Con il presbiterio diocesano ci siamo incontrati martedì 8 febbraio 2022, al Centro pastorale, per vivere l’esperienza dei GRUPPI SINODALI.

Eravamo poco più di 60 presbiteri e ci siamo divisi in 6 gruppi:

2 sul nucleo tematico II – ASCOLTARE;

2 sul nucleo tematico V – CORRESPONSABILI NELLA MISSIONE;

2 sul nucleo tematico VIII – FORMARSI ALLA SINODALITA’.

 

– Abbiamo cercato (con l’aiuto di coordinatori preparati prima) di essere molto attenti al metodo proposto nei suoi 3 passaggi, iniziando insieme con un prolungato tempo di preghiera in Chiesa e invitando poi, nei gruppi, a rispettare i momenti di silenzio e di preghiera tra una fase e l’altra.

– Le sintesi finali, ad opera dei coordinatori dei gruppi, risentono molto della sensibilità degli stessi e della disponibilità dei componenti del gruppo a lasciarsi guidare…

– L’impressione generale, alla fine della mattinata, è stata molto positiva. Il metodo proposto, se accolto con semplicità e attenzione in tutti suoi passaggi, aiuta davvero a mettersi in atteggiamento di ASCOLTO dello Spirito, di chi è parte della nostra comunità ecclesiale, degli “altri”.

 

  • Martedì 8 Marzo, sempre al Centro pastorale, abbiamo fatto un GRUPPO SINODALE con il piccolo gruppo dei “preti giovani” (quelli ordinati negli ultimi 10 anni). Eravamo in 10 preti abbiamo scelto come nucleo tematico il n° VIII -AUTORITA’ E PARTECIPAZIONE. Anche quest’esperienza è stata positiva.

 

 

Ascoltare

 

GRUPPO 1

Convinzione di tutti è l’essere in debito di ascolto nei confronti dei confratelli, delle persone che si incontrano e della realtà circostante.

L’ascolto ha a che fare con il tempo; occorrerebbe ascoltare offrendo un tempo non limitato perché si possano creare le migliori condizioni.

Per noi presbiteri allora la necessità di organizzare il nostro tempo perché ci sia spazio per metterci in ascolto e questo diventi uno stile di vita.

L’ascolto ha dei destinatari privilegiati: i confratelli, le famiglie, i giovani, le donne così come le realtà che non ci appartengono direttamente ma ci circondano.

L’ascolto ha bisogno di prossimità; occorre una vicinanza per poter ascoltare. Alcune occasioni ci sono date altre vanno ricercate.
A volte occorre un ascolto “più esperto “; di un amico confidente o di una persona preparata e competente in questo ambito.

Importante anche un ascolto per poter poi valutare delle scelte soprattutto in ordine a dei “sì o no” da dire.

 

GRUPPO 2

Tre punti:

–    Valore fondamentale dell’ascolto nell’esperienza cristiana. La fede nasce dall’ascolto (“Ascolta Israele”: l’ascolto della Parola). È anzitutto esperienza del cuore che si apre a Dio e ai fratelli.

–   Caratteristiche dell’ascolto: stare alla presenza dell’altro, dare tempo e saper ascoltare le persone, ma anche gli eventi e la realtà nel suo insieme.

–    Luoghi emersi in cui esercitare l’ascolto: oratorio, corsi fidanzati, benedizioni e momento del dolore e della morte.

 

Corresponsabili nella Missione

 

GRUPPO 3

 

 

SVUOTARE un po’ di noi (in primis come preti e anche come comunità) per poter ACCOGLIERE e ASCOLTARE veramente l’altro, a partire dai poveri (poveri in senso generale: spiritualmente, affettivamente, umanamente…).

Questo è possibile non da soli, ma grazie a una COMUNITÀ (parrocchiale, piccola o grande che sia), che come preti ci scalda il cuore, che ci fa reggere la prova della fede e che diventa attraente vocazionalmente.

 

Notazioni sottolineate dal gruppo:

– Il clima era disteso, cordiale e grato. Ha consentito di aprirsi reciprocamente e di

condividere qualcosa di sé. Tutti hanno ringraziato e molti hanno detto che gli ha fatto bene.

– Nel primo giro di narrazioni sembrava esserci già una convergenza: diversi contributi vertevano soprattutto sul tema della fatica del ministero e del sentirsi spesso soli come preti, ringraziando e gioendo quindi per le collaborazioni e per avere talvolta qualcuno (laici, servizio ministeriale, confratelli) “che sanno scaldarti il cuore”.

