Solo pochi mesi fa, a fine 2020, Conte (Giuseppe) festeggiava il suo terzo Capodanno a Palazzo Chigi, forte di sondaggi favorevoli e di una maggioranza parlamentare che, per quanto litigiosa e divisa, sembrava garantire solidità e durata al suo esecutivo. Negli stessi giorni Conte (Antonio) viveva invece un periodo particolarmente difficile, dopo l’eliminazione dell’Inter dalla Champions League (e da tutte le competizioni europee) e con un cammino non particolarmente brillante in campionato, tanto che quasi tutti prevedevano la fine della sua avventura in nerazzurro a fine stagione , se non addirittura prima. Sono passati solo 5 mesi, e la situazione, per i due Conte, si è completamente rovesciata: Giuseppe non è più Presidente del Consiglio e sta cercando faticosamente di ritagliarsi un nuovo ruolo politico di primo piano come leader dei 5 Stelle, impresa particolarmente complicata e difficile anche per la particolare “natura” giuridica e organizzativa del Movimento;  Antonio, invece, ha da poco vinto lo scudetto con diverse giornate di anticipo, consegnandolo all’Inter dopo 9 anni di dominio della Juventus, ed è osannato da giornalisti e addetti ai lavori (gli stessi che in precedenza  lo avevano aspramente criticato…).

In politica, e nello sport, non c’è niente di sicuro e di stabile, verrebbe da dire osservando gli altalenanti destini dei due Conte;  e infatti nulla  garantisce che, tra qualche mese, Giuseppe non sia di nuovo “sull’altare” o Antonio “nella polvere” – parole che rimandano appunto ad un grande personaggio della storia passato rapidamente dalla gloria alla disfatta. Anche perché la vittoria e la sconfitta dipendono spesso da eventi imprevedibili e incontrollabili, come la decisione di aprire la crisi di governo da parte del leader di un partito esiguo numericamente ma decisivo per garantire la maggioranza. Per non parlare del calcio, dove a volte basta un episodio –  un tiro che entra, o esce, per pochi centimetri – a cambiare l’esito non solo di una partita ma di un’intera stagione – senza parlare degli arbitri, altrimenti il discorso non finirebbe più….                           In questi giorni i sondaggi danno in forte ascesa un partito, divenuto in poco tempo –sempre in  base alle rilevazioni degli istituti demoscopici –   una della principali forze politiche grazie ad un’impetuosa ascesa nei consensi.  Ma, anche per frenare certe previsioni un po’ troppo frettolose sui futuri assetti del governo nazionale, è bene ricordare che la storia recente del nostro Paese ci ha ormai abituato, nel calcio come nella politica,  a personaggi saliti rapidamente alla ribalta e altrettanto velocemente avviati ad un precoce declino. Anche se non fanno Conte di cognome.