Borgo NewsLa Piazza COME GLI APPALTI PUBBLICI POSSONO TUTELARE L’AMBIENTE di Monica Cocconi di BorgoAdmin 19 Giugno 2025 di BorgoAdmin 19 Giugno 2025 326 L’utilizzo degli appalti pubblici come strumento di politica industriale diretto ad integrare, attraverso la domanda pubblica nel mercato, interessi sociali e ambientali, ulteriori rispetto a quelli meramente economici, ha avuto, anzitutto, una legittimazione internazionale. Nell’Agenda 2030 dell’Onu del 2015 uno degli obiettivi più importanti, il numero 12 predicava, infatti, di «Garantire modelli sostenibili di produzione e consumo» ed, al Punto 12.7, di «Promuovere pratiche sostenibili in materia di appalti pubblici, in conformità alle politiche e priorità nazionali». Il fil rouge di questo lungo percorso si fonda, tuttora, sulla convinzione che i contratti pubblici possano orientare il mercato sia riguardo al singolo acquisto sia rispetto ai comportamenti futuri degli operatori economici. Questa convinzione, peraltro, trova conforto nei numeri: nel 2022, ad esempio, il valore economico complessivo degli appalti pubblici ha sfiorato, in Italia, i 290 miliardi di euro, attestandosi sui 283 miliardi nel 2023, per poi subire una lieve decrescita nel 2024, toccando i 271,8 miliardi di euro complessivi (Fonti Anac, 2024). Allargando l’analisi al contesto Ue, è stimato che la somma del public procurement dei singoli Stati membri generi circa il 16% del PIL dell’Unione Europea, ossia quasi 2/5 del Pil. Questi stessi dati hanno indotto le istituzioni europee ad utilizzare la domanda pubblica nel mercato non quale mero strumento di acquisto di beni e servizi per i singoli Stati ma soprattutto quale driver di sfide complesse e interconnesse, integrando nel sistema degli appalti pubblici la tutela dell’ambiente. Nel 2008 poi, accogliendo il suggerimento della Commissione europea, verrà adottato il «Piano d’azione per la sostenibilità ambientale dei consumi della pubblica amministrazione» (PAN GPP) con l’obiettivo di promuovere la diffusione dell’istituto degli appalti verdi affinché quest’ultimo possa pienamente «dispiegare le sue potenzialità come strumento per il miglioramento ambientale». Questo approccio si è in seguito accentuato di fronte alle sfide sempre più complesse che si sono manifestate nel nuovo contesto geopolitico, quali la presenza di differenti epicentri di conflitti bellici, la forte carenza di materie prime in Europa, molte delle quali importate dai Paesi terzi, la necessità sempre più avvertita di contrastare il climate change e la perdita di biodiversità. Di qui l’esigenza, sempre più intensa, di rafforzare l’autonomia strategica dell’industria europea e di utilizzare anche la domanda pubblica rivolta al mercato per favorire la produzione, da parte delle imprese, di beni sostenibili e circolari. Si allude a beni caratterizzati da una minor impronta sull’ambiente, da un utilizzo più efficiente delle risorse, ovvero dalla durabilità e l’affidabilità dei prodotti, dalla loro riparabilità, manutenzione, possibilità di ricondizionamento e di riciclaggio. A partire dal secondo codice dei contratti pubblici, (ossia quello contenuto nel d.lgs. n. 50 del 2016), fino a quello attuale (d.lgs. n. 36 del 2023) tale strategia si è avvalsa sia di prescrizioni vincolanti sia di orientamenti facoltativi ma fortemente auspicati. Si allude all’obbligo, da parte delle imprese, nelle rispettive offerte, di rispettare i cd. Criteri ambientali minimi nei settori merceologici esplicitamente contemplati da decreti ministeriali ad hoc sia alla facoltà delle Stazioni appaltanti di introdurre, nelle regole che disciplinano il singolo appalto, punteggi premiali, certificazioni o altre previsioni tali da favorire l’acquisto di beni circolari. Peraltro tale linea d’azione era già stata consacrata, nel nostro Paese, dalla Riforma costituzionale del 2022 che aveva introdotto nel 3 comma dell’art. 41 della Cost. la disposizione per cui la libertà d’iniziativa economica potesse essere indirizzata e coordinata a fini sociali ed ambientali. Questo percorso e le sue forti e concrete ricadute industriali sono stati oggetto dell’Evento, organizzato dalla sottoscritta, dal titolo Transizione ecologica e contratti pubblici che si svolgerà a Palazzo del Governatore il 13 giugno per tutta la giornata. Tale Evento, rivolto a professionisti, dipendenti pubblici e cittadini, è frutto di un’iniziativa congiunta dell’Università di Parma, del Comune e della Provincia e accreditato dagli Ordini professionali di avvocati, ingegneri e architetti. 0 FacebookWhatsappEmail post precedente QUALE CRESCITA? di Danilo Amadei post successivo IL SUICIDIO DI ISRAELE di Carla Mantelli Dalla stessa sezione BORGODAY: IL BORGO PREMIA SILVIA SANTURO E ANGELA... 25 Giugno 2026 “FAR CRESCERE LA TECNICA SENZA FAR REGREDIRE IL... 25 Giugno 2026 EURO DIGITALE, L’ACCORDO C’È. 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