Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) che dovrebbe essere uno strumento decisivo per superare le difficoltà causate dalla pandemia, rischia anche di essere lo strumento attraverso il quale si incentivano gli investimenti per potenziare il sistema militare. Nel parliamo con Danilo Amadei, da decenni impegnato per il disarmo degli Stati (e dei cuori!), che è recentemente intervenuto sull’argomento sul settimanale diocesano Vita Nuova.

Cosa dice esattamente il PNRR sulla questione degli armamenti?

In realtà il tema è affrontato in modo specifico da alcune commissioni parlamentari nel momento in cui hanno espresso pareri sul PNRR. Per esempio, la Commissione Bilancio Tesoro e Programmazione nella relazione alla Camera  sull’individuazione delle priorità nell’utilizzo del Recovery fund, proponeva di “dare piena attuazione ai programmi di specifico interesse volti a sostenere l’ammodernamento e il rinnovamento dello strumento militare, promuovendo l’attività di ricerca e sviluppo delle nuove tecnologie e dei materiali, contribuendo al necessario sostegno dello strategico settore industriale e al mantenimento di adeguati livelli occupazionali nel comparto” https://documenti.camera.it/_dati/leg18/lavori/documentiparlamentari/IndiceETesti/016/004/INTERO.pdf Il tema deve in ogni caso essere posto con grande forza perché, secondo l’Osservatorio per le spese militari italiane  la spesa militare nel bilancio statale del 2021 aumenta dell’8% rispetto all’anno precedente e raggiunge quasi 25 miliardi di euro…

Non solo. L’applicazione della legge 185/90, molto restrittiva nell’ammettere la vendita di armi ad altri Paesi, è stata più volte aggirata e il Parlamento non riesce ad approvare norme che evitino triangolazioni volte a far giungere le armi italiane anche dove ci sono guerre o sono violati i diritti umani fondamentali.

Papa Francesco è tornato più volte a denunciare lo scandalo della produzione, vendita e utilizzo delle armi.

Ricordo le parole molto forti pronunciate in occasione della visita alla città di Nagasaki: “Qui, in questa città, che è testimone delle catastrofiche conseguenze umanitarie e ambientali di un attacco nucleare, non saranno mai abbastanza i tentativi di alzare la voce contro la corsa agli armamenti. Questa, infatti spreca risorse preziose che potrebbero invece essere utilizzate a vantaggio dello sviluppo integrale dei popoli e per la protezione dell’ambiente naturale. Nel mondo di oggi, dove milioni di bambini e famiglie vivono in condizioni disumane, i soldi spesi e le fortune guadagnate per fabbricare, ammodernare, mantenere e vendere le armi, sempre più distruttive, sono un attentato continuo che grida al cielo”.  È  una voce molto autorevole che amplifica la denuncia di tante persone, gruppi e organizzazioni di buona volontà che lottano per un mondo in cui si possano gestire i conflitti senza violenza.

Anche a Parma si sta cercando di unire le forze…

Sì, grazie alla disponibilità e alla lungimiranza dei missionari saveriani, è appena nata la “Casa della Pace” (ente del terzo settore). Un edificio dei Saveriani, infatti, è stato concesso a CIAC in comodato gratuito per l’accoglienza di persone immigrate in attesa di asilo. Molto opportunamente però si è voluto affiancare questo servizio a un lavoro di tipo culturale. Il messaggio radicale di papa Francesco animerà l’attività della “Casa della Pace” nella forte denuncia dell’incessante riarmo e del commercio senza controlli delle armi, delle ingiustizie sociali crescenti e nella necessità di un impegno nonviolento per un’ecologia integrale nella fraternità universale.

In pratica che cosa si farà?

Faremo informazione sui temi della pace pubblicando una newsletter, organizzando incontri periodici e una biblioteca della pace in rete con quelle già esistenti. Sono previste anche attività stabili di formazione, in collaborazione con la nostra Università, e a favore di volontari in servizio civile, gruppi impegnati in ambito sociale e nelle scuole con il coordinamento delle scuole per la pace. Saranno raccolte e diffuse testimonianze di persone presenti nel nostro territorio che hanno vissuto sulla loro pelle cosa significa la guerra. È intenzione della Casa anche la costruzione di un Festival annuale della pace sul modello di quanto si realizza a Brescia, anche con il contributo di Missione oggi.

Riuscirete a mettere insieme l’arcipelago dei gruppi che sono attivi su questi temi?

Speriamo proprio di sì. Effettivamente ci sono molte iniziative sulle questioni della pace, del disarmo e della nonviolenza ma è ora di unire le forze per essere più incisivi. La Casa della Pace nasce già con diverse realtà costituenti: Associazione dei missionari saveriani, Missione oggi, Ciac, Betania, Gruppo Mission (associazione di promozione sociale) e Coordinamento pace e solidarietà odv. Ma molte altre hanno manifestato interesse per l’iniziativa e così speriamo di allargare velocemente la base sociale.

È già prevista qualche iniziativa?

Certo. Stiamo diffondendo un “Appello perché anche l’Italia ratifichi il Trattato ONU di proibizione delle armi nucleari”; sosteniamo la “Rete per l’accoglienza” (per fare arrivare a Parma alcuni profughi presenti nei “campi” disumani della Bosnia) e anche la campagna contro le banche “armate” e la produzione bellica e le manifestazioni davanti alla base nucleare di Ghedi (BS).  È in cantiere anche una iniziativa sul PNRR. Invitiamo tutte le persone che vogliono collaborare a venire nella sede della Casa per la Pace in viale Rustici 36, per ora tutti i lunedì dalle 17 alle 20. O a contattarci attraverso la e-mail: casadellapaceparma@gmail.com