I quattro senatori capigruppo in Commissione giustizia del  Senato  non si sono sottratti alla discussione sull’”opera ciclopica della riforma della giustizia”, come l’ ha definita Giorgio Pagliari introducendo alcuni giorni fa  nell’ambito di “Betania online” la prima serata di confronto sul tema. Giuseppe Luigi Cucca (Italia Viva), Franco Mirabelli (PD), Simone Pillon (Lega) e Giacomo Caliendo (Forza Italia), coordinati dal Vicedirettore della Gazzetta di Parma Stefano Pileri, hanno raccolto in modo simile– sia pure con sfumature diverse –  le riflessioni introduttive di Giorgio Pagliari. “Il Recovery Fund  – ha esordito Pagliari – si deve incentrare, tra l’altro, sulla riforma della giustizia, di cui si discute da 30 anni: in realtà si è sinora  preferito disincentivare o rendere più difficile l’esperibilità dell’azione giurisdizionale piuttosto che affrontare “in radice” il problema dell’efficientamento del sistema. Chiarissima sul punto è la prof.ssa Marta Cartabia nelle “Linee programmatiche sulla giustizia” presentate  in questi giorni al Parlamento”. Pagliari ha introdotto almeno tre  nodi cruciali da affrontare: definire la scelta di fondo tra un sistema garantistico, quello costituzionalmente previsto, e un sistema giustizialista del quale sono stati introdotti troppi elementi nel nostro ordinamento. Elementi, che hanno causato distorsioni incostituzionali del sistema non solo e non tanto per i personaggi “pubblici”, ma nei confronti dei semplici cittadini, i più indifesi.  Poi, la necessaria  riforma del processo civile e di quello penale, dal punto di vista della celerità del processo (o giusto processo). Infine, la confusione legislativa, unita al caso del sistema sanzionatorio poco coordinato, con particolare riferimento al mai chiarito rapporto tra le sanzioni penali e quelle  amministrative. Da ultimo non per importanza, il tema della magistratura onoraria.

La discussione è stata estremamente ricca, a tratti anche inevitabilmente molto tecnica e difficilmente riassumibile in poche battute di articolo. Tuttavia i quattro capigruppo hanno colto  punto per punto le riflessioni introduttive, condividendo l’assunto che il sistema giustizia è malato e deve tornare a funzionare: la domanda di giustizia deve essere tempestivamente soddisfatta  Pillon ha sottolineato la prassi del “processo in edicola”, che causa sofferenze fisiche e psicologiche in chi lo subisce, trattandosi di vera e propria giustizia negata. Ha suggerito il recupero della dignità della figura dell’avvocato unita alla revisione della legge sulla responsabilità dei magistrati.   Caliendo condivide quest’ultimo aspetto e richiama la necessità di punire il magistrato nel caso di dolo e colpa grave nell’emissione della sentenza: la parte offesa deve sempre avere la possibilità di verificare la correttezza del comportamento del magistrato. Prendendo spunto dal recente libro di Palamara in cui appare un sistema  giustizia inaccettabilmente “condizionabile”, Caliendo si è soffermato  sul funzionamento attuale  del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) partendo  dalla propria esperienza quarantennale di magistrato, in cui non ha conosciuto le prassi oggi invalse  all’interno del CSM come ad esempio la decisione di gruppo.  Cucca ha ripreso il tema della necessità di riforma del CSM, che deve tornare ad essere l’indispensabile organo di controllo e garanzia, dando atto che a seguito del libro di Palamara tale necessità si è proposta in modo molto serio. Quella del CSM è la prima di varie riforme : necessarie, in particolare, quelle  sul processo penale e sul processo tributario (ora disastroso ed esempio di una giustizia anomala, con soggetti giudicanti non appartenenti alla magistratura per i primi due gradi di giudizio), alla luce delle quali ha riscontrato nella Ministra Cartabia la volontà di un cambio di passo, a cominciare dalla presa in carico delle condizioni di lavoro difficilissime degli operatori di giustizia. Così come con favore è stata accolta la disponibilità di  Cartabia sia a valutare ipotesi di depenalizzazione che ad un maggior ricorso ai riti alternativi o abbreviati, oltre  al mettere mano alla prescrizione sia pure legata alla diminuzione della durata processuale. Infatti vi è una pluralità di reati che hanno in sé  uno scarsissimo allarme sociale e le cui pene non vengono espiate.  