Borgo NewsCrocevia C’È ANCORA DOMANI? di Lucia Mirti di BorgoAdmin 4 Giugno 2026 di BorgoAdmin 4 Giugno 2026 100 La Repubblica Italiana compie 80 anni, come compie 80 anni il primo voto delle donne alle elezioni. La mia prima esperienza in fatto di voto – ricordava la modenese Clelia Manelli – fu un’emozione incredibile, mi tremavano le mani, le gambe, le braccia, avevo il timore di sbagliare, di sporcare la scheda, di rendere nullo il mio primo importantissimo utilissimo voto. E Maria Bellonci, di Roma: Mi mancò il cuore e mi venne l’impulso di fuggire, mi parve di essere sola in quel momento ed immersa in una corrente limpida di verità e il gesto che stavo per fare mi sgomentava: fu un momento di smarrimento, lo risolsi accettandolo, riconoscendolo, mi trovavo all’improvviso di fronte a me, cittadina. Sono le testimonianze di donne che per la prima volta, 80 anni fa, entrarono nelle cabine come protagoniste: poterono votare ed essere votate alle elezioni nazionali del 2 giugno 1946 al referendum per decidere tra Repubblica e Monarchia, e per votare i membri della Assemblea Costituente. Già nel marzo del ’46 le donne votarono e poterono essere votate alle elezioni amministrative, ma solo grazie al decreto approvato il 10 marzo ’46 che permise alle italiane non solo di votare (diritto già acquisito il 1° febbraio 1945) ma anche di essere elette. Una rivoluzione. Nella Assemblea Costituente furono elette 21 donne, insieme a 535 uomini, di cui è doveroso ricordare i nomi: 9 comuniste (Adele Bei, Nadia Gallico Spano, Nilde Iotti, Teresa Mattei, Angiola Minella, Rita Montagnana, Teresa Noce, Elettra Pollastrini e Maria Maddalena Rossi), 9 democristiane (Laura Bianchini, Elisabetta Conci, Filomena Delli Castelli, Maria De Unterrichter, Maria Federici, Angela Gotelli, Angela Maria Guidi Cingolani, Maria Nicotra e Vittoria Titomanlio), 2 socialiste (Bianca Bianchi e Lina Merlin) e 1 del Fronte dell’Uomo Qualunque (Ottavia Penna). Tra di loto, la nostra costituente parmense Angela Gotelli, di Albareto. Come celebrare la ricorrenza, oggi, in un mondo che brucia di violenza ed oppressione , anche poco distante da noi – ed in questo senso non è troppo diverso da quello che si lasciavano alle spalle i 556 costituenti- ? Anzitutto con la gratitudine: oltre alle 21 madri Costituenti, a tutte le donne che lottarono per decenni senza mai essere nominate né ricordate, comprese le donne partigiane, che permisero la “conquista” del diritto al voto. Va ricordato infatti che il voto del 2 giugno 1946 fu conquistato dalle donne, non concesso: la prima richiesta di suffragio femminile fu proposta nel 1877 al Governo dell’epoca da Anna Maria Mozzoni, respinta peraltro con sarcasmo. Nemmeno quando nel 1912 il voto si estese agli analfabeti maschi, Giolitti volle includere le donne perché sarebbe stato “un salto nel buio” concedere loro il voto. Ma prima che nelle urne, le donne ebbero voce attiva nella resistenza: migliaia le donne che presero le armi; migliaia ebbero funzioni di supporto logistico ed informativo; migliaia si organizzarono nei Gruppi di difesa della donna. Di esse, circa 5.000 furono arrestate e torturate e 3.000 deportate in Germania (Fonte Anpi): un esercito invisibile di donne cui il decreto del 1945 non concesse qualcosa, ma riconobbe con colpevole ritardo il contributo determinante che avevano dato nella liberazione del Paese e nella “tenuta” della società. Molte delle nostre straordinarie Costituenti erano reduci dalla resistenza, e seppero creare un fronte comune, anche con incontri informali tra loto, inserendo le “paroline” necessarie per correggere il tiro di diversi articoli: sull’emancipazione della famiglia, sulla tutela