“Telodicoio” – Giornata di ascolto sinodale degli educatori di Pastorale Giovanile

Domenica 13 marzo 2022

Centro Pastorale Diocesano

 

GRUPPO SINODALE – EDUCATORI DI PASTORALE GIOVANILE

 

Introduzione

Alcuni educatori/responsabili di Pastorale Giovanile presenti in diocesi (parrocchie, associazioni e movimenti) si sono trovati per un pomeriggio di attività e di ascolto sinodale.

Un primo momento è stato caratterizzato dalla raccolta di singoli contributi scritti su biglietti, con questa consegna:

“Dal mio ruolo di educatore e dalla prospettiva di Chiesa locale che sperimento, qual è l’immagine di Chiesa generale che percepisco…? …e come vorrei che fosse?”

Numerose sono state le immagini raccolte, ognuna con delle sfumature che mostrano sia aspetti critici (chiusura, parcellizzazione, complessità burocratiche), ma anche occasioni su cui lavorare per poter far emergere un’ulteriore potenzialità (un seme, una casa sicura, una radio che arriva a tutti, la presenza dei giovani). Pertanto è stato colto un desiderio: il desiderio di sognare e di fare qualcosa di concreto che vada nella direzione di rendere la Chiesa più bella di com’è adesso, più somigliante al volto bello di Cristo Risorto. Certamente un cammino mai concluso.

Un secondo momento è stato caratterizzato dall’ascolto della Parola di Dio, in particolare l’attualizzazione dell’invio missionario dei Settantadue (Lc 10,1-20) a partire dal ruolo di educatori.

Il terzo momento si è invece svolto divisi in due sottogruppi, seguendo la metodologia dell’equipe sinodale, in un clima di rispetto, attenzione reciproca e di tempi prolungati nei quali far risuonare i contributi. La consegna è stata la seguente:

“Sento che è fecondo, generativo e utile il mio ruolo educativo quando…”
“Sento invece crescere muri, rigidità e senso di impotenza quando…”

Infine si è tornati in plenaria, condividendo le sintesi dei lavori e constatando con sorpresa alcune convergenze, ulteriore segno dell’esperienza sinodale guidata dallo Spirito.

 

Le parole più ricorrenti

Prima di riportare la sintesi dei due gruppi merita evidenziare alcune parole che sono ricorse più volte nei singoli interventi:

Il mio essere educatore è generativo quando incontro le persone, soprattutto i ragazzi;

è inoltre generativo quando si instaura una relazione genuina, vera, sincera con loro (e questo richiede molto tempo);

è rincuorante quando ti vedono come un punto di riferimento, quando ti fanno domande e anche ti mettono in crisi;

è fecondo quando spendo del tempo per loro, quando condivido la loro vita, soprattutto le loro fatiche e il loro problemi;

è generativo quando non ho l’ansia da prestazione, quando non presto attenzione al risultato o ai numeri;

è più facile quando mi sento parte di una squadra;

è più fecondo quando riporto tutto alla preghiera e al mio rapporto con il Signore, anche attraverso la sua Parola.

 

Il mio ruolo educativo invece è faticoso quando sembra che quello che faccio cada nel vuoto;

sento crescere dei muri quando mi trovo a fare da solo le cose;

quando penso che il fallimento pastorale sia opera mia;

quando si fanno iniziative tanto per farle, senza entusiasmo e senza più chiedersi per chi e per cosa;

quando le cose pratiche e il fare diventano più importante delle persone;

quando fuggo di fronte alle sfide che mi pongono i ragazzi, perché non mi sento all’altezza.

 

La sintesi dei lavori

RELAZIONI AUTENTICHE: essere educatori presume il mettersi in gioco non solo dal punto di vista formativo, ma anche e soprattutto nelle relazioni; i ragazzi ci ascoltano, ci interpellano e si mettono in discussione solo se anche noi siamo i primi a farlo con loro; questo presume l’instaurarsi di relazioni sincere, che posano le basi su fiducia e autenticità. Prima di pensare a incontri e attività è fondamentale entrare in relazione con i ragazzi, nel dialogo, nei momenti informali, a tu per tu e negli spazi interstiziali tra i vari momenti strutturati. L’auspicio è che le parrocchie possano essere quel luogo dove si coltiva l’amicizia, che spesso in molte esperienze è stata il motore vero, attivatore anche di intere comunità.

 

CENTRALITÀ DELLA PAROLA: Dai racconti delle esperienze è emerso che a volte gli ostacoli si creano quando si perde di vista il Centro, quando anche a livello personale non ci si affida alle mani del Signore e non ci si fa guidare dalla Parola. Al tempo stesso è stata evidenziata la fatica nel leggere la Parola e stare nella preghiera insieme ai ragazzi, riconoscendo che i momenti in cui si fanno maggiormente coinvolgere sono quelli in cui si riesce a far sì che la preghiera possa parlare direttamente alle loro vite e alle loro esperienze.

 

ALLEGGERIRE LA SEMINA: Un altro punto centrale è stato quello della necessità di alleggerire gli schemi e le sovrastrutture in cui spesso ci troviamo invischiati; a volte ci si perde troppo in formalità organizzative e si mettono in secondo piano i punti precedenti.

Al tempo stesso si è sentita la necessità di essere sereni nel seminare senza l’ansia di sapere quando e se si raccoglieranno frutti: un buon seminatore semina comunque; bisognerebbe svincolarsi dalla logica del risultato e mettersi nell’ottica che anche nel piccolo e nel quotidiano si semina e che magari i frutti li coglierà qualcun altro, in altri ambiti di vita o in altri momenti. Siamo infatti chiamati a farci tramite di qualcosa che non è nostro.

 

Filo conduttore è la relazione di senso.

Vuol dire che sei importante per qualcuno

e qualcuno è importante per te.

Relazione significativa non solo educatore-ragazzi,

ma anche educatore-educatori

ed educatore-Dio.

Essere sempre dentro una relazione, sia nel dare

ma anche nel ricevere.

Nelle relazioni “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” (Mt 10,8).

Anche noi educatori abbiamo bisogno di una relazione di senso e avere dei punti di riferimento (come la preghiera, un padre spirituale, dei colleghi…).

Spesso le fatiche sono comuni,

perciò l’importante è non sentirsi soli,

ma fare le cose insieme, incontrarsi, formarsi. Questo ci incoraggia.