In questa campagna elettorale piena di parole e vuota di valutazioni economiche delle proposte e quindi vuota di numeri,  stiamo vedendo di tutto. Se partiamo dal PNRR proprio ieri la leader del partito che i sondaggi danno come il più votato ha detto che occorre rivedere (cioè riscrivere) il PNRR destinando le risorse presenti  all’emergenza  energia attuale. Questa scelta, prospettata da altri esponenti soprattutto del centro destra, avrebbe come conseguenza la perdita di risorse sul Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza del nostro Paese. E’ già in forte pericolo la tranche di dicembre 2022 a causa del fatto che il nuovo Governo sarà appena insediato a dicembre e quindi la stessa tranche slitterà all’anno nuovo. Non c’è problema?: si, invece, in quanto con il sistema del PNRR dovremo completare i progetti entro il 2026 e quindi c’è il rischio di perdere, a seguito dello slittamento dell’ultima rata di quest’anno, l’ultima rata del 2026. Consideriamo che la tranche già incassata dal nostro Paese era di 21 miliardi di cui 10 a fondo perduto e 11 sotto forma di prestito. Quindi perdere una tranche vuol dire perdere un bel pezzo di finanziamento a fondo perduto. Immaginiamo ora di riscrivere il PNRR. Vuol dire sospendere il meccanismo impostato sugli obiettivi da raggiungere e provocare uno slittamento di una o più tranche. La perdita di risorse sarebbe gravissima. Poi va considerato che il PNRR è all’interno del progetto Next Generation EU,  fortemente orientato al futuro e ai nostri figli e nipoti.  Significa bloccare la missione Rivoluzione Verde e transizione ecologica che vale 68,6 miliardi di euro. E’ proprio questo obiettivo che ci farebbe uscire dalla dipendenza dei fornitori di energie fossili (Russia, Algeria) e renderci finalmente indipendenti con una bolletta molto più bassa, come ha fatto ad esempio il Portogallo.

Queste sono le ragioni che spingono a non modificare il PNRR, come ci hanno detto il Commissario Gentiloni e il Presidente Draghi a Rimini. Proprio Draghi è al lavoro con il suo team per accelerare il raggiungimento degli obiettivi della seconda tranche. Sarebbe più opportuno,  come dicono altre forze politiche, lanciare con l’Unione Europea un nuovo progetto sull’energia, in modo da avere una base di aiuti per le popolazioni europee in questa fase e sostenere le politiche di approvvigionamento comune,  degli stoccaggi, della fissazione del tetto del costo dell’energia stessa. Più in generale i programmi presentati non presentano, in molti casi, la valutazione della sostenibilità economica rispetto al fatto di avere fondi all’interno del bilancio senza aumento del deficit e del debito pubblico.

Alludiamo, solo per fare un esempio, agli interventi previsti in campo pensionistico con un aumento delle minime e un abbassamento dell’età pensionistica (i progetti sono proposti da due forze politiche del centro destra). Sono sostenibili a parità di saldi di bilancio? Comportano un aumento i deficit annuale e di conseguenza hanno ricadute sul debito? Quali sono gli importi dei progetti? E quali le fonti di finanziamento?

Analogo discorso va fatto per le proposte  in campo fiscale con lo strumento della flat tax: sono stati valutati gli impatti sulla progressività prevista in Costituzione? E sono stati valutati gli oneri di questa proposta e le coperture relative?

Ci fermiamo qui: non è il fine di questo articolo valutare le singole proposte ma  individuare  uno schema di valutazione che parta dal modello Draghi: nella predisposizione del decreto aiuti e del decreto aiuti bis il Governo si è mosso definendo gli obiettivi e partendo da una valutazione dei costi e dalla ricerca dei fondi necessari, in modo da non aumentare il debito pubblico: infatti il Presidente Draghi è consapevole che  peggiorare il debito pubblico avrebbe conseguenze pesanti sullo spread e sulla fiducia sui titoli del debito pubblico, con il rischio altresì di attacchi speculativi che in questa fase sarebbero devastanti.

Valutiamo i programmi e la loro sostenibilità con la lente che abbiamo visto utilizzata dal Presidente Draghi e facciamoci guidare nella scelta elettorale oltre che dai programmi anche dalla loro sostenibilità, che, in ultima analisi, significa la loro realizzabilità.