CHI EVADE LE URNE?   di Riccardo Campanini

di BorgoAdmin

Anche se prudenza e cautela sono d’obbligo quando si tratta di tematiche così delicate, talvolta è forte la tentazione di collegare tra loro dati e statistiche particolarmente significativi e di forte impatto sull’opinione pubblica. Ad esempio, quando nelle scorse settimane sono stati pubblicate i dati sul numero dei contribuenti IRPEF, da cui risulta che quasi un italiano su due non paga le tasse, la mente è andata quasi immediatamente ad un altro dato particolarmente eclatante, quello sull’affluenza alle urne, che a sua volta è sceso ormai al 50% e in molti casi anche sotto questa pur bassa percentuale.  Ammesso dunque in ipotesi che esista una correlazione tra queste due statistiche ci si può chiedere se i milioni di cittadini che non contribuiscono alla fiscalità generale sono effettivamente poveri, e di conseguenza poco o nulla interessati alle questioni politiche (perché hanno perso ogni fiducia nella Stato o semplicemente perché troppo impegnati a sopravvivere per dare attenzione a tutto il resto), o se al contrario sono proprio i cittadini onesti, costretti a pagare la tasse anche per chi le evade, ad essere così “arrabbiati” con lo Stato da disertare in massa le urne. E’ anche possibile che siano parzialmente vere entrambe le ipotesi e che quindi il crescente astensionismo sia determinato dalla somma di due diversi disagi, quello di chi vive ai margini della società e quello di chi è “tartassato” dal fisco oltre le sue reali potenzialità contributive.  In proposito il Presidente del Centro Studi che ha divulgato questi dati ha fatto notare che il numero dei cittadini esenti dall’IRPEF fa assomigliare l’Italia più ad un paese povero che ad uno stato membro del G7, senza contare – aggiunge – che in base alle abitudini di spesa gli italiani figurano ai primi posti in Europa per possesso di abitazioni, auto, smartphone e così via. Ma d’altronde è tristemente noto che quello dell’evasione fiscale non è quasi mai stato, per usare un eufemismo, ai primi posti tra le priorità dei Governi nazionali, molto più interessati (e quello in carica non fa certo eccezione) a promettere condoni, sanatorie, “rottamazione” delle cartelle

Da tutto questo deriva però un problema sempre più serio di “democrazia sostanziale”  nell’Italia di oggi: basti pensare alla celebre protesta che accompagnò la Rivoluzione americana nel ‘700 “No taxation without representation (“nessuna tassazione senza rappresentanza”), che esprimeva la  convinzione  secondo la quale non si potevano imporre delle tasse a quella parte della popolazione senza diritto di voto. Ma se allora erano le autorità a negare il voto ai “sudditi”, non ancora considerati cittadini, oggi sono questi ultimi, in misura sempre crescente, a rifiutarsi di scegliere chi li governerà a livello locale o nazionale. E allora sorge il dubbio che, per qualche malinteso (oggi con i social e la  diffusione di fake news può succedere di tutto), gli astensionisti scelgano di disertare le urne perchè convinti che lo slogan di cui sopra valga anche al contrario: niente voto? niente tasse!.

 

 

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