La città di Parma negli ultimi anni si è distinta per il modello di accoglienza e per essere una città che guarda verso l’integrazione con varie associazioni di promozione sociale, del terzo settore e del volontariato come Ciac Onlus, Pozzo di Sicar, Festival of Praise and Care, Forum Solidarietà, Caritas, Centro Aiuto alla Vita e tantissime altre realtà che cercano di promuovere la ricchezza e la bellezza della diversità. A  questo però si contrappone un forte sentimento xenofobo in continua crescita negli ultimi anni, frutto di una narrazione mediatica che vede troppo spesso come protagonisti cittadini extracomunitari. E’ difficile ricordarsi che fino ad un secolo fa – come dice Gian Antonio Stella nel suo libro: “Quando gli albanesi eravamo noi”, poi ripubblicato in “Quando gli immigrati eravamo noi”- gli italiani negli Stati Uniti venivano visti allo stesso modo dei migranti oggi sul suolo italiano. Prendo le parole del rapporto dell’Ispettorato per l’Immigrazione del Congresso degli Stati Uniti sugli immigrati, pubblicato nell’Ottobre 1912:

“Generalmente sono di piccola statura e pelle scura. Non amano l’acqua, molti di loro puzzanoperché si tengono lo stesso vestito per molte settimane, si costruiscono baracche di legno e alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri. Quando riescono adavvicinarsi al centro, affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci.

Tra loro parlano lingue per noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti. Molti bambini vengonoutilizzati per chiedere l’elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà con toni lamentosi e petulanti. Fanno molti figli che faticano amantenere e sono assai uniti tra loro. Dicono che sono dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Lenostre donne li evitano, non solo perché poco attraenti e selvatici, ma perché si è diffusa la voce dialcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro. Inostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma soprattutto non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o addirittura di attività criminali”.

E’ curioso che leggendo le parole di questo rapporto emergano gli stessi pregiudizi sui migranti d’oggi e gli stessi discorsi che si sentono ad alcuni comizi: si capisce fin da subito che la storia si ripete, in modalità diverse, con attori diversi, ma sostanzialmente il risultato non cambia. Purtroppo quest’idea, nonostante la presenza di varie associazioni che si occupano di contrastare l’odio continua a perseverare e pur essendo Parma una città all’avanguardia,  per il 2022 è necessario chiederci che tipo di città vogliamo, aperta, inclusiva, nella quale alla base vi è il rispetto di tutte le persone oppure chiusa, retrograda e ferma a preconcetti del passato. Questioni come spaccio, baby gang, prostituzione, crisi abitativa meritano ampio spazio e vanno affrontante nelle sedi adeguate, questi problemi non sono il frutto del fenomeno migratorio e/o di una mancata integrazione, ma di una crisi sociale e dello Stato che non riesce ad individuare i bisogni dei cittadini e delle cittadine. A Parma il problema inerente allo spaccio concerne non solo i cittadini extracomunitari ma anche giovanissimi che fanno da pusher davanti alle scuole. La domanda che la città dovrebbe porsi è la seguente: “Perché i giovanissimi dovrebbero spacciare? Perché questi cittadini extracomunitari vendono sostante stupefacenti nelle nostre strade?”

Le risposte sono principalmente due : la mancanza di lavoro e le  reti di criminalità organizzata italiana e straniera che intercettano i migranti che per la maggior parte dei casi sono richiedenti asilo oppure migranti senza documenti a cui promettere una remunerazione in cambio della vendita delle sostanze. Il problema è presente a larga scala e potrà risolversi  affrontando alla radice la pericolosa presenza  delle reti criminali; non basta arrestare due pusher oggi, l’indomani la rete criminale avrà individuato altre persone da utilizzare al loro posto. Un altro problema sono le baby gang  che sta emergendo come fenomeno sociale anche se in realtà gruppi di giovani che fanno confusione ci sono sempre stati, solo che oggi hanno origini non puramente caucasiche. Bisogna partire dalla convinzione che ogni giovane è fondamentale e non va perso  e non possiamo permetterci come società una continua dispersione scolastica dovuta dal fatto che alcuni ragazzi non vengano seguiti adeguatamente, perché si pensa che siano problemi altrui o dei loro genitori. Un giovane che si realizza non porta orgoglio alla semplice famiglia naturale, ma anche alla comunità intera e  soprattutto alla città di Parma, per questo i servizi educativi devono essere in grado di intercettare i bisogni e i disagi di tutti i giovani, soprattutto perché vivendo un periodo delicato come quello adolescenziale, non devono venire lasciati a se stessi a compiere scelte sbagliate. Generalmente per loro l’ascensore sociale si ferma, perché non riescono ad accedere alle stesse opportunità che hanno i loro coetanei, per ignoranza e mancanza di strumenti  ed  è compito della scuola, che ha un enorme ed importante ruolo educativo e di formazione, individuarli e aiutarli nella loro crescita scolastica e a non farli disperdere. E’ necessario guardare verso modelli vincenti per cui un/una migrante non viva l’accettazione degli usi e costumi autoctoni come un minus, ma come  l’assorbimento e il mutamento della propria cultura. Fondamentale poi per una vera e reale integrazione per Parma non basta fermarsi alla superficie, pensando che questa possa essere semplificata nell’accettazione altrui della cultura occidentale perché una reale integrazione è la convergenza delle varie diversità. L’accoglienza e l’integrazione per la città di Parma potrà effettivamente concretizzarsi nel momento in cui queste sfide attuali avranno ricevuto adeguata risposta.