BARBERA E CHAMPAGNE (E LE OSTRICHE?!)  di Riccardo Campanini

di BorgoAdmin

Prima c’è stato l’elogio della ricchezza da parte della ministra Santanchè, con tanto di celebrazione  delle borse firmate, del tacco 12 e via sciorinando. Poi la richiesta del ministro Lollobrigida di abbassare l’IVA sulle ostriche, perché, a suo dire, non sono un bene di lusso e quindi devono essere alla portata delle tasche di tutti. Si potrebbe fare – anzi è già stata fatta – della (facile) ironia su queste due singolari prese di posizioni di membri del Governo, specie in una fase storica in cui, ad esempio, il prezzo delle case in affitto è diventato insostenibile per tante famiglie e le bollette del gas hanno raggiunto picchi preoccupanti. Ma in realtà la questione è decisamente seria, e per capirlo basta guardare al contesto in cui si inseriscono: in primis, per citare la situazione più clamorosa, le immagini di D. Trump circondato e ossequiato dai più grandi multimiliardari del pianeta, ai quali, evidentemente, la ricchezza, anche quella esagerata, non deve fare particolarmente problema, anzi.

Per i più acculturati la questione potrebbe essere collegata al famoso saggio di M. Weber sul legame tra l’etica protestante e lo spirito del capitalismo e quindi sul fatto che per i seguaci di Lutero e Calvino la ricchezza, ben lungi dall’essere condannata, sarebbe anzi segno della benedizione di Dio. Ma, a quel che risulta, i politici italiani sopra citati non appartengono a qualche confessione protestante; e soprattutto (è questo il nocciolo del problema) perché chi ostenta lusso e milioni, Trump incluso naturalmente, si atteggia anche – e con successo –  a paladino degli “esclusi” e dei “perdenti”? La questione è da anni analizzata e discussa da ogni genere di esperti o presunti tali – politici e politologi, sociologi, psicologi, economisti… – ma è difficile arrivare ad una conclusione del tutto soddisfacente. Si può però affermare con buona dose di certezza che uno delle principali cause di questo trend elettorale che premia quanti ostentano la propria ricchezza è la capacità di questi ultimi di indirizzare la frustrazione e la voglia di rivalsa di chi si sente “ai margini” contro il cosiddetto status quo, ovvero l’elite politica e culturale (della quale, sorprendentemente, non fanno però parte uomini ricchissimi e potentissimi), che in nome di principi quali l’uguaglianza o l’inclusione  impedirebbe appunto ai “perdenti” di diventare vincenti e facoltosi come (o quasi) i vari Trump, Musk e compagnia bella (e soprattutto ricca). Valga come esempio illuminante di questa narrazione l’accusa di “odiare la ricchezza” rivolta dalla Santanchè ai suoi detrattori “di sinistra”. Questa singolare, eppure vincente,  alleanza tra multimiliardari e ceto medio impoverito ricorda peraltro una storica canzone di Giorgio Gaber, “Barbera e champagne”, di cui sono protagonisti due avventori di un bar metropolitano, che fraternizzano passando la notte a bere, appunto, barbera e champagne (non si parla ancora di ostriche, visto che Lollobrigida non era nemmeno nato) e a condividere delusioni amorose. All’alba, nel tornare a casa, i due rivelano la propria identità scoprendo che uno – quello che ordinava lo champagne – è un milionario e l’altro  – il bevitore di barbera – un disoccupato, destinati quindi, appena spunterà il giorno, a due esistenze completamente diverse. Chissà che, passata la “sbornia” del trumpismo,  i tanti “bevitori di barbera” di ogni latitudine non riflettano sul fatto che promettere champagne (e  ostriche) per tutti è solo l’ennesima – e beffarda – fregatura rifilata da chi vuole mantenere, e possibilmente aumentare, potere e ricchezza: di là dell’Oceano Atlantico, certo, ma anche più vicino a noi.

 

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