– Ma nel secondo giro, quello delle risonanze, ha preso maggior evidenza la strada

dell’ascolto e dell’accoglienza, a partire proprio dai poveri.

– Nel terzo momento, quello della sintesi, si è deciso insieme di mantenere questo aspetto, che ha preso maggior evidenza, e di indicarlo come prioritario, senza tuttavia dimenticare gli altri elementi emersi nel primo giro, ritenuti complementari: la corresponsabilità di tutti e l’importanza del curare e vivere la comunità. La comunità è espressione di una Chiesa vicina alle persone e nella quale sperimentare, soprattutto da parte di noi preti, u non essere soli.

 

 

 

GRUPPO 4

Occorre recuperare sempre più il nostro ruolo di guide spirituali delle comunità e affinché questo sia possibile si suggeriscono questi aspetti:

– Sinodalità come stile di vita e parlare sempre più di uno “spirito sinodale” non legato a risultati immediatamente operativi;

– accettare che la figura del parroco è cambiata per diversi motivi ma in particolare per come si è formata la società e per la mobilità sociale in atto;

– proporre nuove forme di ministerialità nella parrocchia estrapolandone la necessità dai servizi che vi sono presenti e che devono trovare risposta in un contesto più secolarizzato e distante da una tradizione di vissuto cristiano;

– fare assumere sempre più a qualche laico i “ruoli” che sono “espropriabili” ai preti, sia nella preparazione dei sacramenti che in alcuni momenti della loro celebrazione;

– non escludere in futuro la possibilità di considerare un pastorato uxorato in talune situazioni particolari, e comunque tenere aperto questo aspetto;

– fare sì che alcuni laici siano esplicitamente e pubblicamente riconosciuti come catechisti degli adulti;

– promuovere con le famiglie che accettano uno stile di “piccole comunità di base” che diventino luogo di fraternità e punto di incontro con soggetti più distanti dal vissuto ecclesiale;

– curare forme di sostentamento economico e individuare come renderle possibili alle nuove figure ecclesiali che potrebbero svolgere ruoli a tempo pieno nelle comunità parrocchiali;

– avere sempre più attenzione ai piccoli gruppi per una evangelizzazione più feconda.

Questo è in sintesi quanto emerso da un dialogo che definirei prezioso e “simpatico”.

 

 

Formarsi alla sinodalità

 

 

GRUPPO 5

 

Dopo esserci ascoltati, ci è parso che lo Spirito suggerisse tre piste su cui lavorare:

 

  1. la vita comunitaria

Dai racconti di tutti è emerso che il vivere insieme con altri (nelle forme più differenti) o il vedere altri preti vivere insieme è stata una delle formazioni più incisive alla sinodalità e ha lasciato profonda traccia nello stile di ciascuno (senza per questo negare le fatiche del vivere insieme e i fallimenti di alcune esperienze comunitarie). Ci sembra che lo Spirito suggerisca di inoltrarci su questa pista: come approfondirla e sostenerla? Quali esperienze possibili? Quali attenzioni avere? Una vita comune tra preti o insieme a laici (entrambe le strade sembrano promettenti)? Cosa raccogliere dalle esperienze già vissute in Diocesi e fuori Diocesi?

 

  1. la “burocrazia” ecclesiale e la scelta di padrini e madrine

Da più parti è emersa l’esperienza che la scelta di padrini e madrine per battesimo e cresima è stata vissuta con disagio e fatica da parte sia dei preti sia dei genitori: pare che la forma dell’autocertificazione tante volte crei distanza e senso di giudizio e non favorisca una scelta “sinodale”, fatta insieme, ognuno con l’autorità che gli compete.

Ci sembra che lo Spirito suggerisca di provare a lavorare sul tema: quali modi trovare per far sentire accoglienza e vicinanza? Quali strade percorrere perché la scelta non sia sentita come imposta, ma sia condivisa? Occorre ripensare alle figure di padrini e madrine in modo nuovo?

 

  1. il servizio dell’autorità

Come preti avvertiamo che siamo chiamati nel nostro ministero ad una parola di sintesi

– eppure abbiamo fatto più volte l’esperienza che questa parola di sintesi è molto complessa da trovare. Alcuni faticano a dire un’ultima parola, fino al punto di non dirla quasi mai; per altri quella parola è stata occasione di incomprensioni e fatiche, avvertita da altri come imposta dall’alto. Da più parti è emersa l’impressione di essere poco preparati a un modo sinodale e partecipativo, è stata avvertito un bisogno di crescere e di formarsi in questo.

