ragione, anche pensando alle tante e talvolta cruente battaglie compiute in nome della giustizia, che tanti progressi hanno apportato almeno nei paesi dove vige lo stato di diritto (basti pensare alla massima “La legge è uguale per tutti” che campeggia in ogni aula di tribunale italiano), è decisamente sconfortante il confronto tra due scene emblematiche che a distanza di pochi giorni hanno particolarmente colpito l’opinione pubblica: da una parte, un gruppo di (presunti) immigrati illegali negli Stati Uniti, “colpevoli” solo di cercare fortuna nel paese nordamericano, incatenati come schiavi e espulsi senza nemmeno potersi appellarsi a qualche autorità; dall’altra, un generale libico, accusato di crimini orrendi (confermato da decine di vittime e testimoni)  dalla Corte internazionale dell’Aia, riportato  in patria dall’Italia con un volo di stato e accolto come un trionfatore.     “Forti coi deboli, deboli con i forti”, verrebbe da commentare queste scene antitetiche; cioè l’esatto contrario della giustizia, che appunto è (o dovrebbe essere) uguale per tutti, o meglio ancora dovrebbe parteggiare proprio per il più debole perché, come ricordava don Milani, non c’è ingiustizia più grande che fare parti uguali tra disuguali. Lo sconforto aumenta se poi si considera che le due situazioni appena descritte hanno interessato non due regimi dittatoriali o criminali ma, rispettivamente, una gloriosa democrazia con due secoli e mezzo di vita alle spalle e uno Stato che vanta (giustamente) una delle più belle e ammirate Costituzioni del mondo. Sembrerebbe insomma, restando nel perimetro nazionale, che poco o nulla sia cambiato da quando Manzoni, nei Promessi Sposi, delineava il personaggio di Azzeccagarbugli, prima prontissimo a consigliare Renzo immaginando che sia uno dei bravi e poi altrettanto pronto a cacciarlo via quando scopre che, al contrario, è vittima dei loro soprusi….

Di mezzo, però, tra Manzoni e noi, ci sono stati tanti cambiamenti, in particolare l’entrata in vigore della Costituzione del 1948, che a principi come l’uguaglianza, il primato della legge, l’imparzialità della giustizia dedica articoli e paragrafi importanti. Verrebbe quindi da dire che, tra il “partito” di chi vuole cambiare la Costituzione e quello di chi invece sostiene la sua intangibilità, bisognerebbe sceglierne un terzo: quello di chi, più semplicemente, desidera, e chiede, che sia finalmente applicata, sempre, anche (anzi, soprattutto) quando è “scomoda” per chi sta al potere.

 

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