• La genesi del progetto di Ateneo

La genesi del Progetto Ambasciatori della legalità può essere individuata, sotto il profilo istituzionale, nel Protocollo d’intesa fra l’Ateneo di Parma e l’Autorità nazionale anticorruzione del 6 dicembre 2017, firmato dal dott. Raffaele Cantone, allora Presidente dell’Autorità Anticorruzione, e il Magnifico Rettore dell’Università di Parma in presenza della prof.ssa Ida Angela Nicotra, Ordinaria di diritto costituzionale presso l’Ateneo di Catania e già membro dell’Anac, in occasione della Giornata della trasparenza dell’Ateneo e delle aziende sanitarie di Parma di quell’anno.    Grazie alla firma di questo Protocollo, il nostro Ateneo si è qualificato come Ateneo della Legalità, improntando la propria azione ad uno sforzo e ad un impegno per la legalità concepita in senso non solo formale ma anche etico-sostanziale. Tale sforzo obbliga non solo l’Ateneo di Parma ma anche le aziende del servizio sanitario, che ne fanno parte, ad improntare la propria attività scientifica e professionale ai principi della legalità e dell’etica pubblica.   La scelta è stata quella di promuovere l’impegno e la sensibilità per la legalità dal basso, ossia anche a partire dai nostri studenti, oltre che dalla formazione all’etica pubblica del personale direttivo e dirigenziale; tali azioni rappresentano le principali priorità contemplate nel Protocollo. Rispetto all’ottenimento degli esiti attesi da queste azioni la strada è senz’altro molto lunga ma non del tutto priva di una possibile efficacia.    Come ha scritto infatti Gherardo Colombo per descrivere la difficoltà ma anche la sfida insita nell’impegno per la legalità: «se fossimo partiti vent’anni fa, non saremmo qui oggi a dover contrastare illegalità e corruzione». Come ha messo inoltre in luce il Capo dello Stato, Sergio Mattarella all’Inaugurazione dello IULM, il 27 febbraio 2019: «L’Italia ragioni in termini di decenni. L’amore per la cultura è amore per se stessi e per il futuro comune».    L’idea è stata quella di partire anzitutto dal protagonismo dei nostri studenti, inviati nelle scuole, dopo aver offerto loro una formazione qualificata, sia da parte dell’Ateneo sia da parte dei docenti dei loro Corsi di studio, per diffondere fra i ragazzi e le ragazze che frequentano le scuole superiori i valori della legalità e della Costituzione. L’iniziativa ha assunto un duplice pregio: 1) coltivare negli studenti le loro abilità trasversali e formare in loro stessi una coscienza civica attraverso la messa a disposizione delle proprie capacità e attitudini; 2) offrire un servizio qualificato alle scuole del territorio che potrebbe essere anche utile, in vista del colloquio di Maturità, per il profilo Cittadinanza e Costituzione.   Il Progetto Ambasciatori della Legalità può ricondursi, a sua volta, a livello nazionale, al Progetto Università per la legalità, scaturito dalla Call indetta dal Miur e dalla Fondazione Falcone, con il Consiglio nazionale degli studenti universitari e dalla Crui, in occasione del XXVII anniversario delle stragi di Capaci e di Via D’Amelio. Ad essa il nostro Ateneo ha partecipato per la prima volta nel 2018, con la manifestazione di interesse dell’Associazione Cortocircuito nella persona della studentessa Alessia Pellicciari. Quest’Associazione, attiva nell’organizzazione di oltre 290 Convegni e incontri pubblici presso Università e altri soggetti pubblici, ha presentato un progetto, definito come «Conoscere per riconoscere» che intende diffondere una maggiore consapevolezza su come riconoscere i fenomeni della penetrazione mafiosa, della corruzione e della presenza della criminalità organizzata nel Nord Italia e offrire gli strumenti per contrastarli attraverso l’organizzazione di uno specifico Corso di formazione ed iniziative di ricerca sul campo.   I risultati del Progetto sono stati raccolti in un Volume, curato dalla sottoscritta e dal prof. Giacomo Degli Antoni e edito per i tipi Atheneum, che è stato presentato il 12 aprile in Aula Magna alla presenza, oltre che dei curatori, del Magnifico Rettore, della prof.ssa Sara Rainieri, Pro Rettrice alla didattica, la prof.ssa Chiara Vernizzi, Delegata all’orientamento, della prof.ssa Veronica Valenti, vice Presidente del Comitato Unico di Garanzia e dal Consigliere comunale Leonardo Spadi, incaricato delle politiche studentesche.

  • La nascita dell’Osservatorio permanente della legalità.

