Ci sono buone possibilità che questa prima newsletter del 2022 sia anche l’ultima prima dell’elezione del nuovo Presidente della Repubblica. In questi giorni, anzi in queste ore i partiti sono infatti alla ricerca di un nome che dal prossimo 24 gennaio possa superare il quorum (i 2/3 per le prime tre votazioni, la maggioranza assoluta per le successive) previsto dalla nostra Costituzione per la designazione del Capo dello Stato da parte di due rami del Parlamento e dai rappresentanti delle Regioni. Non è naturalmente il caso di entrare nel “totonomi” che già da diverse settimane sta dilagando sui mezzi di comunicazione vecchi e nuovi. C’è però in questa ridda di ipotesi su possibili candidati – alcune fondate, altre decisamente fantasiose- un dato che sorprende e che va sottolineato: il fatto cioè che, tolti Mattarella e Draghi , che sembrano godere di un prestigio e di un’autorevolezza indiscussi, tutti gli altri nomi appaiono “deboli” o addirittura non all’altezza del compito a cui verrà chiamato il nuovo Capo dello Stato. Anche a sentire diversi esponenti politici parrebbe proprio che quest’ultimo non possa che essere o il Presidente della Repubblica uscente o quello del Consiglio in carica.     A parziale spiegazione di queste perplessità nei confronti di tutti gli altri possibili candidati vi è l’indubbia circostanza che – come si dice da più parti – questa elezione cade in un momento di particolare gravità e difficoltà, viste da una parte la perdurante pandemia e le misure emergenziali ad essa connesse e dall’altra la circostanza che il Governo in carica è appoggiato da forze politiche eterogenee e spesso in forte disaccordo tra loro . Di conseguenza il compito del futuro Capo dello Stato sarà tutt’altro che semplice e non potrà certo limitarsi al ruolo di “arbitro” e men che meno di semplice “notaio”. Ma in realtà situazioni “di emergenza” analoghe o addirittura peggiori si sono già verificate in passato: basti pensare al 1978, quando Pertini venne eletto poche settimane dopo l’assassinio di Aldo Moro, o al 1992, allorchè l’elezione di Scalfaro avvenne a ridosso della stragi mafiose di Capaci e di via D’Amelio e con i voti di un Parlamento indebolito e screditato dalle inchieste di Tangentopoli. In entrambi i casi vennero quindi scelte due figure autorevoli ed esperte, ma certo meno note e in secondo piano rispetto ai vari leaders dei partiti di allora, che riuscirono a guidare il Paese oltre l’emergenza iniziale.

C’è insomma dell’altro in questa scarsa considerazione di cui paiono godere tanti dei nomi che circolano in questi giorni: si tratta, probabilmente, di una delle conseguenze di quel discredito generalizzato della classe politica che è ormai “luogo comune” da diversi anni e che, ingiustamente, mette sullo stesso piano politici seri, preparati e onesti assieme ad altri assai meno ineccepibili. Proprio in queste ore l’Italia e l’Europa piangono la prematura scomparsa del Presidente del Parlamento europeo David Sassoli, ricordandone le grandi qualità umane e morali e la capacità di svolgere con autorevolezza e ed equilibrio l’importante incarico al quale era stato designato. Ma, senza voler ovviamente sminuire le sue qualità davvero rare, quanti altri bravi politici ed amministratori si impegnano ogni giorno con passione e competenza senza che il loro servizio a favore del bene comune venga riconosciuto e apprezzato?

Prima di concludere una doverosa (ma forse superflua) precisazione: trai i tanti che, fino a prova contraria, potrebbero degnamente ricoprire la carica di Capo dello Stato non  va certo annoverato quel leader politico che, solo per citare alcune circostanze, è stato condannato in via definitiva per reati fiscali, ha definito i magistrati “antropologicamente diversi”, ha dichiarato il falso ad un pubblico ufficiale sostenendo che una ragazza marocchina (allora minorenne) fosse la “nipote di Mubarak”. Per capirlo, e trarne le logiche conseguenze, bastano un po’ di ragionevolezza e di buon senso, senza bisogno di scomodare l’intervento dello Spirito Santo, che, come noto, è assicurato solo per le elezioni sull’altra sponda del Tevere.