«Organizzare la speranza », questa «bella» espressione coniata dal compianto vescovo Tonino Bello, è «una dinamica che oggi ci chiede la Chiesa». Lo ha detto papa Francesco nel corso della Messa celebrata domenica 14 novembre in San Pietro per la quinta Giornata mondiale dei poveri. «Se la nostra speranza – ha spiegato il Pontefice – non si traduce in scelte e gesti concreti di attenzione, giustizia, solidarietà, cura della casa comune, le sofferenze dei poveri non potranno essere sollevate, l’economia dello scarto che li costringe a vivere ai margini non potrà essere convertita, le loro attese non potranno rifiorire ». Organizzare la speranza vuol dire insomma «tradurla in vita concreta ogni giorno», nei rapporti umani e anche «nell’impegno sociale e politico» Il richiamo a don Tonino è arrivato nella parte dell’omelia in cui Francesco ha richiamato i cristiani a «nutrire la speranza di domani risanando il dolore di oggi». Il Papa ha rimarcato che per essere «costruttori di speranza» bisogna essere «testimoni di compassione». E  la parola che fa germogliare la speranza nel mondo è la «tenerezza». Ci vuole la «compassione che ti porta alla tenerezza».L’invito a mettere al centro della vita sociale ed ecclesiale i poveri era stato approfondito nel “Messaggio” del Papa “I poveri li avrete sempre fra voi” (Mc.14,7) Il volto di Dio che Egli rivela, infatti, è quello di un Padre per i poveri e vicino ai poveri. Tutta l’opera di Gesù afferma che la povertà non è frutto di fatalità, ma segno concreto della sua presenza in mezzo a noi. Non lo troviamo quando e dove vogliamo, ma lo riconosciamo nella vita dei poveri, nella loro sofferenza e indigenza, nelle condizioni a volte disumane in cui sono costretti a vivere. Non mi stanco di ripetere che i poveri sono veri evangelizzatori perché sono stati i primi ad essere evangelizzati e chiamati a condividere la beatitudine del Signore e il suo Regno (cfr Mt 5,3)..Il nostro impegno non consiste esclusivamente in azioni o in programmi di promozione e assistenza; quello che lo Spirito mette in moto non è un eccesso di attivismo, ma prima di tutto un’attenzione rivolta all’altro considerandolo come un’unica cosa con sé stesso. Questa attenzione d’amore è l’inizio di una vera preoccupazione per la sua persona e a partire da essa desidero cercare effettivamente il suo bene».

Anche nella Chiesa di Parma la Consulta degli enti caritativi e in particolare la Caritas, la Comunità di S.Egidio e la San Vincenzo de Paoli, in preparazione alla Giornata mondiale dei poveri, hanno organizzato un incontro eucaristico nella chiesa dell’Annunziata in cui sono confluiti, da punti significativi come la Mensa della Caritas, la chiesa di Santa Caterina e piazza Duomo, i volontari delle associazioni ma anche le persone bisognose che sono  seguite in un rapporto di ascolto e condivisione. Un incontro per dire soprattutto “grazie”, che il Vescovo Enrico ha ricambiato nella sua omelia. Così oltre ai simboli portati di una coperta, di un bastone (come sostegno) scarpe logore, catino e grembiule il Vescovo nel riconoscere con umiltà la sua responsabilità e gratitudine si è chinato per baciare i piedi del Parroco don Andrea, in rappresentanza di tutti i presenti.

Sono tante le associazioni che in forme diverse ma sempre appropriate a Parma si impegnano in progetti di solidarietà e carità verso i più bisognosi. Partendo dalla Società di San Vincenzo de Paoli, la più antica, istituita a Parma nel 1854 ha portato e continua a portare  il suo aiuto ai bisognosi, restando sempre  fedele allo stile “vincenziano” sia al tempo del ducato, dell’Unità d’Italia, ai tempi bui del fascismo e della guerra. Ancora oggi le Conferenze di San Vincenzo sono  presenti in  6 parrocchie e hanno dovuto confrontarsi con un evento, la pandemia, superiore apparentemente alle loro forze;  ma dopo un anno e mezzo si può dire che l’impegno dei confratelli vincenziani non sia mai venuto meno, Il virus non ha soltanto messo in difficoltà l’attività caritativa, ha minato le basi dei valori che derivano dal fondatore il beato Federico Ozanam: la condivisione, la collegialità nel prendere decisioni. Le Conferenze si ritrovano periodicamente per trarre stimolo per la propria attività caritativa, meditando sul Vangelo della Domenica, guidati da un assistente spirituale. Si è palesata la necessità di trovare nuova linfa, attraverso il coinvolgimento dei più giovani, delle famiglie che desiderano essere protagoniste e responsabili del bene altrui. Spesso si parla di aiuti alla sussistenza. Alle persone, alle famiglie vengono dati gli alimenti, a volte viene dato un sostegno economico. Quando  si è cercato di porsi obiettivi che andassero oltre la sussistenza e si è pensato a  piccoli progetti di autonomia o di affrancamento, con la ricerca di un lavoro, di un alloggio, attraverso il recupero della fiducia nelle proprie capacità, si sono ottenuti risultati significativi.

Sicuramente le testimonianze a riguardo non sono tantissime, ma quelle poche invitano  a continuare su questa strada. Presso altre altre realtà vincenziane in Italia da diverso tempo si fa esperienza di Conferenze Famiglia, ovvero tutta la famiglia viene coinvolta, ognuno per l’età e le possibilità che ha, ad aiutare altre famiglie in situazione di bisogno, gli aiuti non sono solo di carattere economico o alimentare, ma le famiglie in difficoltà vengono seguite e accompagnate anche nell’affrontare problemi di tipo burocratico, dove ci sono figli in età scolare se c’è necessità viene preso  in considerazione anche questo ambito. Da racconti di esperienze a riguardo non sono stati rari gli episodi di famiglie che da aiutate sono divenute aiutanti, offrendo le proprie capacità per il bene della comunità. Le Conferenze di Parma si confrontano settimanalmente non solo con situazioni di povertà assoluta, ma spesso con situazioni di povertà relativa come il padre separato che fatica ad arrivare alla fine del mese o la madre che con un lavoro part-time  pone sulle proprie spalle tutta la famiglia

La visita alle famiglie o l’accoglienza presso i punti di distribuzione degli alimenti appresentano una possibilità di porsi in ascolto dell’altro, sono una via per comprendere le necessità,  le paure, ma soprattutto i desideri. Dopo aver ascoltato il report sulla povertà a Parma grandi sono le preoccupazioni su quale risposta riusciremo a dare a chi busserà alla nostra porta chiedendo aiuto e speranza, e soprattutto come dice la nostra preghiera, ad accorgersi anche degli “invisibili, di coloro che per vergogna, orgoglio o mancanza di fiducia non bussano a nessuna porta.