Strettamente connessa all’iniziativa del Corso di formazione è la creazione, presso l’Ateneo di Parma, di un Osservatorio Permanente della Legalità sui fenomeni mafiosi e corruttivi promosso dall’Università di Parma che si prefigge lo scopo di studiare i fenomeni mafiosi e corruttivi nell’ambito imprenditoriale, che è il medesimo tema che viene approfondito nelle iniziative del corso di formazione. L’obiettivo è quello di promuovere buone prassi amministrative in tema di prevenzione e di contrasto alla criminalità organizzata, della corruzione e del riciclaggio, valorizzando le innovative previsioni contenute nel Testo Unico Legalità della Regione Emilia-Romagna (legge regionale n. 18 del 2016) e mediante l’utilizzo delle discipline e delle iniziative europee che possano avere una ricaduta nel contesto regionale emiliano-romagnolo. Lo scopo è quello di diffondere comportamenti di prevenzione in relazione al rischio di permeabilità mafiosa delle imprese, ad esempio individuando dei fattori indice dai quali sia possibile ravvisare elementi di rischi di condizionamento mafioso, anche attraverso l’utilizzo delle fonti open source. Un altro tema è quello della Procura europea (European Public Prosecutor’s Office) che nei prossimi anni avrà i propri uffici anche in Emilia Romagna (sulla base dell’autorevole parere del Csm in attuazione del Regolamento Ue 2017/1939).    Lo scopo principale dell’Osservatorio di Parma sarà l’analisi e lo studio della criminalità mafiosa economica ed imprenditoriale, la criminalità organizzata transnazionale, la prevenzione e il contrasto alla corruzione. Inoltre, l’Osservatorio potrà godere anche delle numerose relazioni che l’associazione Cortocircuito da anni intrattiene, su questi temi, con molte altre Università italiane e con i massimi esperti della materia. Su tale versante sono state organizzate Giornate formative presso le principali istituzioni e sugli strumenti europei diretti a contrastare la diffusione della criminalità mafiosa.   Riteniamo che ci sia bisogno di instaurare un metodo di ricerca sui fenomeni mafiosi, che affronti la criminalità organizzata imprenditoriale, coinvolgendo i futuri professionisti e fornendo loro delle linee guida.  È quindi di fondamentale importanza che le Università pongano al centro della loro attenzione questa tematica, e possano formare la futura classe dirigente e imprenditoriale affinché sia in grado di riconoscere e di contrastare i fenomeni mafiosi e corruttivi.

  • L’istruzione come vettore della lotta all’illegalità.

L’iniziativa dell’Ateneo di Parma sugli Ambasciatori della legalità scaturisce, a sua volta, dalla sottoscrizione, a livello nazionale, nel 2016, del «Protocollo d’intesa per la Sensibilizzazione e la formazione del mondo accademico per promuovere la cultura della memoria, dell’impegno e della legalità». L’obiettivo fondamentale è quello di promuovere, sulla base dei valori della Costituzione italiana, la cultura della memoria, dell’impegno e della legalità attraverso un percorso di sensibilizzazione e di formazione del mondo accademico nel rispetto dell’autonomia dei singoli Atenei italiani.   Nel ricordo delle stragi in cui persero la vita Paolo Borsellino, Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli agenti delle rispettive scorte, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro, Vito Schifani e Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Vincenzo Li Muli, Emanuela Loi, Claudio Traina, a Genova, il 2 maggio 2019 è avvenuto un momento di condivisione e scambio delle proprie iniziative da parte delle diverse delegazioni studentesche.    Sempre a Genova è stata aperta all’adesione delle delegazioni universitarie la Carta dell’impegno alla legalità per gli studenti universitari che è un insieme di principi e di valori che dovrebbero essere fonte d’ispirazione per il concreto agire degli studenti nella lotta contro ogni forma di criminalità, elaborata dagli studenti dell’Università di Palermo e siglata dalle rappresentanze di tutti quelli intervenuti alle diverse manifestazioni.   Mi pare che il profilo più interessante di questo Progetto sia la relazione stretta che si instaura fra formazione e ricerca, missioni fondamentali degli Atenei e, al tempo stesso, il contrasto alla mafia e all’illegalità. La mafia ha infatti osteggiato fortemente chiunque promuovesse l’istruzione nei territori dove aveva assunto la piena gestione delle risorse umane.   A tal proposito il giudice Antonino Caponnetto disse: «la mafia teme la scuola più della giustizia. L’istruzione toglie l’erba sotto i piedi della cultura mafiosa».Una dimostrazione nei fatti della correlazione fra istruzione e contrasto alla criminalità è offerta dagli esemplari vita e martirio di Padre Pino Puglisi che sosteneva: «L’ignoranza conviene a chi vuole che l’illegalità continui». Per questo don Pino ha lottato per la creazione di una scuola media, la prima per il quartiere di Brancaccio, in quanto intravedeva in tale iniziativa un mezzo di contrasto in radice alla diffusione della criminalità mafiosa.    Nelle periferie dimenticate della città, l’oppressiva presenza della criminalità organizzata rendeva i ragazzini che non frequentavano la scuola facile preda dei clan e forniva loro manovalanza per le attività illecite. Padre Puglisi lamentava alle istituzioni la diffusione dell’analfabetismo e il mancato conseguimento, da parte di molti giovani, della licenza elementare e media inferiore.   Cosi i ragazzi, negli orari scolastici, stavano nelle strade e divenivano manovalanza per la criminalità organizzata. Le denunce di don Pino sono state causa del suo martirio, nel lontano 15 settembre 1993. Oggi tuttavia il Brancaccio ha una sua scuola media, inaugurata nel 2000 dal Presidente della Pubblica Carlo Azeglio Ciampi e intitolata a Padre Puglisi.