del lavoro femminile, sulla scuola, sulla parità di accesso alle cariche pubbliche (tra cui la Magistratura, accessibile alle donne solo nel 1963). Le Costituenti cattoliche non rappresentarono solo la posizione della Democrazia Cristiana, ma si allearono con lee altre donne ad esempio per riformulare il concetto di famiglia non basata sulla potestà maritale ma sull’uguaglianza morale e giuridica dei coniugi, Nell’art. 3 della Costituzione fu inserita, oltre alle altre condizioni, anche parola “sesso” per garantire l’uguaglianza dei cittadini, e fu inserito l’inciso “di fatto” per specificare che gli ostacoli alla libertà ed uguaglianza dei cittadini non erano teorici, ma erano condizioni di fatto, come la fame e l’ignoranza con cui le donne facevano i conti da sempre. Ed oggi, a che punto siamo? Le Repubblica che compie 80 anni può dirsi avere compiuto le promesse contenute nella Costituzione, di uguaglianza, di non discriminazione, di tutela dei diritti fondamentali in ogni situazione? Purtroppo no, siamo lontani: basta il rimbalzo annuale delle statistiche certificate dai vari Enti preposti, a partire dall’Istat. Celebrare il suffragio femminile e la nostra repubblica impone il dovere della memoria insieme a quello della trasmissione alle giovani: le 21 Madri Costituenti non ci lasciano solo le loro parole, ma un metodo di lavoro. Il metodo di attraversare le differenze tra loro e superarle; di badare all’essenziale per costruire convergenza di intenti; di riconoscersi reciprocamente il valore e di ascoltarsi; di non aspettare il permesso di “altri” per essere ciò che già erano. Perché? Perché i diritti, ed i diritti delle donne – come vediamo nel mondo – non sono per sempre, ma vanno custoditi restando sempre vigili ed all’erta; perché oggi noi dobbiamo continuare a mantenere prima di tutto quello che è stata la grande conquista che è la democrazia. E’ doveroso, da parte di tutte e tutti, farci carico di vedere dove stiamo andando tutti insieme, in un mondo dove crescono le disuguaglianze, crescono le disparità, cresce un sistema nel quale avrà la voce dei giovani rischia di affievolirsi, perché inascoltata. Dobbiamo anche collocarci dentro i problemi che stanno precipitando addosso ai giovani, perché il loro protagonismo, le loro competenze e responsabilità siano riconosciute come occasioni di dialogo ed apprendimento reciproco. La lotta che fecero le Madri Costituenti e le schiere di altre donne “senza nome” oggi riguarda i diritti di tutti contro le disparità e le disuguaglianze, che hanno bisogno di essere rafforzati: occorre ancora la lotta, anche se è una parola forse può non piacere, ma che per noi significa confronto, crescita comune, affermazione di un bene che vorremmo fosse condiviso. Buon 80’ compleanno, cara Repubblica, e lunga vita! 0 FacebookWhatsappEmail post precedente È NATA LA FONDAZIONE PER LA FINANZA SOLIDALE di Alfredo Alessandrini Dalla stessa sezione DALLA REGGIA A REGGIO: SE LA PRINCIPESSA VA... 20 Maggio 2026 IL SALUTO DI LUCIA MIRTI, NUOVA PRESIDENTE DE... 6 Maggio 2026 SPORT E CITTADINANZA: L’ITALIA IN FUORIGIOCO di Riccardo... 16 Aprile 2026 REFERENDUM: SUD CONTRO NORDIO? di Riccardo Campanini 2 Aprile 2026 LE (BUONE) AZIONI DELLA PACE di Riccardo Campanini 19 Marzo 2026 ROGOREDO, TRA CORTINA E SANREMO di Riccardo Campanini 5 Marzo 2026 PIOVE, REGIONE LADRA! di Riccardo Campanini 17 Febbraio 2026 IL DITO (S)PUNTATO DEGLI ADULTI di Riccardo Campanini 29 Gennaio 2026 2026: TRA LA VIA DEL DIRITTO E IL... 15 Gennaio 2026 LA CITTÀ SOTTO L’ALBERO di Riccardo Campanini 18 Dicembre 2025 Lascia un commento Cancella risposta Save my name, email, and website in this browser for the next time I comment. Δ