Dagli ospiti sono state avanzate perplessità sul mutamento del ruolo  della  magistratura onoraria da eccezionale a regola, pur se tutti hanno riconosciuto l’esigenza di superare il caos attuale. Mirabelli ha evidenziato come l’attuale governo “di tregua”  crei  la condizione potenzialmente favorevole per interventi sulla giustizia, scevri da propaganda politica, unitamente all’utilizzo dei fondi del Recovery che potrebbero essere investiti opportunamente nella digitalizzazione. Certamente il breve tempo a disposizione del Governo richiede l’individuazione di priorità, come sottolineato dalla Ministra Cartabia, la quale ha invocato il recupero della centralità del Parlamento. Tuttavia la prescrizione, su cui è opportuno intervenire,  non deve essere intesa come soluzione processuale tout court: il “giusto processo” deve tendenzialmente terminare con sentenze; così come è necessaria e doverosa l’attenzione alla condizione carceraria, anche attraverso la destinazione dei nuovi fondi alla realizzazione di  spazi sì carcerari ma educativi, di socializzazione e di studio. Che fare e da dove iniziare? Per Pillon è necessario rivedere sia  la giustizia civile (in particolare il tribunale della famiglia),   che la tributaria (per sveltirne i tempi del processo) che quella delle esecuzioni civili ed immobiliari.  Caliendo ha posto come pre -requisito all’azione di Governo la domanda se le riforme che verranno approvate saranno applicate realmente: iniziare dalla copertura degli organici drammaticamente scoperti nei 50 uffici giudiziari presenti in Italia. E’ inoltre importante ridare centralità alla figura dell’avvocato quale garante della parità dei cittadini e della tutela dei loro diritti di fronte alla legge, che in realtà è un sistema assai complesso e difficilmente i aggredibile da chi non è preparato. Cucca ha sottolineato la necessità di riforma anche dei tribunali della famiglia, che devono essere autonomi rispetto al sistema dei tribunali ordinari; insistere sugli strumenti già esistenti quali l’arbitrato (che deve essere meglio regolamentato: giace in Senato  un DDL a firma Caliendo), la mediazione, la negoziazione assistita; ridurre i costi della giustizia sia per i cittadini che per le imprese (ricorrere al tribunale imprese ha costi elevatissimi). Per Mirabelli è altresì necessario puntare sulla condivisione di best practise, sull’implementazione del personale e sulla digitalizzazione L’avvocato Giuseppe Negri, responsabile Giustizia PD Parma, ha delineato un quadro parmigiano purtroppo in linea con quanto esposto dai Senatori, compreso il carico abnorme di lavoro sulla magistratura onoraria.

Le conclusioni di Pagliari sono nette benchè agrodolci: da una parte” dal libro di Palamara emerge l’idea che non ci si possa fidare del sistema giustizia, e ciò costituisce un enorme problema democratico, che richiede un deciso e radicale processo di riforma”.  Occorre poi ancorarsi alla Costituzione per condannare decisamente la presunzione di colpevolezza ed in molti casi  la “persecuzione” dell’indagato prima della sentenza, prassi al di fuori dei principi costituzionali. Bene, quindi,  l’attenzione della Ministra Cartabia sulla prescrizione penale, che tuttavia non è la risoluzione di tutti i problemi. Ha proseguito Pagliari: “ll tema di fondo è che il sistema giudiziario è inefficiente, e si cercano surrogati che cozzano con il diritto del cittadino ad agire in giudizio: occorre puntare su un sistema che funzioni, con l’obiettivo di realizzare un’efficienza oggi molto lontana”. Pagliari chiude con una punta di ottimismo:   “le riforme in tempi di instabilità politica  – afferma – sono più facilmente realizzabili di quando il sistema politico è stabile”: il tempo che il Governo ha davanti, seppur breve,  può rivelarsi prezioso.