Crocevia C’era una volta il Governatore di BorgoAdmin 27 Novembre 2014 di BorgoAdmin 27 Novembre 2014 254 Anche in politica, come nel costume e nel linguaggio, ci sono le “mode”: negli anni ’90 andavano fortissimo i Sindaci, che, grazie all’elezione diretta da parte dei cittadini, erano diventati il simbolo della buona amministrazione e del rinnovamento della politica (a Parma ne sappiamo qualcosa); poi, nel decennio successivo, è stata la volta dei Presidenti di Regione, anzi dei Governatori (termine preso in prestito dalla realtà nordamericana ma di cui non si trova traccia nell’ordinamento italiano), in particolare di quelli del nord, promotori dell’autonomia e del federalismo contro le presunte tendenze accentratrici del governo centrale, fino a delineare improbabili scenari secessionisti o indipendentisti. Ma anche questa “moda” ha ormai fatto il suo tempo, e la controprova più evidente è stato il vero e proprio “oscuramento” che ha caratterizzato i candidati alla carica di Presidente dell’Emilia-Romagna nel corso della recente campagna elettorale; tanto più che, a differenza di altre occasioni in cui la scarsa visibilità del candidato era direttamente proporzionale alla sovraesposizione dei leaders nazionali, nel caso del voto emiliano-romagnolo l’”invisibilità” degli aspiranti governatori è andata di pari passo con quella dei loro sostenitori in Parlamento o nel Governo, con poche e ben circoscritte eccezioni. Se a determinare questa situazione hanno indubbiamente contribuito circostanze contingenti (le varie “questioni morali” che hanno pesantemente toccato le istituzioni regionali, la sensazione di un risultato già scontato in partenza, la stessa assenza di candidati presidenti carismatici o almeno conosciuti anche dai non “addetti ai lavori”) non vi è dubbio però che essa sia anche figlia di un “disincanto” che ha ormai toccato in profondità persino una regione come l’Emilia-Romagna, in cui la passione per la politica è stata sempre forte e radicata. La percentuale di votanti alle elezioni di domenica scorsa – ben al di sotto delle più pessimistiche previsioni – ne è una clamorosa conferma. Se, sommariamente, il Comune viene visto dai cittadini come l’istituzione più “vicina” e il Governo centrale quella più “lontana” , non vi è dubbio che, col voto di domenica, gli emiliano-romagnoli (ma anche i calabresi) abbiano idealmente collocato Bologna – e Catanzaro – dalle parti di Roma. Ecco allora che il primo compito del nuovo Presidente della Regione sarà quello di smettere i panni oramai logori del “Governatore”, mettendo così fine ad una velleitaria competizione con i poteri nazionali, e di (tornare a) fare quello per cui è stato eletto: ovvero amministrare e rappresentare con onestà e competenza gli uomini e le donne dell’Emilia-Romagna; e provare così , come direbbe un suo noto conterraneo, “a dare un senso” a questa elezione, che, vista l’altissima astensione, almeno per adesso “un senso non ce l’ha”. Riccardo Campanini 0 FacebookWhatsappEmail post precedente Carlo Buzzi, una lezione di vita post successivo Storia di Parma Dalla stessa sezione C’È ANCORA DOMANI? di Lucia Mirti 4 Giugno 2026 DALLA REGGIA A REGGIO: SE LA PRINCIPESSA VA... 20 Maggio 2026 IL SALUTO DI LUCIA MIRTI, NUOVA PRESIDENTE DE... 6 Maggio 2026 SPORT E CITTADINANZA: L’ITALIA IN FUORIGIOCO di Riccardo... 16 Aprile 2026 REFERENDUM: SUD CONTRO NORDIO? di Riccardo Campanini 2 Aprile 2026 LE (BUONE) AZIONI DELLA PACE di Riccardo Campanini 19 Marzo 2026 ROGOREDO, TRA CORTINA E SANREMO di Riccardo Campanini 5 Marzo 2026 PIOVE, REGIONE LADRA! di Riccardo Campanini 17 Febbraio 2026 IL DITO (S)PUNTATO DEGLI ADULTI di Riccardo Campanini 29 Gennaio 2026 2026: TRA LA VIA DEL DIRITTO E IL... 15 Gennaio 2026 Lascia un commento Cancella risposta Save my name, email, and website in this browser for the next time I comment. Δ