Ci sembra che lo Spirito suggerisca di scavare più a fondo sui modi e sulle forme con cui si decide e si arriva a una parola autorevole: come recuperare senso agli organi collegiali (parrocchiali e diocesani)? Come far sì che chi partecipa sia profondamente coinvolto? Come far emergere la voce dello Spirito?

 

 

 

GRUPPO 6

 

Alla luce di quanto detto dai partecipanti e di quanto ascoltato, si possono così sintetizzare gli aspetti interessanti che sono emersi.

 

Per formarsi alla sinodalità:

– imparare dagli altri. L’altro, gli altri non sono solo interlocutori ma maestri. Gli altri, quando entriamo in relazione, sono palestra di sinodalità. Per noi preti, i laici sono maestri di sinodalità perché educati alla corresponsabilità

(vedi lo stile di corresponsabilità vissuto nell’associazionismo scout, Ac, ecc.);

– ritenere importante quello che gli altri dicono. Ognuno ha qualcosa da portare alla Chiesa, nel suo cammino. Non bisogna lasciare nessuno da parte;

– il vero modello, il vero maestro di sinodalità è Gesù Cristo, l’uomo della strada;

– il dialogo e lo scambio di idee e di esperienze con gli altri ci educa/ha

educati alla sinodalità;

– la sinodalità è un’esperienza che ha radici ed ali, e va vissuta nella serena

fiducia che Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e sempre;

– per vivere la sinodalità è necessario ri/scoprire e dare forza ai cammini fatti

insieme (= cammini sinodali) per guardare con fiducia verso il futuro;

– per vivere la sinodalità bisogna convertire lo sguardo su di noi e sulla realtà

per saper collocare nel nostro tempo ciò che abbiamo condiviso (il desiderio

e la necessità della sinodalità).

 

Quattro verbi: Incontrare, Accogliere, Ascoltare, Imparare dagli altri.

 

GRUPPO 7 (“Preti giovani”)

 

VIII AUTORITA’ E PARTECIPAZIONE

Dopo esserci ascoltati, ci è parso che lo Spirito suggerisse queste 3 piste di lavoro sulle quali camminare:

 

  1. responsabilità condivisa

Dai diversi racconti è emerso che quando si riesce a mettere insieme le persone favorendo il dialogo tra sguardi e competenze diverse, anche il peso della responsabilità diventa più leggero. Occorre favorire “alleanze” positive con le persone più disponibili nella comunità ma anche con chi è “fuori” dalla parrocchia ma manifesta una sensibilità e un’attenzione agli altri che tante volte ci sorprende. Lo Spirito agisce nel cuore di ogni uomo/donna e dobbiamo allenarci ad essere attenti nel riconoscere la Sua presenza in tutti e in ogni situazione. Lo Spirito ci rende capaci di “fare alleanza” con tutte le persone di buona volontà, disponibili a condividere la responsabilità di scelte importanti per il bene comune.

 

  1. non fare nulla da solo

Da più parti è emersa questa semplice ma formidabile intuizione: imparare, come presbiteri che hanno precise responsabilità nella guida della comunità, a NON FARE MAI NIENTE DA SOLI! Deve diventare uno stile nel vivere il ministero sacerdotale che aiuterebbe tanto, soprattutto nell’affrontare le scelte più impegnative in ordine alla catechesi, alla liturgia, alla carità, alla gestione delle risorse economiche.  In questa direzione un grande aiuto ci viene dal Servizio ministeriale. Ci è sembrato chiaro l’invito dello Spirito: di fronte alle comunità che ci sono affidare, questo è davvero un modo nuovo di vivere il Vangelo!

  1. favorire un clima di famiglia

Nei racconti di vita parrocchiale e di servizio con gruppi, associazioni e movimenti è emersa l’importanza di creare un clima “di famiglia” dove anche il presbitero si senta “a casa”, accolto, stimato, incoraggiato. La scelta del Nad, che ci incoraggia a crescere in un cammino insieme, anche tra comunità diverse, deve favorire questo stile familiare, superando ogni campanilismo e rivalità. Più volte, nei racconti, è emersa l’importanza di coltivare un autentico atteggiamento di umiltà reciproca. Per un presbitero umiltà vuol dire anche saper “cambiare rotta”, essere aperto al “nuovo” dello Spirito.